La Pop Art estone e il fascino discreto dell’occidente

Visitare il KumuMuseo di Arte Contemporanea Estone a Tallinn apre un’interessante porta sulla storia del paese. Dai dipinti di inizio Ottocento, fortemente influenzati dalle scuole tedesche, passando attraverso tutto il XX secolo si arriva alle sperimentazioni attuali. Dai nomi dei movimenti appare chiaro come nonostante la Guerra Fredda, idee e tendenze in ambito artistico riuscissero a circolare nel contesto geografico europeo. Affascinante è il caso della Pop Art, di come a questa definizione corrisponda in Estonia un mix di stili artistici più vicini alle scene surrealiste piuttosto che alle famose Marylin di Warhol. In questo linguaggio molti artisti videro un’autentica espressione di libertà individuale. Un modo per opporsi al mondo sovietico.

Il movimento della Pop Art, sviluppatosi soprattutto negli Stati Uniti a inizio anni ’60 come reazione all’espressionismo astratto basato sul valore indipendente di un’opera d’arte, riscosse l’interesse di giovani artisti estoni qualche anno più tardi, perdurando fino a inizio anni ’70. Durante il periodo sovietico la comunità artistica non conformista guardava alle avanguardie internazionali e ne abbracciava parzialmente gli ideali, come resistenza spirituale all’ideologia e prassi sovietica. Di breve durata, l’ondata della Pop Art estone si inserisce tuttavia in un contesto più ampio: quello della controcultura ribelle della giovane generazione di quegli anni, in opposizione sia all’ideologia ufficiale del rinvigorito realismo socialista che all’estetica post-impressionista della scuola Pallas, a lungo dominante nella tradizione artistica del paese.

Fermenti di un più generale cambiamento a livello culturale e politico sono da attribuire al “disgelo”, ovvero al periodo successivo la morte di Stalin che vide Nikita Khrushchev al potere dal 1953 al 1964. Con il suo “discorso segreto” tenuto al XX Congresso del Partito Comunista nel 1956, Khrushchev aveva preso le distanze dal suo predecessore denunciandone gli eccessi, aprendo così una fase di relativa liberalizzazione della vita politica, minore censura e riabilitando prigionieri politici. Parentesi poi conclusasi con il rinnovato inasprimento della politica di Brezhnev.

Attraverso vari canali, informazioni sugli sviluppi nell’arte contemporanea e nello stile di vita occidentale trovarono la loro via oltre la Cortina di Ferro. Un grande ruolo fu giocato dal dipartimento d’arte dell’università statale di Tartu, il cui direttore Kaljo Põllu si abbonò a partire dal 1962 ad ogni rivista di settore nei paesi socialisti e, riuscendo ad evitare la censura, introdusse contaminazioni artistiche grazie allo stretto contatto con il francese Victor Vasarely, esponente della Op Art. Gli artisti estoni approdarono alla Pop Art passando attraverso la scoperta di surrealismo e dadaismo, integrandoli e reinterpretandoli in chiave diversa. Mentre in occidente si rifletteva sulle implicazioni di consumismo e società di massa, nelle società sovietiche l’accento era altrove. Nonostante le tecniche impiegate siano le stesse (assemblaggio, serigrafia, monocromia e tridimensionalità in pittura, cartelloni pubblicitari), le suggestioni create appaiono più romantiche, a volte presentando motivi nazionali legati al milieu locale e alla cultura estone in generale. Questo distaccamento dalla Pop Art internazionale, portò gli stessi artisti estoni a coniare i termini Union Pop o Soviet Pop. Nelle loro opere infatti, veniva presentata l’assurdità e la banalità della vita quotidiana nell’Estonia sovietica, aspetti fino ad allora ignorati dalla produzione artistica dominante.

Molti artisti si legarono a collettivi, come Visarid, SOUP 69 e ANK ’64, gli ultimi due con il maggiore impatto grazie ad artisti come Malle Leis e Ando Keskküla. Il primo evento pop vero e proprio fu una mostra nell’appartamento di Keskküla nel 1968, mentre i principali luoghi dell’arte divennero anche caffè e concerti rock, le cui visioni psichedeliche sono rappresentate nei dipinti di Tõnis Vint. Scarsa è tuttavia la documentazione fotografica sopravvissuta.

Seppur di durata limitata, il movimento Union Pop ha fortemente influenzato la comunità artistica estone e, assieme alle avanguardie dell’ex blocco sovietico, suscita oggi interesse a livello internazionale. Scoprirla, è un’ulteriore chiave di lettura storica.

Foto: Ingresso del KUMU – Museo di Arte Contemporanea Estone, Wikimedia Commons

Chi è Francesca La Vigna

Dopo la laurea in Cooperazione e Sviluppo presso La Sapienza di Roma emigra a Berlino nel 2009. Si occupa per anni di progettazione in ambito culturale e di formazione, e scopre il fascino dell'Europa centro-orientale. Da sempre appassionata di arte, si rimette sui libri e nel 2017 ottiene un master in Management della Cultura dall'Università Viadrina di Francoforte (Oder). Per East Journal scrive di argomenti culturali a tutto tondo.

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