UNGHERIA: Orbán e l’immigrazione, pericolo per la nazione ungherese

Da BUDAPEST Ogni anno, a luglio, Viktor Orbán pronuncia un ampio discorso davanti agli studenti dell’Università Estiva di Bálványos, a Tusnádfürdő (in romeno Baile Tusnad) città termale della Romania centrale. Le sue dichiarazioni in genere sono abbastanza sopra le righe da finire sulle colonne, dei giornali s’intende. Quest’anno la novità è che il governo si è preso la briga di tradurre l’intero intervento, che come accennato non rispetta il tradizionale “sarò breve”, in diverse lingue, oltre che in inglese: tedesco, francese, italiano e spagnolo. Nelle varie versioni lo ha poi inviato alla stampa internazionale registrata in Ungheria (trovate il link in calce all’articolo).

Se le parole del primo ministro ungherese sono colorite già di loro, la traduzione è un arcobaleno fluorescente. Da quanto se ne evince, dopo i convenevoli Orbán ha espresso la sua difficoltà, quest’anno, nel preparare un discorso che potesse fare più scalpore di quello dell’anno precedente (quello sulla democrazia illiberale, di cui si parlò per mesi). “Dopo il successo chiassoso dell’anno scorso provocato dalla mia presentazione sulla fine dell’epoca delle democrazie liberali e sulla democrazia illiberale, ora non è facile la mia situazione. La mira è troppo alta. Dopo aver sfogliato fino alla fine i dizionari della filosofia politica il mio tentativo è stato invano: non sono riuscito a trovare nulla che i rappresentanti delle correnti principali delle odierne ideologie occidentali potessero trovare abbastanza offensivo rispetto all’anno scorso”.

Da qui Viktor si fionda sull’argomento che, in parte per sua scelta, è al centro dei dibattiti negli ultimi mesi: l’immigrazione verso l’Europa. “Chi avrebbe mai pensato che l’Europa non sarebbe stata in grado di difendere i propri confini, neanche contro i profughi disarmati?” chiede agli studenti, incalzandoli di domande retoriche fino a chiedere loro – sempre retoricamente – chi avrebbe immaginato che l’Ungheria nel 2014 avrebbe segnato la seconda maggiore crescita economica tra tutti i Paesi membri dell’UE?

Chi? Lui, probabilmente, sì. Come spiega subito dopo, il futuro va condotto, come fosse una nave. E se si avvicina una tempesta, come quella migratoria, occorre intervenire. Citando Sarkozy, ricorda che in Africa oggi vivono un miliardo e cento milioni di persone al di sotto dei 25 anni: i migranti di domani, sostiene con l’ex omologo francese, saranno ancora di più di quelli che oggi approdano sulle coste del Vecchio Continente. L’Unione Europea, ha detto Orbán “è un successo bellissimo: pace, sviluppo e benessere”, ma… come preservarla dallo straordinario flusso di migranti che non accenna a diminuire?

“Ormai la domanda, – prosegue Orbán – per noi ungheresi, non è come vorremmo che sia l’Europa in cui viviamo, ma se esisterà tutto quello che adesso chiamiamo Europa. La nostra risposta è chiara: desideriamo che l’Europa rimanesse agli europei. [sic] Desideriamo questo. Diciamo solo “desideriamo” perché questo dipende anche da ciò che gli altri vogliono. Ma c’è anche qualcosa che non solo desideriamo, ma vogliamo. Lo vogliamo perchè dipende solo da noi: vogliamo conservare l’Ungheria come paese ungherese.”

A questo punto l’attenzione si sposta sull’opposizione, sulla sinistra, che, considera il primo ministro, non vede un pericolo nell’immigrazione. “Provate a immaginare, – invita il leader della Fidesz – gentili Signore e Signori, cosa sarebbe successo in Ungheria se nel 2014 avesse potuto formare un governo la sinistra. È un pensiero allarmante, però, immaginiamocelo per un attimo: entro uno o due anni non saremmo stati in grado di riconoscere il nostro paese, l’Ungheria, perchè saremmo diventati un enorme campo di profughi, una sorta di Marsiglia nell’Europa centrale”.

Se nel passato, accusa Orbán, l’Unione Europea “offriva vere soluzioni ai veri problemi”, ormai “è evidente che qualcosa si è rotto e invece di offrire vere soluzioni, l’Europa è diventata un’ideologia”. L’Ungheria, al contrario, ha saputo affrontare un percorso improntato sulla concretezza, ha raccontato Orbán, soffermandosi sui risultati degli ultimi anni, ricordando prima di tutto come l’Ungheria sia stata il primo Paese ad avere bisogno di un pacchetto di salvataggio da parte della troika, dopo la crisi del 2008-2009.

Ma l’immigrazione torna ben presto nelle parole del primo ministro: “quando ho detto che l’immigrazione illegale è come il mare in una goccia, e cioè che rispecchia tutto il mondo, riferisco anche al fatto che da essa possiamo dedurre i compiti più importanti che ci attendono nei prossimi anni”. Le quattro questioni cruciali secondo Orbán saranno: identità nazionale messa in pericolo dal multiculturalismo, la diffusione del terrorismo, la disoccupazione e, infine, l’aumento dei reati che sarebbe correlato ad un’alta concentrazione di immigrati clandestini.

“Riepilogando – si avvia a concludere il leader magiaro – possiamo dire che l’immigrazione illegale minaccia sia l’Ungheria che l’Europa. Costituisce un pericolo per i nostri valori comuni, per la cultura comune e anche per la nostra diversità, per la sicurezza delle persone europee, ed inoltre indebolisce la nostra capacità di stabilizzare i risultati economici. Fino a quando è stato possibile l’Ungheria cercava di mettere in atto misure che tenevano pienamente conto degli interessi di tutti i suoi vicini. Oggi però il nostro paese si trova in una trappola perchè oltre alle ondate ripetute degli immigrati che arrivano dal sud, i paesi ad ovest di noi hanno espresso l’intenzione di rimandare in Ungheria quelle persone che hanno già superato il nostro paese dopo esserci precedentemente entrati illegalmente. Siamo quindi sotto pressione sia dal sud che dall’ovest e dobbiamo ammettere che così non ce la faremo.”

Un ultimo discorso è tuttavia necessario e riguarda i risultati parziali dei questionari inviati come consultazione nazionale all’elettorato ungherese. “Quattro quinti degli ungheresi ritengono che la politica di Bruxelles in materia di immigrazione e di terrorismo ha fallito e che abbiamo quindi bisogno di un nuovo approccio e di regole più rigorose”. Per poi affondare il colpo finale: “E alla fine segue la risposta più importante che ha la precedenza su tutte le altre, e cioѐ che la stragrande maggioranza degli ungheresi – novantacinque per cento di coloro che hanno completato il questionario – credono che dobbiamo concentrarsi sul sostegno delle famiglie e bambini ungheresi, piuttosto che sull’immigrazione. Si vede bene che gli ungheresi non hanno ancora perso il loro buonsenso. I risultati della consultazione evidenziano, pertanto, che gli ungheresi non vogliono immigrati clandestini e non condividono la follia omicida intellettuale della sinistra europea”.

E poco importa fermarsi a valutare se il questionario rispecchi davvero l’opinione di un numero consistente e maggioritario della popolazione, se le domande siano state poste in modo davvero aperto, senza influenzare la risposta già dalla loro formulazione e che lo spoglio delle risposte è ancora parziale.

“L’Ungheria ha deciso, gli ungheresi hanno deciso così. Questo vuol dire che noi vogliamo rimanere un paese sicuro e stabile, una nazione unita ed equilibrata nel mondo incerto che ci circonda. Perchè, anche se probabilmente ho ragione quando dico che oggi nel mondo può succedere qualunque cosa, forse non ho torto quando ritengo che noi tutti vogliamo che nonostante tutto ciò l’Ungheria sia un paese dove non può succedere qualunque cosa. Grazie per l’attenzione.”

Bisogna notarlo: stavolta non ce l’ha fatta a sconvolgere tutti con il consueto discorso in Romania, ma solo perché si è dato talmente da fare durante tutto l’anno che ormai non si sorprende più nessuno.

PDF: Prime Minister Viktor Orbán’s speech of 25 July 2015_IT

MTI Fotó: Koszticsák Szilárd; Tusnádfürdõ, 2015. 

Chi è Claudia Leporatti

Giornalista, è direttore responsabile del giornale online Economia.hu, il principale magazine in italiano sull'economia ungherese e i rapporti Ungheria-Italia, edito da ITL Group. Offre tour guidati di Budapest in italiano e inglese. Parla inglese e ungherese, ma resta una persona molto difficile da capire. Scrive racconti e sta lavorando (o pensando) al suo primo romanzo. Nata a Bagno a Ripoli (Firenze) senza alcuna ragione, vive a Budapest, per lo stesso motivo.

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4 commenti

  1. Non vorrei essere frainteso, ma ho la netta sensazione che Orban abbia intravisto abbastanza bene il futuro prossimo venturo che ci riguarda come europei per quanto attiene la convivenza con gli immigrati e fra le nazioni europee stesse in risposta a questo problema ed a quello economico. Ovviamente non sono un sostenitore di Orban, ma egli, pur scuotendo l’albero del populismo, fa emergere con forza problemi reali, nonché sentiti dalle popolazioni. Far finta che tutti possano approdare in EU, ci porterà a situazioni di fortissimi attriti sociali e frizioni fra le nazioni della stessa EU. La stessa Germania, che finora ha costituito il maggior serbatoio di immigrati, sta sentendo che la pressione sta diventando insostenibile e riscopre ancora una volta, nonostante sia la nazione europea che ha affrontato molto seriamente l’origine delle proprie colpe dopo la seconda guerra mondiale con un percorso di analisi e ammissione delle responsabilità, l’emergere di rigurgiti di nazismo che di questi temi si nutre in abbondanza. Non fare sarà un suicidio politico e non solo.

    • Mi permetto di porLe un quesito e cioè il significato di ovviamente nella sua frase ‘ovviamente non sono un sostenitore di Orban’ La ringrazio.

  2. Ciao Claudia e complimenti per il bellissimo articolo. Effettivamente qui in Italia il discorso di Orban non ha avuto alcun eco nei media, ma ciò – credo – è probabilmente dovuto al fatto che esso affronta problemi reali molto scomodi anche per l’attuale classe dirigente…

  3. Interessante articolo, come d’altronde tutta la rivista. Penso che Orban affronti con concretezza temi che altri affrontano facendo accademia (rectius: ideologia, appunto). Potrà non piacere il suo approccio sull’immigrazione (a me piace), ma ad oggi tutti gli altri stanno fallendo. Ed è un fallimento che verrà pagato dalle prossime generazioni. Non conosco per il resto le politiche interne di Orban, quindi mi astengo su giudizi in questa diversa prospettiva

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