BASKET: La rincorsa lituana si ferma all’argento. Cosa resta di EuroBasket 2015

Dopo due settimane frenetiche di palla a spicchi si è chiuso ieri sera EuroBasket con il trionfo della Spagna in finale contro la Lituania per 80-63. Una partita valida per l’oro che in realtà non è stata allo stesso livello di tutto la manifestazione, illuminata dal solo Pau Gasol – eletto alla fine MVP del torneo. Alla Francia padrona di casa va il bronzo dopo aver battuto una deludente Serbia, partita con grandi aspettative ma costretta ad accontentarsi della cosiddetta medaglia di legno.

La Lituania può dirsi soddisfatta del proprio cammino: etichettata a inizio torneo come la rappresentativa meno competitiva degli ultimi quindici anni, ha finito per smentire tutti conquistando un’insperata medaglia d’argento e regalandoci quella che è forse la storia più bella di tutto l’Europeo. In effetti l’EuroBasket della Lietuva, inserita in un girone tutt’altro che ostico, era iniziato tra le più svariate difficoltà, lasciando perplessi i più dopo la sconfitta allo scadere – con un canestro comunque da annullare – arrivata contro il modesto Belgio. I primi segnali di ripresa sono arrivati nell’ultima partita della fase a gironi contro la sorprendente Repubblica Ceca, arrivata a giocarsi la testa del girone proprio con i lituani. La vittoria per 85-81 permette ai ragazzi di Jonas Kazlauskas di evitare il terzo posto e un tabellone molto più ostico.

Agli ottavi di finale la sfida è con la Georgia, nazionale tosta e fisica, capace di creare difficoltà con il suo gioco ruvido improntato sulla corsa. La partita è dura, forse più dura del previsto, ed è risolta solamente dal talento immenso di Jonas Mačiulis, autore di 34 punti a cui aggiunge 6 rimbalzi e 4 palloni rubati. I quarti di finale sono contro l’ItalBasket, che parte da favorita, ma anche questo ostacolo è superato: stavolta con una perfetta prova di squadra. Complice il 61% al tiro da tre punti, ma soprattutto la superba esecuzione in difesa e la grinta a rimbalzo. Il migliore è Jonas Valančiūnas, con 26 punti e 15 rimbalzi, il simbolo è però Mindaugas Kuzminskas: sempre pronto a buttarsi su ogni pallone a rimbalzo, sempre pronto al recupero in difesa. Pronto a sputare sangue e ad andare oltre i proprio limiti per la maglia della nazionale. Questo è il marchio di fabbrica di questa squadra ed è così che in semifinale cade anche la corazzata serba di Teodosić e Bjelica. La grande delusa di questo EuroBasket. Il talento non è bastato quando il ben costruito giocattolo di Saša Đorđević si è inceppato contro la strenua difesa lituana. Il miracolo in finale contro la Spagna non riesce, sono troppe le energie spese nelle precedenti due partite. L’ultimo ad arrendersi è il solito Kuzminskas, a cui da solo non può riuscire l’impresa quando viene a mancare – oltre alle gambe – quel pizzico di fortuna che da sempre è un fattore in queste competizioni.

Nonostante il mancato oro, rimane comunque il secondo posto di una nazione che ha meno abitanti della maggior parte delle regioni italiane, ma che continua a sfornare talenti su talenti e vive per la pallacanestro. Che sia Vilnius, Kaunas o un piccolo paesino di confine, non mancano mai campi su campi in cui giocare a basket. Una finale europea nel basket è un evento che in Lituania ha un peso ben maggiore di quello che può averne una calcistica in Italia, perché il basket in quel paese baltico è una pratica semi-religiosa. Ieri a Lille erano presenti più di 5.000 coloratissimi tifosi lituani pronti a sostenere la squadra al grido: «Lietuva! Lietuva!». Grazie al secondo posto saremo sicuri di rivedere questa squadra e questi tifosi alle Olimpiadi di Rio e, probabilmente, sarà proprio uno dei membri della nazionale di basket a fare da portabandiera durante la cerimonia di apertura.

Questa non è però l’unica storia che questo Europeo ci ha lasciato. Sui cinque parquet su cui si è giocato abbiamo potuto ammirare lo sbocciare di Giannīs Antetokounmpo, un semplice ambulante dei sobborghi di Atene fino a qualche anno fa; la nascita di una nazione a livello cestistico, ovvero la Repubblica Ceca di Veselý e Satoranský capace di qualificarsi per il torneo PreOlimpico; le magie di Ali Muhammed con la Turchia, quel Bobby Dixon che ha Chicago conobbe la prigione e la morte venendo salvato dalla pallacanestro; l’incidente di Nikola Mirotić con la bandiera serba e il ritiro di Dirk Nowitzki dalla nazionale, in lacrime, con un inchino davanti al suo pubblico a Berlino.

Foto: Christopher Johnson

Chi è Mattia Moretti

Nato nel 1994 ad Alghero. Studente di Filosofia presso l'Università di Padova. Collabora con la Pagina Sportiva di East Journal e con il sito dedicato alla pallacanestro BasketUniverso.

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