CROAZIA: Elezioni il prossimo 8 novembre. Camicie nere davanti al parlamento

Condanna a 10 anni di reclusione per gravi crimini di guerra, minacce ai testimoni durante il processo, e una foto con una bottiglia con il volto di Hitler in bella mostra: questa è una parte del ricco curriculum di Branimir Glavaš, uno dei tanti candidati alle elezioni politiche croate del prossimo 8 novembre. Leader dell’Alleanza Democratica Croata di Slavonia e Baranja, HDSSB, Glavaš ha dato ancora prova della sua fama al momento della consegna delle liste elettorali, quando si è presentato al parlamento di Zagabria accompagnato da un gruppo di ragazzi in camicia nera, che, con le loro bandiere, si sono messi sull’attenti all’ingresso del parlamento e lì sono rimasti fino ad avvenuta consegna. La fotografia di soldati in uniforme nera è solo la più eclatante immagine che ci regala la campagna elettorale croata, ormai in dirittura d’arrivo.

Glavaš è un personaggio molto noto in Croazia. Durante la guerra degli anni ’90, era comandante dell’esercito ad Osijek, dove, secondo la sentenza del Tribunale della contea di Zagabria, avrebbe commesso orrendi crimini di guerra contro civili serbi. Dopo che la Corte costituzionale ha annullato la sentenza per vizi procedurali, in attesa della decisione dell’Alta Corte, Glavaš ha pensato bene di candidarsi alle elezioni. Dopo una lunga militanza nell’Unione Democratica Croata, HDZ, Glavaš ha fondato un partito regionalista, di destra, fuori dalle coalizioni. Proprio tale posizione, alla luce di sondaggi che gli assegnano intorno all’11%, fanno dell’HDSSB un partito utile per il post-elezioni, quando ci saranno da formare le coalizioni. Ecco spiegata la moderazione mostrata dai principali partiti nel commentare la sfilata delle camicie nere nella capitale.

Proprio il fatto che la sfida tra i due principali partiti, l’HDZ e il Partito Socialdemocratico di Croazia, SDP, si giochi su una manciata di voti, rende la campagna elettorale particolarmente aspra. Aldilà dell’immagine inquietante delle camicie nere, preoccupa di più il fatto che l’HDZ scivoli spesso verso posizioni di destra nazionalista, a caccia di voti utili. Nella coalizione di centrodestra, non a caso, è presente il Partito Croato dei Diritti dr. Ante Starčević, HSP-AS, un partito di estrema destra. Nella stessa direzione va anche la raccolta di 3200 firme per chiedere l’introduzione del motto degli ustasciaZa dom, spremni!” (Per la Patria, pronti!) come saluto dell’esercito croato, consegnata nell’agosto scorso all’HDZ e alla presidente della Repubblica Kolinda Grabar-Kitarović, scatenando aspre polemiche, come ogni qualvolta la pagina buia del periodo degli ustascia riemerge nel dibattito attuale.

Al richiamo del nazionalismo, anche se in diversa misura, non sono esenti nemmeno i socialdemocratici. Per quanto sia una pratica più diffusa nel centrodestra, anche la coalizione a guida SPD ha puntato sull’inserimento in lista di diversi veterani della guerra degli anni ’90, sperando di attrarre voti nazionalisti. In realtà, il Partito guidato dall’attuale premier Zoran Milanović dovrebbe guardarsi maggiormente da partiti minori, come la lista indipendente Most, il partito ecologista ORaH e Živi Zid, movimento contro gli sgomberi. Queste forze potrebbero raccogliere il voto giovane e di protesta contro i due partiti che si alternano da sempre al potere, il che rischierebbe di penalizzare proprio il centrosinistra, anche in virtù del forte potere di mobilitazione che ha l’HDZ verso il proprio elettorato. Un’altra spina nel fianco di Milanović potrebbe essere l’ex Presidente della Repubblica Ivo Josipović, ex membro del SPD, che ha scelto di correre con un suo partito. In contrasto con l’immagine cupa delle camicie nere di Glavaš, Josipović ha puntato invece su una campagna ironica, con video molto particolari che hanno conquistato YouTube. Per vedere come tutto questo si rifletterà sul voto dei cittadini croati, non resta che attendere domenica.

Chi è Riccardo Celeghini

Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

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