UNGHERIA: Szijjarto contro la Grecia. “Non ci protegge dai migranti”

La scorsa settimana, in un incontro fra omologhi tenutosi ad Amsterdam, Peter Szijjarto, ministro degli esteri ungherese, ha affermato che «la frontiera meridionale dell’Area Schengen non è protetta e se la Grecia non è pronta o non è in grado di proteggere l’area Schengen e non accetta assistenza, la UE deve avere un’altra linea di difesa, che ovviamente è in Macedonia e Bulgaria».

L’attacco rivolto da Szijjarto sia all’amministrazione greca che all’establishment di Bruxelles e condotto nella cornice della seconda giornata del consiglio informale UE sugli esteri, dedicata alla crisi dell’immigrazione, è poi continuato con la considerazione secondo cui la UE sia ormai senza difese, sul fronte meridionale, e che – sfruttando questa debolezza – «migliaia di migranti irregolari entrano ogni giorno nel territorio dell’Unione Europea»; in conclusione, Szijjarto ha poi sostenuto quanto sia «frustrante che tutti parlino di protezione della frontiera esterna e poi non accade nulla: questa cosa deve finire» e che «bisogna tributare rispetto e fornire aiuto alla Macedonia che ha fatto molto per proteggere l’area Schengen e la UE senza fare parte di nessuna delle due».

La situazione in Macedonia

Secondo quanto riportato dalle autorità macedoni, fra la fine di novembre e l’inizio di febbraio, sono stati oltre 20.000 i migranti fermati mentre erano in procinto di entrare irregolarmente nel paese; per quanto riguarda il flusso di migranti regolari, invece, le stesse autorità riportano che nel solo mese di gennaio 2016, si sono registrati oltre 38.000 ingressi.

Nel frattempo, la Macedonia ha avviato i lavori di installazione del proprio sistema di barriere metalliche (eretto, sull’esempio ungherese, lo scorso novembre) poste al confine con la Grecia, per un totale di 37 chilometri di lunghezza, posti a distanza di 5 metri dalle precedenti recinzioni.

La zona frontaliera fra i due paesi è un punto cruciale per il passaggio dei migranti che, percorrendo la rotta balcanica, desiderano raggiungere i paesi dell’Europa continentale e quelli scandinavi. Nel frattempo, l’accesso nel paese è garantito solo per i rifugiati provenienti da zone di guerra come Siria, Afghanistan e Iraq e intenzionati a recarsi in Austria e Germania; il transito dei cosiddetti “migranti economici”, invece, è stato sospeso a tempo indeterminato.

Il sostegno di Budapest a Sofia

Il Consiglio Europeo per i capi di Stato e di governo della scorsa settimana, fra i cui temi di discussione vi era proprio la crisi migratoria, è stato dominato dalla tensione, soprattutto in merito alla questione dei richiedenti asilo. La Slovenia, ad esempio, ha affermato che anch’essa adotterà misure restrittive per gli accessi nel paese, come già fatto dall’Austria – Vienna ha fatto sapere che il Paese accoglierà non più di 80 richiedenti asilo al giorno, dopodiché i confini verranno sigillati. Stesso discorso per la Macedonia. Tra gli immediati effetti di questa fattispecie, c’è il rischio di una vera e propria crisi umanitaria lungo la rotta balcanica, specie in Grecia. Pertanto, il Consiglio Europeo ha ritenuto «necessario dotare l’UE della capacità di fornire aiuti umanitari a livello interno, in cooperazione con organizzazioni come l’UNHCR, per sostenere i paesi che fanno fronte a un elevato numero di rifugiati e migranti».

Per Boyko Borissov, invece, Primo Ministro bulgaro, sarebbe la Bulgaria, fra i paesi candidati e qualificati per l’ottenimento dello status di paese membro dell’Area Schengen (insieme alla Romania), a meglio proteggere il confine meridionale della comunità europea. Una teoria che trova sostegno anche nelle parole del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán il quale ha recentemente affermato che proprio la Bulgaria, per i numerosi sforzi compiuti a tutela dei confini esterni dell’area UE, dovrebbe esser ricompensata con l’immediata concessione dello status di membro dell’Area Schengen. Sempre Orbán, il 22 gennaio scorso, aveva inoltre affermato che proprio la Bulgaria e la Macedonia avrebbero dovuto innalzare una barriera in filo spinato lungo i propri confini con la Grecia, allo stesso modo di come la Bulgaria aveva innalzato una propria recinzione lungo la frontiera con la Turchia.

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