POLONIA: Da star a pecora nera?

Da paese in galoppante ascesa economica a pecora nera: la Polonia in pochi mesi si è guadagnata una reputazione meno nobile che l’ha costretta a presentarsi al banco europeo degli imputati poco più di due settimane fa. Dopo l’avvio della “procedura pre-articolo 7” da parte della Commissione, il Parlamento Europeo ha discusso sullo stato di salute della sua democrazia dopo gli allarmi scattati per via della riforma costituzionale e della nuova legge sui media. Il governo non ha certo gioito ma nemmeno Donald Tusk, presidente del Consiglio dell’Unione ed ex premier per Piattaforma Civica, ha espresso entusiasmo per la mossa in casa UE. Tuttavia i toni sembrano ora un po’ più distesi e la plenaria in Parlamento non è stata poi così accesa, salvo alcuni picchi.

La prima a dimostrasi pacata è stata proprio Beata Szydło, attuale primo ministro, che ha subito cercato di “dissipare i dubbi sulle riforme in Polonia”. Rassicurante ha dichiarato: “Perché le facciamo? I cittadini hanno deciso di avere un cambiamento. Il patto tra noi e i polacchi ci porta a rispettare le promesse, la legge e i trattati dell’UE. Non capisco perché si spendano energie per parlare di Polonia. Ci sono tanti problemi in Europa, ovunque”. Insomma, niente di male sotto il cielo di Varsavia dichiara il governo. Quasi che le proteste e i timori siano frutto di una psicosi generale o di un’Europa pronta a puntare il dito quando si parla di un paese dell’est – e questo è anche un po’ vero – quasi avessero un peccato originale che fa trasalire quando qualcosa non rientra nello schema mentale dell’ovest. “La legge sui media è stata approvata sulla base degli stessi principi di quella italiana” afferma la Szydło in un altro passaggio durante il dibattito. E poi perché, ai tempi, non si è riservato lo stesso trattamento all’Ungheria di Orbán? Alcuni analisti pensano che la procedura possa essere così controproducente da costringere Diritto e Giustizia ad un arroccamento, altri che è un modo non aggressivo per fare pressioni sulla Polonia prima che la situazione diventi ingestibile e si arrivi al contagio.

E se il governo non dovesse piegarsi? Questo lo si vedrà in futuro. La procedura avviata è meccanicamente lenta e siamo ancora alla prima fase, quella in cui si raccolgono informazioni e si dialoga con la controparte. Solo dopo aver rilevato minacce allo stato di diritto la Commissione potrà formulare delle raccomandazioni, e solo nel caso in cui queste non troveranno ascolto si arriverà ad utilizzare l’articolo 7. Di fatto ne passerà di acqua sotto ai ponti e le speculazioni su un eventuale veto ungherese (le sanzioni contemplate dall’articolo devono essere approvate all’unanimità) le lasciamo per tempi più caldi, sperando che non ce ne sia bisogno. Pensiamo a ciò che è in corso, ad esempio allo studio della Commissione di Venezia, organismo del Consiglio d’Europa specializzato in questioni costituzionali. Il ministro degli Esteri Witold Waszczykowski aveva chiesto a dicembre un parere sugli emendamenti da poco varati e nella prima decade di febbraio alcuni delegati visiteranno Varsavia prima del parere previsto per metà marzo.

Intanto su un altro fronte si riaccende la protesta. Questa volta il fuoco è stato appiccato dalla misure di sorveglianza in ambito telefonico e digitale che per i critici vanno a discapito della privacy dei cittadini. In attesa dell’approvazione da parte del senato e della firma del presidente Duda, il Comitato per la Difesa della Democrazia (KOD) ha organizzato e guidato un’altra ondata di proteste in tutto il paese sabato 23. Nel frattempo anche il mondo finanziario manda i suoi segnali e Standard & Poor’s, tra le prime agenzie di rating al mondo, ha declassato la Polonia a BBB+ rispetto all’A- di partenza. Segnali scoraggianti anche da Freedom House che ha inserito la Polonia tra “i paesi da osservare nel 2016” per il tentativo del governo di minare le istituzioni chiave.

In questa delicata fase politica l’opposizione cerca la rimonta. Se il partito Nowoczesna di Ryszard Petru continua l’ascesa mantenendosi a pochissima distanza da Diritto e Giustizia, Piattaforma Civica cerca di riprendersi dalla sconfitta e di seguire un nuovo corso con il nuovo leader Grzegorz Schetyna, ex ministro degli Esteri, che già apre a un riavvicinamento alla Chiesa. Molto lavoro resta da fare per l’Alleanza della Sinistra Democratica che, rimasta senza seggi alle ultime elezioni, deve riacquistare il consenso e per farlo nei giorni scorso ha scelto come nuova guida Włodzimierz Czarzasty.

Foto: Janek-Skarzynski, AFP, Getty

Chi è Paola Di Marzo

Nata nel 1989 in Sicilia, ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà "R. Ruffilli" di Forlì. Si è appassionata alla Polonia dopo un soggiorno di studio a Varsavia ma guarda con interesse all'intera area del Visegrád. Per East Journal scrive di argomenti polacchi.

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2 commenti

  1. Carissima Paola Di Marzo,sono un italiano di Meldola che non vede l’ora di emigrare nella democratica Polonia. Li,al contrario dell’Italia,il governo ed il presidente sono stati eletti democraticamente !!!!! Ed ora,poiche’ ha vinto ilPiS,cio’ non va bene alla Germania della Merkel che vede i suoi interessi in Polonia minacciati !!!!!! In Italia abbiamo dal 2011 governi voluti dai golpisti dellaUE ,altro che democrazia minacciata in Polonia !!!! Possibile che non ci accorgiamo che siamo nelle mani della dittatura UE Merkel-Holland ??? A loro ha fatto comodo riversare sugli altri paesi l’unificazione delle due germanie che li ha resi grandi coi nostri soldi ed ora dettano legge su tutto…dobbiamo avere i governi che vogliono loro, mangiare come vogliono,vivere secondo loro dettame….ma che si fottano !! (Mi scuso,ma ad un certo punto la pazienza scappa!! . Secondo loro non facciamo bene i compiti, siamo pecore nere per via degli immigrati…..ma cavolo li incitano loro a venire in europa!!!! Ma sono scemi o ci fanno ????? Non e’ giunto il momento di ribellarsi a tali dittatori mentecatti?????

    • Sono na polacca e secondo me Lei ha ragione. Vorrei solo aggungere che il PiS ha vinto nonostante fatto che l’80% dei giornali polacchi locali sono nelle mani dei tedeschi!!!
      Saluto cordialmente.

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