SIRIA: La prima vittoria di Assad da quando la Russia combatte al suo fianco

Ecco il primo successo di Assad da quando la Russia è schierata al suo fianco. Martedì 10 novembre le truppe lealiste hanno raggiunto Kweires, un’importante base militare 30 km a est di Aleppo. Era assediata ormai dal 2013: tre anni in cui i soldati lealisti hanno respinto gli attacchi dell’Esercito Siriano Libero e dell’Isis. Un successo soprattutto d’immagine, che risolleva il morale delle truppe del regime. Ma Kweires è importante anche per altri due motivi. Uno strategico, in vista dell’accerchiamento di Aleppo. L’altro per comprendere quanto pesano l’intervento russo e gli aiuti da Iran e Hezbollah.

Un successo di immagine

Grasso che cola per la propaganda interna. Nei servizi dei media filo-regime i soldati di Kweires diventano “eroi”, con tutti i ricami del caso. Come la storia del figlio che combatte per salvare il padre intrappolato nella base. Non importa se è vero o no: è quello che serve alla propaganda. Perché Assad ha un bisogno disperato di compattare il suo esercito, sfilacciato da 5 anni di guerra e da migliaia di disertori.

E poi il nemico in questo caso è l’Isis. Stavolta nessun paese occidentale si lamenterà, le bombe non colpiscono i ribelli. Allora Kweires è una carta in più da giocare al tavolo della diplomazia. L’obiettivo è blindare il regime e la sua struttura militare, per evitare che l’Occidente e gli altri paesi arabi piantino le loro bandierine sulla Siria. Ed è più semplice farlo se l’esercito siriano si dimostra efficace contro l’unico nemico in comune, cioè l’Isis.

Verso Aleppo

Mosca e Damasco vincono se riescono a imporre l’alternativa secca: o noi o l’Isis. Per farlo bisogna prima neutralizzare i tanti gruppi ribelli, moderati estremisti o jihadisti che siano. Ecco che Kweires diventa importante nel lento ma costante accerchiamento di Aleppo. Lì i ribelli controllano parte della città oltre alle campagne a nord e a sud-ovest. Ai lealisti rimane una fragile via d’accesso alla città. Lo snodo principale è Safira, dove hanno istituito il loro quartier generale e da dove partono le offensive. Prendere Kweires significa mettere Safira al riparo dalle controffensive e potersi concentrare sull’obiettivo principale: tagliare i rifornimenti che arrivano ai ribelli attraverso la Turchia. Con tutta probabilità sarà questo il prossimo passo, quello decisivo per le sorti della seconda città della Siria.

Quanto sono forti gli alleati di Assad?

Kweires è una vittoria, certo. Non c’è dubbio che un ruolo determinante l’abbiano giocato i raid della Russia e le truppe sponsorizzate dall’Iran. Ma la nuova alleanza schierata al fianco di Assad finora ha avuto risultati altalenanti. Basta guardare la sacca fra Hama e Homs, dove i ribelli hanno falcidiato i carri armati lealisti e hanno ripreso molti villaggi ceduti all’inizio della campagna aerea russa. Di questo passo ci vorranno ben più dei 5-6 mesi previsti dal Cremlino.

In questo senso Kweires non fa eccezione. L’operazione congiunta è durata ben due mesi. Sessanta giorni per occupare i 20 km di campagna pianeggiante che separano Safira dalla base militare. A coordinare le operazioni su Aleppo sono arrivati i generali iraniani, da Qassem Soleimani a Hossein Hamadani, morto ai primi di ottobre. Mosca ha bombardato l’area ben più di quanto avesse mai fatto Damasco prima. Sul campo hanno combattuto le National Defense Forces siriane, gli Hezbollah libanesi legati a Teheran e milizie sciite irachene appoggiate dall’Iran come Harakat al-Nujaba. Tutti gruppi già attivi nell’area prima che entrasse in campo la Russia. Se i famosi rinforzi iraniani sono davvero arrivati in Siria, come ripetono da settimane giornali e tv, allora non si sono ancora fatti vedere.

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Foto: un soldato del regime siriano imbraccia il suo Ak-47. Sull’adesivo, il presidente Assad e la scritta “La Siria sta bene” (Hassan Ammar, AP).

Chi è Lorenzo Marinone

Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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Giornalista e attivista siriana, Zaina Erhaim ha formato oltre cento reporter "sul campo", addestrati a raccontare il conflitto in Siria in maniera indipendente e accurata. Costretta a riparare in Gran Bretagna, continua da lì la sua battaglia per la verità.

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