UNGHERIA: Se n’è andato Árpád Göncz, primo presidente dell’era post-comunista

Il 6 ottobre, all’età di 93 anni, è morto Árpád Göncz, il primo presidente dell’Ungheria post-comunista. Disse di lui lo scrittore americano Edgar Lawrence Doctorow: “La devastante storia dell’Europa del ventesimo secolo è impersonificata nella figura di Árpád Göncz”.

La giovinezza

Nato e cresciuto a Budapest, il giovane giurista Árpád Göncz si unì alla resistenza contro i nazisti durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, facendosi colpire alla gamba dalle SS in uno scontro a fuoco. A guerra conclusa si unì al partito dei Piccoli Proprietari Terrieri Indipendenti prima che il colpo di stato comunista cancellasse il pluralismo del panorama politico.

Impiegato come fabbro ferraio in una fabbrica per sostentare la famiglia, nel 1956, all’epoca della rivoluzione era parte dell’Alleanza Ungherese dei Contadini, e prese parte attiva nel traffico di documenti per i leader politici dei paesi dell’ovest. Nel novembre dello stesso anno venne arrestato per tradimento e interrogato per mesi, fino a partecipare negli stessi processi pubblici a cui prese parte anche István Bibó. Come lo stesso Árpád Göncz raccontò, ai processi: “I giovani spiegavano spontaneamente e con fierezza il loro ruolo nella rivoluzione, perché credevano realmente che quello che avevano fatto fosse giusto. L’unica cosa a cui facevano attenzione era di non incriminare altri”. Tutti si aspettavano una sentenza di morte, e invece Árpád Göncz, come altri fu condannato all’ergastolo.

La maturità

Durante gli anni di prigionia imparò l’inglese con un accento che venne interpretato come portoghese dagli americani con cui interloquì anni più tardi. Nel 1963 fu rilasciato grazie a un’amnistia. Una volta fuori di prigione diventò traduttore, dando voce ad alcuni dei più famosi scrittori americani, da Ernest Hemingway a William Faulkner. Scrisse anche opere di suo pugno, facendo della letteratura un mezzo di espressione della sua dissidenza nei confronti del regime. In questo modo Árpád Göncz divenne agli occhi degli ungheresi un esempio di integrità e verità: di fatto fu sempre politico, pur non intraprendendo mai una carriera politica vera e propria.

Nel 1988 contribuì a fondare l’Alleanza dei Liberi Democratici (SZDSZ), e successivamente divenne lo speaker del primo parlamento democraticamente eletto. Il 3 agosto del 1990 fu eletto presidente della Repubblica con il 95% dei voti, ruolo che ricoprirà fino al 2000. Il 19 giugno 1991 ha assistito così come milioni di ungheresi all’abbandono delle truppe sovietiche dal territorio ungherese dopo più di 45 anni di occupazione. Nei suoi due mandati di presidenza è stato attivo, spesso criticato da destra per le sue posizioni nei confronti dei governi conservatori, pur riuscendo a mantenere un livello di popolarità alto durante tutta la decade che lo ha visto presidente.

Fine di un patriota

È sopravvissuto alla moglie Maria Zsuzsanna e ha lasciato quattro figli, tra cui Kinga, che ha ricoperto il ruolo di ministro degli esteri. Nella sua vita si è opposto a nazismo e comunismo, ha combattuto per la libertà ed è stato un uomo di cultura. Come lui stesso disse: “Nessuno dovrebbe essere giudicato da nulla che non sia la misura della propria umanità”. Il 6 ottobre l’Ungheria non ha salutato solo lo “zio Arpi”, ma un pezzo della sua storia.

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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