CALCIO: Il calcio romeno, dal Colectiv a un futuro targato Hagi

È terminata 2-2 settimana scorsa l’amichevole tra Italia e Romania al Dall’Ara, occasione per i Tricolorii di festeggiare la propria qualificazione all’Europeo. Una gara segnata da due lutti. Da una parte, le fasce nere al braccio per le vittime degli attentati di Parigi. Dall’altra, i 56 nomi scritti sui numeri di maglia della nazionale romena. Sono le 56 vittime (ora salite a 60) dell’incendio del Club Colectiv di Bucarest, morte per le fiamme che hanno avvolto, in un minuto e nove secondi, il locale dove la band metalcore Goodbye to Gravity stava presentando il suo ultimo disco. Tra i nomi, anche quelli di quattro membri del gruppo (l’unico superstite, il cantante Andrei Găluț, è ricoverato da settimane in condizioni critiche in un ospedale olandese) e quello di Tullia Ciotola, ventenne napoletana, studentessa Erasmus alla Facoltà di Scienze Politiche a Bucarest.

L’incidente del Colectiv ha spinto la protesta contro il governo di Victor Ponta: troppo evidenti le inadeguatezze di un sistema corrotto, tra le concessioni rilasciate dietro mazzetta per l’apertura di locali pubblici e il collasso del sistema sanitario, incapace di gestire l’emergenza. Al grido di Corupția ucide, la corruzione uccide, Bucarest scende in piazza: prima 25.000, poi – la sera dopo le dimissioni del primo ministro Victor Ponta – addirittura in 35.000. Al settimo giorno persino il presidente Klaus Iohannis si sente in dovere di riconoscere la piazza come un interlocutore legittimo e si reca nella storica Piața Universității per incontrare i manifestanti. Dopo le consultazioni, orchestrate in modo da coinvolgere anche alcune voci della società civile, Iohannis opterà per l’istituzione di un governo tecnico guidato da Dacian Cioloș, già commissario europeo nella Commissione Barroso II.

La protesta ha toccato anche il mondo del calcio, insorto contro la decisione della Lega di far disputare ugualmente le gare di campionato del week-end. Particolarmente toccante la reazione dei tifosi della Dinamo Bucarest: i tifosi hanno esposto trenta striscioni, ciascuno con il nome di una delle trenta vittime dell’incendio fino a quel momento identificate, e uno striscione con la domanda De ce se joacă!? («Perché si gioca!?»), prima di lasciare lo stadio dopo appena quindici minuti di gioco. C’è tutto questo dietro a una Romania che, nelle proteste degli anni recenti, sta cercando di dimostrare la vitalità di una società civile rimasta fino a pochi anni fa addormentata. E la necessità di un risveglio si sente anche nelle vicende calcistiche del paese, che quest’anno si è qualificato all’Europeo dopo essere mancata dal 2008 sul palcoscenico continentale. Otto anni dall’ultimo Europeo, addirittura 18 dall’ultima Coppa del Mondo.

La situazione attuale del campionato romeno porta a sua volta alcuni segnali della crisi: insieme alla scomparsa di alcuni club storici (Universitatea Craiova e Unirea Urziceni) e il mancato ottenimento della licenza UEFA da parte di diversi club (al punto che a qualificarsi per i preliminari di Europa League è stato il Botoșani ottavo in classifica) si è consumata anche la farsa legale tra il ministero della Difesa – rappresentato dal giurista Florin Talpan – e il patron dello Steaua Bucarest Gigi Becali: da quasi un anno il club non può utilizzare il nome Steaua o il logo della squadra, dovendosi rifugiare sotto all’anonimo acronimo FCSB. Il risultato della bagarre continua è stata una crescente disaffezione da parte dei tifosi stelisti, accompagnata da una pesante flessione dei risultati e un’uscita prematura dalle competizioni europee. Non sono andate meglio le cose al Târgu Mureș che lo scorso anno aveva portato la sfida scudetto con lo Steaua all’ultima giornata: dopo l’abbandono dell’allenatore Dan Petrescu dopo una sola partita – l’incontro di Supercupa României vinto contro gli stelisti – la squadra ha cambiato un altro allenatore e sembra aver trovato stabilità solo recentemente sotto la guida dell’italiano Cristiano Bergodi.

Le sorprese del campionato fino a questo momento sono Astra Giurgiu e Viitorul. L’Astra è in vetta, trascinato dalle reti di Constantin Budescu e Denis Alibec, e dalle capacità motivazionali dell’allenatore Marius Șumudică, ma sta affrontando a sua volta diversi problemi di natura finanziaria. La vera speranza del calcio romeno sembra essere quindi il Viitorul, squadra che nel nome (“il futuro”) incornicia la propria filosofia. Nonostante guardi al futuro, il Viitorul è ben piantato nel passato del calcio romeno: il suo fondatore, proprietario e allenatore è nientemeno che Gheorghe Hagi, Regele Fotbalului (“il re del calcio”), che l’ha fondata per promuovere i talenti cresciuti nella sua accademia, la più attrezzata del paese. E quanto Hagi conti per il calcio romeno è chiaro fin dal nome del capitano della sua squadra, una delle più grandi speranze del fotbal. Appena diciassettenne, infatti, ha conquistato la fascia Ianis Hagi, il figlio di Gheorghe, recentemente venduto per un milione di euro dal Viitorul alla Fiorentina, ma concesso dai Viola in prestito al suo club di provenienza.

Foto: Gheorghe Hagi (Facebook)

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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