TURCHIA: Carri armati nelle strade contro il PKK curdo, scene da guerra civile

Il 2 ottobre Silvan si è svegliata col rumore dei carri armati e dei blindati dell’esercito per strada. Dalle 5 del mattino elicotteri e reparti anti-terrorismo tengono sotto controllo almeno tre quartieri della città, 80 km a est di Diyarbakir nel sud-est della Turchia. Nella regione a maggioranza curda è in corso dalla fine di luglio una dura campagna del governo contro i militanti del Pkk, considerati dalla Turchia un’organizzazione terrorista. Nelle ultime settimane scontri a fuoco e azioni militari hanno toccato anche il capoluogo Diyarbakir oltre a varie altre località minori, mentre all’inizio di settembre Cizre è rimasta sotto assedio per più di una settimana.

Secondo le testimonianze di molti abitanti di Silvan, per le strade della città sono in corso scontri a fuoco fra l’esercito e il Pkk. Dai primi video diffusi sui social network si possono sentire distintamente mitragliatrici e  artiglieria pesante in azione.

 

Le operazioni sono iniziate all’alba, e alle 7 del mattino è stato dichiarato il coprifuoco. Le immagini che arrivano da Silvan in queste ore mostrano blindati e carri armati pattugliare le vie deserte. Secondo alcuni abitanti sarebbero due le vittime accertate finora, entrambi civili, mentre i feriti ammonterebbero ad alcune decine. Fonti vicine al governo invece parlano di 17 militanti del Pkk uccisi. Le autorità hanno spiegato che l’operazione ha l’obiettivo di bloccare alcuni esponenti del Pkk che la sera precedente avrebbero ucciso due soldati turchi.

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La ripresa del conflitto fra esercito e Pkk ha riportato indietro la Turchia agli anni ’80 e ’90, quando l’insurrezione armata aveva infiammato tutto il sud-est causando almeno 40mila morti. Negli ultimi mesi l’esercito ha lanciato vaste operazioni soprattutto sulle montagne di Qandil, al confine con l’Iraq, dove il Pkk ha le sue basi principali. I caccia di Ankara hanno bombardato i campi del Pkk e in almeno due occasioni sono avvenute incursioni di terra oltre il confine.

Da luglio però il conflitto si è concentrato in particolare nelle città. Il Pkk ha dimostrato di poter aumentare le sue fila con nuovi combattenti reclutati fra i giovani, che al contrario di quanto accadeva in passato non si rifugiano nelle zone montuose ma restano nelle aree urbane. Spesso sono stati proprio questi nuovi militanti a tener testa all’esercito. È quello che è successo a Cizre, dove almeno 200 giovani hanno imbracciato le armi in soccorso di alcune decine di militanti del Pkk.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. In città è molto più semplice prendere di mira l’apparato di sicurezza, non servono gli esplosivi normalmente usati nelle imboscate sui monti contro i blindati dell’esercito. Bastano armi leggere e buone gambe, in città i posti dove nascondersi non mancano. Questo ha convinto l’esercito a usare le maniere forti. Diverse province del sud-est sono militarizzate, ogni operazione è accompagnata dall’imposizione del coprifuoco, in molti casi interi quartieri vengono sigillati: nessuno può entrare o uscire. Misure che di norma durano poche ore talvolta vengono estese per giorni. Inutile sottolineare che ciò causa gravi disagi a tutta quanta la popolazione. E la risposta di Ankara che oggi si è vista per le strade di Silvan – impiegare i carri armati – annuncia scene di vera e propria guerra.

Photo credit: @onnumaranarsist

Chi è Lorenzo Marinone

Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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