CALCIO: Conti bloccati e niente donne, cosa succede al calcio in Iran

Dall’isolamento internazionale al successo sul campo di calcio: è questa la storia della nazionale di calcio iraniana, in corsa per un posto per la Coppa del Mondo 2018. L’Iran si era qualificato alla sua prima Coppa del Mondo nel 1978, alla vigilia della Rivoluzione Islamica che depose lo scià Mohamed Reza Pahlavi instaurando il regime integralista dell’ayatollah Khomeini. A partire dal 1998, però, l’Iran si è già qualificato tre volte alla Coppa del Mondo, e sembra ben avviato per ottenere per la prima volta nella sua storia una seconda qualificazione consecutiva: primo nel girone D asiatico a due gare dalla fine del turno, con tre punti di vantaggio sull’Oman e quattro su un sorprendente Turkmenistan.

Risultati rincuoranti per una squadra che al Mondiale brasiliano si è dovuta accontentare di un solo punto (un pareggio a reti bianche contro la Nigeria), ma ha soprattutto dovuto affrontare le ristrettezze finanziarie dovute alla situazione politica del paese. Il problema della nazionale iraniana risiedeva soprattutto nel blocco dei conti bancari del paese dovuto all’isolamento internazionale e alle sanzioni imposte dalla comunità internazionale. I recenti accordi per limitare il programma nucleare iraniano a fronte del sollevamento di alcune delle sanzioni permetterebbero di sbloccare i fondi della federcalcio congelati all’estero, tra cui almeno 10 milioni di dollari da parte della FIFA come premio per aver raggiunto la Coppa del Mondo 2014. Una situazione che impediva alla squadra di ricevere soldi dai suoi sponsor stranieri, rendeva difficoltosa l’organizzazione di amichevoli internazionali e ostacolava l’ingaggio di allenatori stranieri da parte delle squadre di club.

Se le problematiche economiche sono in fase di risoluzione, restano ancora aperte questioni come quella relativa all’ammissione delle donne negli stadi, tematica su cui lo scorso marzo aveva lanciato un appello anche Sepp Blatter. Tematica, tra l’altro, su cui si è anche giocata parte della candidatura a ospitare la Asian Cup del 2019, poi assegnata agli Emirati Arabi Uniti. Dalla Rivoluzione Islamica, le donne non poterono assistere alle partite allo stadio: la loro passione ha però segnato alcuni passi storici per il calcio iraniano. Nel 1987 Khomeini capitolò di fronte all’attaccamento delle donne per la nazionale, diramando una fatwa che permetteva alle iraniane di assistere alle gare in televisione. Partite spesso differite di alcuni minuti e censurate per evitare che eventuali cori o striscioni politicizzati da parte del pubblico potessero filtrare fino alle case degli iraniani. Quando nel 1998 l’Iran disputò il Mondiale in Francia, per paura di manifestazioni da parte dell’opposizione in esilio, la televisione iraniana sostituì alle riprese del pubblico immagini di repertorio che mostravano una folla intabarrata in abiti invernali, poco adatta a rappresentare gli spettatori di partite disputate nel caldo luglio francese.

Soprattutto, il 29 novembre 1997, quando il Team Melli raggiunge la prima qualificazione a una Coppa del Mondo dopo vent’anni, i festeggiamenti portano anche le donne in strada. Quando i beniamini della squadra fanno il loro ingresso trionfale in elicottero allo stadio Azadi di Teheran, cinquemila donne si accalcano ai cancelli dello stadio, rivendicando il diritto a festeggiare. La polizia prova a farne passare tremila per disinnescare la protesta, scortandole all’interno dello stadio in un’area segregata dal pubblico maschile, ma le duemila rimaste fuori riescono a forzare i blocchi della polizia e a farsi strada verso le gradinate. Un gesto che è ricordato come “La Rivoluzione del Calcio”.

Foto: TauSo

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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