ELEZIONI SLOVACCHIA /2: Chi è Robert Fico, l’Orbán slovacco

Il mandato del presidente del consiglio Robert Fico si avvia in queste settimane alla naturale conclusione della legislatura dopo quattro anni di governo. Questo è il secondo mandato del premier slovacco: il primo si è collocato tra il 2006 e il 2010, col supporto degli alleati di governo, il Partito Nazionale Slovacco (Slovenská národná strana, SNS), e il Partito Popolare – Movimento per una Slovacchia Democratica (L’udová strana – Hnutie za demokratické Slovensko, L’S-HZDS).

Robert Fico, classe 1964, è nato da una famiglia operaia di Topolcany. Si è fatto le ossa come avvocato nella Cecoslovacchia comunista e si è unito al Partito solo nel 1987. Dopo la Rivoluzione di Velluto del 1989 è entrato nel Partito della Sinistra Democratica (Sdl) e dal 1994 al 2000 ha rappresentato il suo paese alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Nel 1999 ha fondato il partito social-democratico Smer-SD (Smer–sociálna demokracia). Il suo partito è sempre stato difficile da collocare in virtù dell’espressa volontà del leader di non caratterizzarlo ideologicamente: “La Slovacchia non ha bisogno di politiche di sinistra o di destra, ma di una politica in grado di risolvere i problemi”, ha dichiarato Fico nel 2000. Ciononostante ha conquistato un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico per le sue critiche alle riforme attuate dai governi di centrodestra di Mikulas Dzurinda.
Nel 2006 ha vinto le elezioni proponendosi come un socialista europeo contrario alle politiche di austerity, ma nonostante le promesse si è alleato con partiti di destra attuando politiche controverse, soprattutto nel sociale.

Nel 2012, la vittoria dello Smer-SD è stata schiacciante, tale da garantire al solo partito di Robert Fico la maggioranza assoluta in Parlamento e la possibilità di costituire un governo monocolore.
L’exploit di Smer-SD è nato dalla dimostrazione dell’incapacità dei partiti di destra di costituire un governo forte, e dallo scandalo di tangenti che ha investito gran parte dei partiti di governo. Infatti, nel 2011 il governo di destra guidato da Iveta Radičová è caduto sul mancato sostegno all’ampliamento del fondo europeo salva Stati, costringendo la Slovacchia a elezioni anticipate. Ciononostante la campagna elettorale e l’attenzione dell’opinione pubblica sono gravitate attorno allo scandalo del “Gorilla”, un rapporto dei servizi segreti slovacchi (Sis) sui legami tra il mondo degli affari e la politica. Questa vicenda ha da un lato allontanato gli elettori, soprattutto di destra, diminuendo l’affluenza alle urne, e dall’altro spinto a una proliferazione di nuovi partiti che non sono comunque stati in grado di ottenere risultati rilevanti alle elezioni.

Nell’aprile 2012 Robert Fico ha dunque inaugurato il suo governo con le migliori delle premesse: la maggioranza assoluta gli garantiva libertà di azione; l’assenza di alleati scomodi allontanava gli scomodi dibattiti ideologici interni al governo; il deludente risultato delle opposizioni al governo e gli scandali che le avevano investite rendeva difficile fare peggio.

Ciononostante il secondo mandato di Fico non è stato all’altezza delle aspettative, riconfermando le brutte abitudini dei leader populisti. Da tempo in Europa si tendeva a paragonare Fico a Viktor Orbán, il premier ungherese a capo del partito di centro-destra FIDESZ. Il motivo più recente del parallelismo sta nel rifiuto da parte di entrambi i leader all’iniziativa europea per la redistribuzione dei migranti, sostenendo che questo avrebbe generato un corto-circuito culturale nei rispettivi paesi. Non solo, vistosi costretto ad accogliere i migranti, Fico ha chiesto che fossero cristiani perché: “in Slovacchia non abbiamo moschee”. Queste uscite gli sono valse la seconda sospensione dal Partito Socialista Europeo. La prima era occorsa tra il 2006 e il 2008 per l’alleanza di governo con i partiti di ultra-nazionalisti.
Sotto i governi di Fico le politiche di integrazione si sono rivelate fallimentari e sono aumentate le tendenze all’isolamento delle minoranze più rilevanti del paese, quella ungherese e quella rom. Recentemente il deterioramento dei rapporti è stato tale da spingere l’Unione Europea a condurre un’indagine in merito.
Inoltre, il premier non si è tenuto lontano dagli scandali, ammettendo nel 2014 di essere amico di Miroslav Výboh, trafficante d’armi al centro di un intricato caso di corruzione, e che la stampa slovacca aveva ribattezzato “il mecenate dello Smer”.
Da anni a questa parte la Slovacchia sembra non riuscire ad uscire dal circolo vizioso degli scandali e del populismo. Resta da vedere se le vicine elezioni determineranno una svolta o riconfermeranno questa tendenza.

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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