MAFIA: Pomodori ripieni di dinamite

di Daria Costantini

Pomodori ripieni di dinamite, Paradižniki, polnjeni z dinamitom, questo il titolo dell’ultimo libro di Aleksandar Pisarev, uno dei maggiori giornalisti investigativi macedoni. Un libro che gli è costato tremila chilometri di andirivieni per i Balcani occidentali per scoprire un traffico di tonnellate (dalle quattro alle sei ogni mese) di cocaina dalla Turchia attraverso la Macedonia, il Kosovo e la Bulgaria ed ancora avanti, proseguendo attraverso la Slovenia verso l’Europa occidentale. Nulla di nuovo fin qui. Tuttavia in gioco non c’è solo la droga, ma anche armi e persone.

“Le vie di contrabbando più importanti per la verità non sono altro che le vie che un tempo collegavano gli estremi della Jugoslavia. Oggi queste arterie, dopo la caduta della Jugoslavia, si ritrovano ad attraversare confini che da amministrativi sono diventati statali. La polizia è al corrente dei commerci illegali ma non può farci nulla considerando che proprio non riesce a sorvegliare a dovere tutte queste strade. Quest’ultime vengono peraltro mantenute in ottimo stato. Chi le mantiene? La mafia! Proprio così: la mafia ha formato un efficace sistema logistico basato sulla povera popolazione locale e sulla corruzione di poliziotti e finanzieri che, in cambio di una piccola somma, permettono un facile attraversamento dei confini statali” spiega Pisarev al quotidiano sloveno Delo, aggiungendo che la rete criminale balcanica è “a due braccia“. Entrambe partono dalla Serbia e portano in Kosovo dove si concentra il traffico di droga e di persone. Già, persone: immigrati illegali che vengono poi instradati, via Macedonia, verso la Grecia oppure via Albania verso l’Italia. Entrambi i bracci del traffico umano portano fin dentro ai confini dell’Unione. Confini evidentemente non inviolabili.

“Dicono che sia meglio essere un poliziotto di frontiera che un ministro del governo serbo”, spiega Pisarev: “E’ la polizia a guidare le danze”. Non c’è solamente il contrabbando di droga e persone.  Tutti i Balcani sono un via vai di traffici illeciti, solo in apparenza minori ma capaci di fruttare milioni di euro. “Anche le cosce di pollo fruttano bene: a causa dei prezzi bassi e delle tasse, un chilo di cosce di pollo in Kosovo costa quasi 50 centesimi meno che nella vicina Serbia. Come dimostrano i dati, i contrabbandieri ne portano ogni giorno attraverso il confine serbo-kosovaro fino a dodici tonnellate. Conto totale: ventimila chili per cinquanta centesimi per trecento giorni”. Verso la Serbia ogni giorno viaggiano anche camion pieni di materiale tecnico che in Kosovo costa meno. Ed ecco qui una nuova possibilità di guadagno, le strade sulle quali il camion, quasi sicuramente, non verrà controllato, sono del resto ben note.

Il guadagno maggiore deriva indubbiamente dal commercio illegale di nafta, particolarmente tra il Kosovo e il Montenegro. In Kosovo, il quale conta poco meno di due milioni di abitanti, ci sono più di 4000 distributori di benzina, e un litro di carburante costa 70/80 centesimi. Questo dato ci fa capire quanto possa essere fruttuoso trafficare la nafta e i suoi derivati in questa parte dei Balcani occidentali. Pisarev racconta che un intervistato gli ha riferito di aver visto con i propri occhi una cisterna fermarsi a un tiro di schioppo dal confine tra il Montenegro e il Kosovo, arrivare due uomini i quali hanno attaccato un tubo che arrivava fino al bosco e a vicini paesi: Novo Selo, Jablanice e Radaci; nelle vicinanze poi aspettavano vari camion per poter attingere anche loro all’oro liquido.

Durante le sue indagini Pisarev è giunto alla conclusione che i processi europei, a partire da quello di integrazione, considerano gli stati dei Balcani figliastri non di certo benvoluti. Come spiega nel suo libro, proprio questo disinteresse da parte europea aiuta a non far venire alla luce gli interessi dei diversi gruppi criminali che in queste zone guadagnano milioni di euro con la vendita e il contrabbando di droghe, armi e persone. “I confini interni di quella che fu la Jugoslavia sono bucherellati come il formaggio. E questo viene abilmente sfruttato dalle organizzazioni criminali che non poche volte, d’accordo con la finanza riescono facilmente a portare a termine i loro affari di compravendita”. Affari fatti non solo di stupefacenti o armi, che producono una criminalità diffusa cui le istituzioni non sanno far fronte. E spesso non vogliono.

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