FINLANDIA: Elezioni, Helsinki svolta a destra

I risultati delle elezioni in Finlandia, tenutesi domenica 19 aprile con un sistema proporzionale, fanno presagire una relativa svolta a destra per il paese nordico, con la fine dell’attuale grande coalizione tra Coalizione Nazionale, Socialdemocratici, Cristianodemocratici e Popolari Svedesi, guidata prima da Jyrki Katainen e oggi da Alex Stubb.

Come già era stato tra il 2003 e il 2011, i 4,5 milioni di elettori finlandesi hanno affidato la maggioranza relativa al Partito di Centro (Keskusta, agrari e conservatori) guidato dall’imprenditore di Oulu Juha Sipilä che raccoglie il 21,1% dei voti e 49 seggi (+5,3%, +14) all’Eduskunta, il Parlamento di Helsinki. Sipilä dovrebbe essere quindi il nuovo premier incaricato. Secondo il quotidiano Yle, sarà il caso ora che Sipilä abbandoni l’aura di mistero che l’ha finora accompagnato, e prenda posizione sui diversi dossier politici aperti per il paese.

Juha Sipilä, 54 anni fra pochi giorni, è un parvenu della politicaImprenditore di successo, negli anni ’90, intuendo il potenziale del mercato della telefonia mobile, fu maggiore azionario di Solitra, un’impresa di componenti per telefoni cellulari venduta per fior di milioni ad una compagnia statunitense. Sipilä viene eletto tra le fila del Keskusta alle elezioni parlamentari del 2011, anno in cui il partito dopo quattro anni al governo viene punito alle urne e perde sedici seggi. Nel 2012 diviene presidente del partito e, appena tre anni più tardi, il Centro torna al potere in Finlandia. Sipilä intende seguire una politica di tagli alla spesa pubblica, più flessibilità del mercato del lavoro e riduzione del welfare, misure in linea con le politiche d’austerità già intraprese dai governo Katainen e Stubb. Allo stesso tempo, Sipilä scommette sull’innovazione nel campo delle bioindustrie che, afferma, potrebbe portare alla creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro. Il suo è uno slogan semplice ma piuttosto indicativo: “Sistemiamo insieme la Finlandia”. Già, ma insieme a chi?

Per governare, in effetti, Sipilä dovrà costruire una coalizione di maggioranza. E qua sta il nodo sul ruolo che avranno, nel prossimo governo, i (Veri) Finlandesi di Timo Soini (Perussuomalaiset), partito di destra xenofobo e populista che con il 17,6% (-1,4%) ha ottenuto 38 seggi (-1). Nonostante il leggero calo, PS ha evitato il tracollo previsto dai sondaggi e si è ritrovato secondo partito del paese. “Siamo qui per restare”, ha dichiarato Soini in serata, anche se il suo compagno di partito Jussi Halla-Aho, ha aggiunto di non essere al 100% sicuro che il partito sia abbastanza matura da partecipare al governo. In base alla cultura politica finlandese, sarebbe difficile per loro sottrarsi alla partecipazione ad un nuovo governo. Secondo Teemu Lehtinen, “sarebbero visti come non in grado di assumersi delle responsabilità, ma solo di lamentarsi. Ora gli viene data una possibilità, e farebbero bene a prenderla”.

Terzo partner di governo, per Sipilä, sarebbe il Partito di Coalizione Nazionale (Kokoomus) dell’attuale premier Alex Stubb, liberale e liberista, favorevole all’integrazione europea e perfino all’adesione alla NATO, in un paese dalla tradizione neutralista come la Finlandia. Il Kokoomus, che con il 18,2% (-2,2%) ha ottenuto 37 seggi (-7), sarebbe l’ala europeista e liberista della coalizione e garantirebbe la continuità con i governi dell’ultima legislatura. Resterà probabilmente al governo, come da trent’anni a questa parte, anche il Partito Popolare della minoranza svedese con i suoi 9 seggi.

Resterebbe così escluso dai giochi il Partito Socialdemocratico di Antti Rinne (16,5%, -2,6%; 34 seggi, -8), uno dei grandi sconfitti della tornata elettorale. All’opposizione andrebbero anche i Verdi, in crescita (8,5%, +1,3%; 15 seggi, +5), e la Sinistra (7,1%, -1%; 12 seggi, -2); entrambi i partiti avevano abbandonato il governo Stubb per protesta contro la costruzione di nuove centrali nucleari. Per la prima volta entrano in parlamento anche due deputati di origine straniera, Ozan Yanar per i Verdi e Nasima Razmyar per i socialdemocratici (in Finlanda la popolazione immigrata non arriva al 3% del totale). Insieme, le forze di sinistra non arrivano ad un terzo dei seggi nel nuovo Parlamento. Secondo Josh Kitto, la mancanza di una risposta di sinistra alle politiche d’austerità è da collegare al ritardo nell’industrializzazione del paese, rimasto molto più rurale rispetto alle vicine Svezia e Norvegia, e al fatto che nell’immaginario collettivo la sinistra resta legata all’Unione Sovietica. Gli ultimi seggi sono andati ai Cristiano Democratici (5) e alla Coalizione delle isole Åland (1).

I maggiori partiti finlandesi – programmi alla mano – coincidono nel considerare necessario introdurre misure d’austerità per rilanciare l’economia finlandese sulmercato internazionale, anche se differiscono circa i modi di contenimento del debito pubblico. È dunque probabile che nelle consultazioni di governo saranno anche altri temi a giocare un ruolo determinante.  Sipilä potrebbe trovare difficoltà a costruire un programma comune con Stubb e Soini, specialmente se il Parlamento finlandese dovrà votare su un piano di salvataggio della GreciaGià nel 2011 il leader dei Veri Finlandesi si era dimostrato intransigente sulla questione. Oggi, tuttavia, potrebbe mostrarsi più malleabile per garantirsi il posto di governo.

Un altro aspetto importante riguarda la NATO e, di conseguenza, la Russia. Quello dell’adesione al Patto Atlantico è un tema ricorrente nel dibattito politico finlandese, ma anche molto delicato proprio in virtù del suo ingombrante vicino. La Russia ha sempre – più o meno indirettamente – posto il veto circa l’ipotesi di un’adesione congiunta di Svezia e Finlandia alla NATO. Sipilä non è ostile all’idea in sè, anche se preferirebbe un rafforzamento della cooperazione militare tra i paesi del Nord Europa – un progetto che, d’altro canto, è in cantiere già da un po’. Il peso della Russia deriva anche, o forse soprattutto),dal fatto di essere uno dei più importanti partner commerciali di Helsinki: le sanzioni UE per il ruolo di Mosca nella guerra in Ucraina, e le controsanzioni russe, hanno così colpito, seppur indirettamente, diverse compagnie finlandesi.

Insomma, le questioni sul tavolo sono diverse e, vista la relativa “opacità” del leader del Partito di Centro, sarebbe forse azzardato lanciarsi in previsioni circa l’esito delle consultazioni. Quel che è certo è che, senza Stubb e con un Soini in gran spolvero, la composizione della futura coalizione potrebbe avere conseguenze importanti sul piano internazionale. La Finlandia svolta a destra: resta solo da capire quanto.



Foto: Europe Decides; infografiche: Filipe Henriques

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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