UNIONE EUROPEA: Barroso vs Putin, l'Europa ferma Gazprom

di Matteo Zola

Finalmente l’Europa ha preso una posizione forte nei confronti del potente vicino russo. Lo ha fatto durante il vertice Ue-Russia che ha avuto luogo ieri a Bruxelles. L’argomento è di quelli caldi: il gas. L’Unione ha infatti varato una politica di liberalizzazione dell’energia che prevede, tra l’altro, l’unbundling per tutti, cioè la separazione tra produzione da una parte, trasporto e distribuzione dall’altra. In breve, il divieto per Mosca di possedere gasdotti nell’Unione.

Con unbundling local loop (accesso disaggregato alla rete locale) si indica la possibilità, da parte di nuovi operatori energetici, di usufruire delle infrastrutture esistenti per offrire ai clienti servizi propri, pagando un canone all’operatore legalmente proprietario delle infrastrutture che, in sostanza, ne perde l’esclusiva proprietà e il monopolio.

La reazione di Putin non si è fatta attendere: “Queste regole Ue equivalgono a una confisca di proprietà e per di più sono destinate a far aumentare i prezzi perché se i gasdotti saranno utilizzati anche da piccole società queste vorranno aumentare i prezzi per fare più profitti”. José Barroso, il presidente della Commissione, è immediatamente intervenuto in difesa della nuova normativa europea. «Noi siamo favorevoli al divorzio tra produzione e distribuzione. Per farlo ci sono diverse opzioni, spetterà a ciascun Paese della Ue scegliere quella che preferisce. Comunque si tratta di una legislazione che non è in nulla discriminatoria versi i Paesi terzi: vale per la Russia come per la Norvegia, è compatibile con le regole della Wto e anche con i nostri accordi con Mosca». Dura lex, sed lex. Così Gazprom si scontra con le norme antitrust dell’Unione perdendo di fatto la posizione dominante.

E’ noto come la Russia abbia, negli ultimi anni, portato avanti una politica energetica che puntava a fare di Mosca il principale (se non l’unico) fornitore di gas verso l’Europa. Un processo che ha spinto molti leader del vecchio continente a flirtare con il Cremlino, chiudendo un occhio sulle violazioni dei diritti umani in Russia e sui massacri in Cecenia. Non solo, Francia, Germania e Italia hanno attivato importanti partnership con Gazprom per la costruzione di gasdotti verso l’Europa, abbandonando così il progetto Nabucco che -in costruzione con i soldi di Bruxelles- intende garantire sicurezza energetica all’Unione senza farla dipendere esclusivamente da Mosca. Indipendenza energetica che significa anche indipendenza politica.

Durante il vertice di ieri Putin non ha mancato di punzecchiare l’Europa sulle sue esitazioni a costruire i gasdotti Nord Stream e South Stream destinati a portarle il metano russo: «Oggi diventano sempre più importanti e se fossero già in funzione l’Unione non sarebbe a rischio» di fronte alle incognite in Libia. Proprio i due gasdotti in questione rappresentano una grave ingerenza russa nei rapporti interni tra i membri dell’Unione. La politica energetica si lega a quella estera. Così il North Stream aggira i Paesi baltici e la Polonia (che non hanno buoni rapporti col Cremlino) per rifornire direttamente la Germania “amica”. Un divide et impera cui l’Europa, ieri, si è per la prima volta opposta.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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