RUSSIA: L’esercito dei troll di Putin e la propaganda online durante la guerra ucraina

La propaganda russa online durante il conflitto in Ucraina ha visto uno cambiamento di tattica, dagli attacchi DDoS (distributed denial of service) all’uso dei troll per inquinare il dibattito online, spiega Irina Borogan, giornalista investigativa russa, autrice assieme ad Andrey Soldatov del libro “The Red Web”, recentemente presentato al Parlamento europeo.

Nel maggio 2014 tutti si aspettavano un massiccio attacco DDoS contro l’Ucraina, come era avvenuto in tutti i conflitti della Russia nel vicinato negli anni 2000, dall’Estonia alla Georgia. L’infrastruttura internet ucraina appariva debole: l’agenzia giornalistica UNIA era stata facilmente messa off-line per ore. Il temuto cyber-attacco tuttavia non si è mai verificato. Al contrario, si è visto l’arrivo dell’esercito dei troll, che hanno infiltrato i social network: dapprima quelli russi, quindi quelli occidentali, a partire dai commenti sul Guardian, fino ai dibattiti online in Francia e Italia. Una strategia che non è nuova, ma il cui uso su scala massiccia e organizzato dall’alto – tramite le “troll factory”, come quella di Pietroburgo – resta una caratteristica della Russia. E se l’efficacia dei troll resta dubbia nei contesti occidentali, in cui sono facilmente riconoscibili e isolabili, la loro azione è risultata invece incisiva all’interno dello spazio post-sovietico.

Foto e notizie false sull’andamento della campagna militare, a sostegno della linea ufficiale del governo russo e dei paramilitari in Donbass, hanno avuto il proprio effetto principale all’interno dell’Ucraina. Ciò per tre ragioni, secondo Borogan: in primis la presenza di un risentimento verso l’Occidente, per il fallimento della transizione economica e democratica nel garantire la prosperità attesa; quindi per la presenza di un’eredità della seconda guerra mondiale e di un “complesso di superiorità” da parte dei popoli sovietici, che ancora oggi si considerano come i salvatori dell’Europa dal nazifascismo; infine, per il sentimento di insicurezza delle classe medie e la loro paura di una insurrezione, che prenda la forma delle “rivoluzioni colorate” piuttosto che delle “primavere arabe”.

Il messaggio dei troll online, anche quando falso (come nella famosa foto della bambina sul manifesto “Save the Donbass People”, in realtà un fotogramma del film “La fortezza di Brest”) è sempre fortemente emotivo, per non lasciare spazio allo scetticismo o all’opposizione, e fa fulcro su diffusi sentimenti di ignoranza e sfiducia nella politica, considerata indistintamente come una cosa corrotta. In tale maniera, l’effetto combinato è quello di de-mobilitazione della popolazione .

L’agenda dei troll è quella di screditare il dibattito, conferma Jon Kyst, esperto danese della East StratCom Task Force del servizio diplomatico europeo (EEAS): “non sono avversari, ma perturbatori” della discussione. Il problema più ampio, secondo Kyst, è quello della mancanza di fiducia nel dibattito politico: “vediamo il trolling, come metodo, all’opera sui media governativi, sui giornali, in televisione”. La strategia è quella delle “big lies” o “red herring” (false piste), come la storia sul premier ucraino Yatsenyuk come ribelle ceceno, o i gossip sulla vita privata di Saakashvili, diffuse dalla stessa TV nazionale russa.Bufale troppo enormi per essere credute, ma che nel frattempo servono a screditare il dibattito stesso e mantenere il pubblico in uno stato di passività.

Foto: Jovian, Flickr

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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6 commenti

  1. Egr. Denti, il suo articolo é pieno di cultura, grandi nozioni e citazioni in inglese e altro. Tra coloro che hanno sostenuto una necessitá strategica e univoca di tener conto di un popolo e di una nazione come la Russia ci sono anche io. Vivo e lavoro nell´Est Europa da trenta anni, vivendo sulla propria pelle tante vicende e trasformazioni. Io non sono un “troll” e le migliaia di persone , che conosco personalmente, che condividono la mia stessa idea, lo stesso non sono “troll”.
    Alla sua sua analisi manca una conclusione, che il lettore deve dedurre in modo ovvio e cioé che la Russia é un problema ed é un nemico.
    Il problema europeo é altrove: serve uno spirito europeo solido e transnazionale ( l ´europa dei popoli – compreso la Russia ). Un Europa con un proprio esercito, con una propria UNICA politica estera, con un ´economia organizzata. Siamo evidentemente sotto l ínfluenza americana e siamo tutti manipolati dai grandi media. Proprio Est Journal sta dimostrando di essere testata libera e piena di temi di grande attualitá.
    Dio salvi e illumini i nostri governandi, che negli ultimi anni ci hanno riempito di summit, ma nessuna visione o strategia per le giovani generazioni.

    • La Russia e’ un paese pieno di ricchezze naturali, e non vorrà mai condividerli con gli altri, ma vendendo lì non devono ammazzarsi di lavoro, possono andare avanti senza gran fatica e progresso. Politica russa e tutto un proteggere gas e petrolio che hanno.I russi non hanno interesse unirsi con europei.. Usarli e comandare si. Ma Lei che lavoro fa? Italiani per i russi sono bravi come cuochi , camerieri, architetti…i prodotti di lusso italiani li piacciono, attrezzature per le fabbriche.. A si…La cultura! Totò Cutugno e Albano!

  2. sig denti

    lei parla di troll

    dice che tutti si aspettavano che la russia avrebbe invaso l ucraina

    io vorrei che qualcuno di questi tutti mi spiegasse perchè avrebbe dovuto farlo

    e perchè non l ha fatto

    saluti

    • lei ha sentito di sanzioni verso la Russia e del esercito ucraino, che si ha attivato per quello che poteva? Sono queste cose che hanno fermato la Russia.

  3. I troll sono una piccola evidenza di un problema grave
    che ha l’Europa e che fa finta di ignorare: il regime di Putin.
    Egli mente principalmente al suo popolo
    spacciando le occupazioni di altri paesi come interventi di aiuto
    a popolazioni che disperatamente vogliono farsi governare dal suo regime.
    Egli negli ultimi anni non ha esitato a passare da ingerenze
    nelle politiche nazionali dei paesi vicini a vere e proprie invasioni ed occupazioni militari.
    La Russia è in guerra ormai da anni: Moldavia, Georgia, Ucraina, Siria.
    L’indifferenza delle democrazie occidentali che condannano ma non reagiscono
    fanno apparire Putin un eroe della patria forte contro le deboli democrazie.
    E’ una storia già vissuta in Europa con l’espansionismo tedesco di Hitler,
    e quindi già tutti sappiamo che l’indifferenza non aiuta la pace.
    I troll fanno parte della massiccia propaganda di regime
    che occupa tutti i media russi nazionali con azioni anche violente
    e quelli stranieri con moderni strumenti di propaganda.
    Finanziare militarmente i paesi occupati
    ed esercitare una contropropaganda in lingua russa
    che esponga al popolo russo cosa veramente sta succedendo nel mondo
    sono due degli interventi più economici ed efficaci che
    la democrazie occidentali dovrebbero attuare con urgenza.

  4. Andate su youtube. Vedrete video sui bombardamenti delle citta’ de Dombass, gente che si mette davanti ai carri armati inviati da Kiev, civili ammazzati sulle strade dall’esercito. Vedrete i manifestanti “pacifici” di Maidan con armi in pugno, lanci a getto continuo di molotov, ecc. ecc. Tutte cose nascoste e censurate dai media occidentali. Quelli che chiamate troll sono le persone che si sono fatte una opinione personale e non hanno accettato l’unilateralita’ di una informazione bugiarda.

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