ELEZIONI SLOVACCHIA /3: I temi della battaglia politica

Continua la copertura di East Journal sulle elezioni che si terranno in Slovacchia il prossimo 5 marzo. Dopo aver visto i protagonisti di questa importante tornata elettorale, andiamo ora a scoprire quali sono i principali temi interni su cui lo Smer-SD del premier uscente Robert Fico si giocherà la conclamata riconferma, e su quali potrebbe perdere voti essenziali per riconquistare la maggioranza assoluta.

Dal lato economico, Fico può far leva su dati positivi, confermati anche dall’ultimo report della Commissione Europea. L’economia slovacca è molto lontana dai fasti di metà anni 2000, quando il PIL raggiungeva picchi di crescita dell’8-10%, ma il segno positivo è rimasto tale, assestandosi nel 2015 sul +3% (il doppio rispetto alla media dell’Eurozona). La disoccupazione ha mostrato una decrescita sostenuta, e si prevede che per il 2017 possa scendere sotto lo storico scoglio del 10%. A trascinare il PIL è stato il settore manifatturiero, con la produzione automobilistica sugli scudi, ed un ottimo livello di investimenti diretti esteri, sostenuti da convenienti incentivi statali. Questi ultimi hanno permesso l’approdo in Slovacchia di importanti aziende straniere, tra cui la Jaguar Land Rover, che ha firmato nel 2015 un piano d’investimenti per 1 miliardo di sterline, e la RKN Global Europe (produttrice delle carte Visa e MasterCard), che nel 2016 dovrebbe aprire un impianto a Banská Bystrica, con un piano di assunzioni che coinvolgerebbe 1.200 persone.

Venendo alle politiche sociali, lo Smer-SD può annoverare nel suo ultimo quinquennio nuovi pacchetti di sussidi elargiti alle donne in maternità e alle famiglie con bambini, il taglio dell’IVA per latte, pane e carne, e la concessione dell’utilizzo gratuito dei treni per pensionati e studenti. Queste misure sono state particolarmente apprezzate da ampi strati della popolazione, ma non possono cancellare le ultime tensioni legate all’istruzione e alla sanità pubblica.
Per quanto riguarda la prima, sono solo di un mese fa le vibranti proteste degli insegnanti slovacchi che, stando agli ultimi dati OCSE, risultano tra i meno pagati dell’area (997€ lordi al mese). Quello che chiedono i docenti è un aumento dello stipendio di 140€, e una riforma del sistema scolastico che alzi il budget allocato all’istruzione, facendolo passare dal 4,4% del PIL nazionale alla media OCSE del 6,1%.
Rispetto alla sanità, invece, vige ancora nella memoria slovacca lo scandalo che nel 2014 portò alle dimissioni forzate del Ministro della Sanità Martin Senčák. Il caso fu sollevato dalla scoperta che l’ospedale di Piešťany comprava materiale sanitario ad un prezzo superiore a quello previsto per le strutture ospedaliere pubbliche, grazie ad uno scambio di favori che coinvolgeva l’azienda produttrice, i vertici dell’ospedale (esponenti dello Smer-SD) e Pavol Paška, noto portavoce parlamentare. Lo scandalo si estese a dimensioni nazionali, portando alla luce un sistema di corruzione collaudato tra esponenti più o meno conosciuti dello Smer-SD.
Nonostante il governo si sia prodigato a compiere una pulizia radicale delle cariche toccate dallo scandalo sanità, è emerso un sistema clientelare diffuso in cui il partito di Fico agisce come una cupola, sfruttando il piazzamento di esponenti e simpatizzanti dello Smer in quasi tutti i ruoli chiave del paese. Sul tema della corruzione e dell’affarismo politico il nuovo partito #SIEŤ, dato dagli ultimi sondaggi al 14,5%, ha impostato la sua intera campagna elettorale, e potrebbe obiettivamente giocarsi moltissimo in termini di seggi da conquistare.

La questione che, però, muoverà più delle altre l’ago della bilancia elettorale sarà sicuramente quella dell’immigrazione. Dopo aver intrapreso un braccio di ferro con la Commissione sul sistema delle quote, il premier ha rincarato la dose annunciando controlli serrati per tutti i cittadini musulmani presenti in Slovacchia, affinché si possa prevenire la creazione di grandi comunità musulmane nel paese. L’atteggiamento di Fico sembra comunque essere mosso più da uno spirito populistico che realista. In Slovacchia il problema immigrazione non è di certo un’emergenza, e men che meno riguarda la comunità musulmana. Al momento, i dati ufficiali contano solo 5.000 persone di fede musulmana regolarmente registrate, ed il sistema delle quote richiederebbe a Bratislava l’apertura dei confini per soli 803 rifugiati. Tuttavia, strategicamente, la retorica nazionalista e xenofoba di Fico è apparsa estremamente gradita all’elettorato, che nei sondaggi ha riportato in auge l’indice di gradimento per lo Smer-SD (attorno al 40%, dopo una caduta ai minimi, al 33%, nel giugno 2015). Conscio del comune sentore della popolazione, il premier uscente ha cercato di battere il più possibile su questo tema, sapendo di non avere nessuna forza capace di contrastarlo, tanto sul piano etico quanto su quello programmatico, né a destra, né a sinistra.

Chi è Vittorio Giorgetti

Laureato in Relazioni Internazionali e Studi Europei all'Università di Firenze con una tesi sul rapporto odierno tra i Balcani Occidentali e l'Unione Europea. Dopo due brevi collaborazioni con l'Institute of International Relations di Praga e lo European University Institute di Firenze, attualmente si occupa di europrogettazione e cooperazione e sviluppo. Parla inglese, spagnolo e francese.

Leggi anche

SLOVACCHIA: Le sfide della nuova presidenza

La nuova presidente Zuzana Čaputová ha davanti a sé importanti e complesse sfide. La sua affermazione ha suscitato speranze di cambiamento tra la popolazione slovacca e nei paesi vicini. L’esponente progressista potrà soddisfare le aspettative soltanto con un progetto di portata europea.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: