MACEDONIA: Dimissioni nel governo dopo i fatti di Kumanovo, ma Gruevski resiste

Terremoto dimissioni in Macedonia. Il ministro dell’interno Gordana Jankulovska e quello dei trasporti Mile Janakievski non saranno più parte del gabinetto del tre volte premier Nikola Gruevski, in cui sedevano dal 2006. Li sostituiscono, rispettivamente, Mitko Cavkov e Vlado Misajlovski. Dal suo posto viene rimosso anche il capo dei servizi segreti, Sasho Mijalkov, parente del premier. Nelle loro lettere di dimissioni Jankulovska e Mijalkov non danno giustificazioni approfondite, se non la speranza di risolvere così una crisi politica di cui si dichiarano vittime innocenti.

Le dimissioni di Jankulovska arrivano subito dopo l’operazione maldestra della polizia per stanare un gruppo di criminali nella città di Kumanovo con il tragico bilancio di 22 morti di cui 8 agenti di polizia. Tra l’altro contro Jankulovska, Janakievski e Mijalkov l’opposizione macedone ha pubblicato una serie di intercettazioni nelle quali è messa in dubbio la loro reputazione. L’ex ministro dell’interno in alcune intercettazioni non solo appare coinvolta in loschi affari per insabbiare l’omicidio del ventiduenne Martin Neshkovski, picchiato dalla polizia e ucciso dall’agente Igor Spasov (condannato a 14 anni) durante le celebrazioni post-elettorali del 2011, ma è anche accusata di aperto razzismo contro la comunità albanese del paese, che avrebbe definito “indiani selvaggi”.

Il ruolo dell’ex capo dei servizi segreti, Sasho Mijalkov, è il più oscuro di tutti. L’opposizione macedone afferma che Mijalkov aveva relazioni pericolose con la banda criminale di Kumanovo, di cui una parte erano ex soldati dell’UCK albanese. Il servizio di Intelligence del Kosovo, AKI, ha dichiarato che aveva informato il governo e i partner sulla presenza di agenti di Mijalkov nel paese in cerca di uomini per destabilizzare la Macedonia. Mijalkov era anche stato oggetto di un inchiesta giornalista di OCCRP e NOVA che ne aveva scovato appartamenti e conti correnti  a Praga. L’anno scorso alcuni dipendenti dei servizi segreti macedoni erano stati arrestati e condannati per “tradimento” e “per aver svelato segreti ” in un processo celebrato a porte chiuse.

Durante gli ultimi anni il governo Gruevski in Macedonia ha preso la piega di un regime autoritario, dove il governo sceglie i giudici a tavolino o con una chiamata, dove il partito di governo controllava la polizia e in questo modo manipolava su larga scala le elezioni e opprimeva le voci critiche nei media. Le strutture della polizia segreta di Gruevski avevano tenuto sotto costante sorveglianza oltre 20 mila cittadini, quasi un cittadino su cento, tra cui più o meno tutti coloro che hanno peso nella società macedone, indipendentemente dal fatto che fossero alleati o concorrenti di Gruevski.

Le prime tre teste cadute dopo i fatti tragici di Kumanovo possono considerarsi anche come un’operazione di facciata di Gruevski per salvare se stesso o almeno rinviare l’appuntamento con la storia. Ma l’azione non sembra essere riuscita a recuperare al governo di Skopje la legittimità internazionale come “partner contro il terrorismo” che avrebbe voluto. Giusto ieri, in una dichiarazione congiunta, Stati Uniti e Unione Europea, assieme a Francia, Italia, Germania e Regno Unito, hanno denunciato la violenza e, in quello che è finora il più forte monito diplomatico, hanno “reiterato al primo ministro [Gruevski] la nostra preoccupazione che il suo governo non ha fatto progressi nel rendere conto delle molte imputazioni di malefatte rivelate dalle intercettazioni. Questa continua inazione pone seri dubbi sull’impegno del governo della Macedonia ai principi democratici e ai valori della comunità euroatlantica. Un continuo fallimento nel dimostrare questo impegno con azioni concrete metterà a repentaglio il progresso della Macedonia verso l’adesione all’UE e alla NATO”. Solo la Russia continua a restare senza esitazioni dalla parte di Gruevski.

Il rimpasto rischia anche di consegnare ai cittadini macedoni l’immagine di un premier indebolito, che si sa con la faccia al muro e accetta di sacrificare alcune pedine non essenziali pur di restare al governo. “La exit strategy di un governo in caduta libera,” come la definisce Ivana Jordanovska. La società civile, scesa in piazza negli scorsi mesi e settimane al grido di #protestiram, non potrà che uscire galvanizzata da quella che è la sua prima vittoria, e continuare a manifestare per chiedere ancora di più – fino alle auspicate dimissioni dello stesso Gruevski. L’esito della manifestazione organizzata per sabato 17 maggio, inizialmente in dubbio dopo i fatti di Kumanovo, probabilmente dirà di più sul futuro del paese.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

Leggi anche

Peter Handke

Premio Nobel a Peter Handke, l’uomo che nega Srebrenica

Come si fa ad assegnare il premio Nobel per la Letteratura a Peter Handke, uno che nega l'esistenza del massacro di Srebrenica? Uno che andò a piangere sulla tomba di Milosevic?

6 commenti

  1. La Stampa italiana sempre più falsa e filo americana si sa grazie ad internet autori di questo vergognoso articolo che i fatti che avvengono in Macedonia sono legati alla costruzione del Turkish Stream. Gli autori e chi li ha detto di scrivere queste baggianate dovrebbero vergogarsi, vedremo come andrà a finire oggi può essere che la storia dia appuntamento al premier di Macedonia(forse non si è sicuri visto che voi vendete la pelle dell’orso prima di ucciderlo come sempre) , domani l’appuntamento con la storia potrà essere di più di qualche leader filo americano e dei giornalisti che hanno gravi responsabilità.

  2. Per favore non scrivete articoli che falsano così platealmente la realtà delle cose. Fare informazione è una missione oltre che un lavoro.

  3. Carissima Redazione. Non posso scrivere un articolo, che sarebbe lo spazio sufficente per “esporre la mia versione dei fatti”.

    Ad ogni modo due appunti:

    1) La dichiarazione degli ambasciatori non ha “denunciato la violenza” dell’azione delle forze di polizia come lasciate intendere. Non sono arrivati a tanto. La dichiarazione, comunque, si conclude con un incredibile rimprovero al governo che è vera benzina gettata sul fuoco. A Kumanovo vi è stata una vera azione terroristica di più di 50 persone armate provenienti dal Kosovo E NON VI E’ NESSUNA CONDANNA DI QUESTA AZIONE DA PARTE DEI PAESI OCCIDENTALI. In cambio, vi è alla fine un’accusa esplicita contro il governo per i fatti della intercettazione. E proprio in tale momento. Incredibile! Questa la dice lunga su chi ha interessi ad azioni di questo tipo.Il Kosovo è totalmente controllato dagli Usa che vi hanno installato un’enorme base militare. Se qualcuno può pensare che un commando di terroristi albanesi faccia un’incursione in territorio macedone senza il controllo e l’approvazione degli americani buon per lui…. Le accuse del governo circa la provenienza e il controllo di queste azione di chiara impronta destabilizzatrice sono assolutamente razionali e fondate.

    2) Dichiarare che “il governo sceglie i giudici a tavolino o per chiamata” è assolutamente avventato. Non si può generalizzare come una pratica diffusa quello che è contenuto in delle intercettazioni. Per quanto riguarda il controllo sui media e la polizia mi sembra che sia una pratica normale e diffusa da parte dei governi occidentali. Questo non toglie che l’informazione libera ed antigovernativa in Macedonia ci sia eccome, basti pensare a tutta la rete di tv e giornali controllate dal solito Soros e che fanno da volano alle manifestazioni di questi giorni. Ma per favore, ma di cosa state parlando? A parte ciò, spero che non vogliate anche in questo caso fare la distinzione dei due pesi e delle due misure, per cui ciò che è lecito e giusto per i paesi filo-occidentali non lo è per i paesi non allineati. Se di “svolta autoritaria” volete parlare, consiglierei di guardare verso l’Ucraina, dove alle ultime elezioni nelle zone del sud-est hanno votato meno del 20% degli aventi diritto e metà della popolazione non ha una rappresentanza in parlamento (vi ricordate i politici dell’opposizione del partito delle regioni che venivano buttati nei cassonetti della spazzatura? Si, prima delle elezioni…).

    • Caro Paolo

      sul punto 1), non è assolutamente vero che a Kumanovo c’è stato un attacco di terroristi provenienti dal Kosovo. Non so su quale giornale mainstream abbia letto questo, ma non corrisponde ai fatti. A Kumanovo è stata snidata una cellula di ex-combattenti, al momento dormiente, probabilmente reduci della guerra del 2001. Non dei santi, ma non è questo il punto, non siamo qui a dare giudizi morali. E’ stato l’esercito a colpirli, questi vedendosi “scoperti” hanno reagito, ed è successo quello che è successo. Tuttavia questi, le cui responsabilità oggettive saranno da appurarsi con un processo, non provenivano dal Kosovo, erano cittadini macedoni che i seriviz segreti sapevano bene dove andare a prendere. La domanda quindi è: perché “snidarli” adesso? I maligni ci vedono una connessione con le proteste in corso. Tra questi maligni ci siamo anche noi. Il governo tuttavia ritiene che questi stessero per compiere un attentato. Se ha seguito gli eventi sul nostro giornale, avrà letto dello strano attentato di Goshince che molti dubbi lascia aperti sull’origine e le ragioni di quell’attacco. Il Kosovo, come dice lei, è un protettorato americano e non si muove foglia che Washington non voglia. I guerriglieri UCK sono tutti in parlamento oggi. Il paese è “sigillato”, sembra assai improbabile una penetrazione dal Kosovo.

      sul punto 2), di Ucraina parliamo già abbastanza, e se ci legge sa che non siamo teneri con Kiev. Non è questa la sede. Sul sistema giudiziario, se ha seguito i recenti processi si renderà perfettamente conto che l’ingerenza del governo sull’operato della magistratura è enorme. Alla base della democrazia c’è la separazione dei poteri, l’esecutivo dal giudiziario (e dal legislativo). Non è il caso della Macedonia e negarlo significa mettersi il salame sugli occhi. Sull’indipendenza dei media, come dice lei, è carente. Il fatto che sia carente anche altrove non è una giustificazione né ci esenta dalla critica.

      Infine una riflessione generale. Ho notato che negli ultimi tre giorni si cita Soros ovunque. Non gode certo della nostra simpatia, e su questo giornale lo abbiamo dimostrato. Tuttavia mi sorprende questo fuoco di fila che sa tanto di imbeccata. Persone che fino a due settimane fa, quando la crisi in Macedonia era già gravissima, nemmeno sapevano dove fosse il paese, si svegliano oggi esperti della materia e ficcano Soros, il “gomblotto”, ovunque. Soros ha interessi in mezza Europa, se non tutta. Non è una novità. Quella in corso in Macedonia non è una rivoluzione colorata. E fino a ieri l’altro, Gruevski implorava l’ingresso nella Nato. A me sembra che si cerchino analogie che non ci sono con l’Ucraina o altri scenari. Le analogie sono suggestive ma sono buone la sera al bar. Se segue su Twitter l’hashtag #protestiram, noterà che le proteste hanno un’anima “socialisteggiante”, strizzano l’occhio a Taksim e ai Plenum bosniaci, che sono espressioni della protesta “da sinistra” (mi passi il termine, per capirci). Non so dire quanto la mia impressione su questo sia corretta, ma andrò presto a vedere di persona che succede.

      Cordialmente

      Matteo Zola

      • La notizia dell’ingresso dei terroristi dal Kosovo eè diffusa dappertutto e mi sembra molto più plausibile di quella da lei avanzata come certa di “una cellula di ex-combattenti, al momento dormiente”. Una cellula, mi scusi, non comprende più di 50 persone, ma due o tre. Comunque, il fatto che così tante persone armate siano riunite in un solo luogo sta solo a significare che stavano per compiere qualcosa di “non bello” e ogni governo occidentale avrebbe mandato l’esercito o quant’altro per combatterli. In tal senso il governo macedone ha fatto solo il suo dovere, ovvero proteggere la legalità e il principio di diritto per cui è lo stato che detiene il monopolio della forza. Non riesco, dunque, a capire che senso abbia la sua domanda sul fatto che l’intervento del governo sia avvenuto proprio ora. Sarebbe razionale porsi la domanda opposta, ovvero, ammessa come vera la sua ipotesi, per quale motivo queste persone si siano riunite ARMATE per compiere delle azioni di destabilizzazione proprio in questi giorni di protesta.

        Non voglio dilungarmi sulle altre questioni. Il paragone con l’Ucraina, dove vi è in tutta evidenza un sistema autoritario e antilibertario, è tuttavia opportuno per poter misurare la lealtà, la correttezza e la verità delle critiche dei paesi nato alle autorità macedoni. Per ciò che riguarda Soros, è lui stesso ad aver ammesso di aver avuto un ruolo fondamentale nella destabilizzazione della Georgia e dell’Ucraina. Attenzione, adesso è presente anche in Macedonia. Speriamo che lei abbia ragione, e che non siamo in presenza di una nuova rivoluzione colorata. Sarebbe una tragedia per quel paese e per tutte le vittime che ne conseguirebbero.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: