BALCANI: Tre allegri ragazzi artisti raccontano la Balkan route

Da SARAJEVO – Alessandro, Paolo, Tommaso stanno percorrendo al contrario la Balkan Route, la rotta dei migranti attraverso i Balcani. Partiti da Lignano Sabbiadoro con anche Andrea, padre di due di loro, hanno attraversato Slovenia, Croazia, Serbia e Bosnia. Ora andranno in Macedonia e Grecia, per giungere infine al confine turco-siriano. Il loro progetto, Migrart action, vuole raccontare questo viaggio tramite l’arte: diventerà un libro illustrato. Per ora, invece, lo raccontano sulla pagina Facebook “Scalzi in cammino”.

Perché “Scalzi in cammino”?

È una filosofia di viaggio. Al centro il contatto con la terra che cammini, con le persone che veramente incontri, mentre stai viaggiando. Questa è la filosofia con cui viviamo questo viaggio.

Come siete arrivati ad interessarvi della Balkan route?

La nostra associazione, Menti Libere, riunisce artisti di vario tipo che fanno promozione sociale attraverso l’arte. L’anno scorso sono arrivati ottanta richiedenti asilo da Afghanistan e Pakistan. In una Lignano completamente deserta e invernale abbiamo attivato delle iniziative per coinvolgerli, dalla pulizia ambientale dell’arenile alla decorazione di due pareti comunali con un murales partecipato. Si sono stretti rapporti forti, hanno iniziato a parlarci di come erano giunti in Italia. La situazione era molto differente rispetto ad adesso. Non era ancora scoppiata la “bolla Balkan route”. Ora, grazie alla sovraesposizione mediatica, la “macchina dell’accoglienza” è più funzionale. Si sono automatizzati alcuni meccanismi, come il trasporto da una frontiera all’altra o l’assistenza nella compilazione delle pratiche burocratiche. Travolti dalle loro storie, abbiamo iniziato ad interessarci.

Qual è stata la molla che vi ha fatto partire?

Il casus belli è stato il concorso Fuorirotta. Abbiamo deciso di candidarci con il nostro progetto: percorrere al contrario la rotta balcanica che intraprendono i migranti. Un giorno eravamo in giardino, stavamo guardano le mappe. Casualmente, in quel momento, spunta un nostro amico richiedente asilo, tornato a Lignano alcuni giorni. Vede le cartine aperte e inizia a tracciare esattamente il suo tragitto, dove e come era passato lui. In Bulgaria aveva dovuto attraversare la foresta, per esempio. Quello per noi è stato un momento fortissimo, in quell’istante abbiamo capito che saremmo partiti. Il finanziamento non è arrivato, ma a quel punto come avremmo potuto desistere?

Come volete raccontare questo viaggio?

Utilizzando l’arte come mezzo di interazione, sfruttandone l’universalità. Scriviamo diari, scattiamo foto, giriamo brevi video, creiamo illustrazioni. Abbiamo con noi un rotolone di carta e, quando possibile, lo srotoliamo per far scrivere le persone che incontriamo. Disegni, pensieri, messaggi per chi incontreremo dopo. Qualcuno scrive “amo la pasta”, altri una poesia dedicata alla madre lasciata in Afghanistan. Purtroppo non possiamo aprire il rotolo dovunque. Alcune aree sono completamente militarizzate, non è permessa alcuna interazione con i migranti. Infine, lasciamo le briciole di Pollicino, ovvero piccoli disegni su muri, treni, alberi, che testimonino il nostro passaggio. Ad Istanbul il progetto più ambizioso: con un’ONG locale realizzeremo un murales in un centro di accoglienza per profughi siriani.

Chi sono i migranti?

A Belgrado ci siamo fermati quasi una settimana, avendo tempo di parlare con le persone. I migranti avevano le motivazioni più disparate. Militari disertori, laureati attratti dal nord-Europa, addirittura un ragazzo di Kabul partito per sposare in Francia una ragazza messicana conosciuta su Skype. Inoltre, ci ha colpito molto la storia di un’operatrice. Serba originaria della Slavonia, durante la guerra è stata costretta a scappare e rifugiarsi in Serbia. Ogni mattina va a fare attività coi ragazzi. E non è l’unica. In Serbia si è riattivato un senso della memoria: molti hanno vissuto sulla loro pelle la condizione di profughi, sanno cosa significa.

Per finanziare la realizzazione del libro, Menti Libere ha lanciato una campagna di crowdfounding.

Per approfondire la questione della rotta balcanica, scarica Most, rivista di politica internazionale.

Chi è Simone Benazzo

Triennale in Comunicazione, magistrale in Scienze Internazionali, ora studia al Collegio d'Europa, a Varsavia.

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