ALBANIA: Mafia, povertà e assenza di diritti. La faccia nascosta del "miracolo albanese"

L’Albania non è quella che viene raccontata dai media italiani: non è cool, come raccontata dal settimanale l’Espresso, non è “l’alba di un nuovo giorno”, come dice la Rai. La “rivincita dell’Albania ha un’altra faccia della medaglia. Quando Saviano scrive di “albanesi alla riscossa“, portando avanti la diffusa narrazione del “miracolo albanese”, dimentica (o ignora) l’estrema gravità del quadro politico ed economico.
Quella proposta dai media italiani è un’immagine falsa, perché l’Albania non è solo Tirana e suoi bar chic e i call-center italiani, ma anche altre città ridotte letteralmente alla miseria per mancati investimenti e amministrazioni corrotte. Non esiste il miracolo albanese e chi lo afferma mente sapendo di mentire. Non bastano Barbara d’Urso o Ezio Greggio, freschi di contratto con Agon Channel, a fare il benessere. Come ha detto l’intellettuale Fatos Lubonja, “la politica albanese cerca di manipolare i cittadini attraverso i media internazionali sfruttando le debolezze di persone che per stare meglio hanno bisogno di autocompiacersi”.
Ufficialmente la disoccupazione in Albania è al 18.3%, un giovane su due è disoccupato, ma in realtà è molto più elevata. La crescita economica del 2% del 2014 non è reale. L’Istat albanese ha affermato ultimamente che circa 46.000 persone hanno lasciato il paese nel 2014, e secondo l’Eurostat 16.500 cittadini albanesi hanno richiesto asilo in un paese Ue. L’emigrazione non si è mai fermata. Certo, molti imprenditori italiani hanno deciso di delocalizzare o aprire nuove aziende in Albania, ma a che prezzo? Il primo ministro Edi Rama ha dichiarato: “investite da noi, poche tasse e nessun sindacato”. 
L’Albania ha un sistema produttivo simile a quello italiano, basato essenzialmente sulle piccole e medie imprese. La compatibilità dei due sistemi costituisce pertanto un elemento di attrazione del flusso degli investimenti dall’Italia in un contesto di crescita positiva ed in aumento. Nell’ultimo decennio l’imprenditoria italiana ha conseguito un notevole livello di radicamento nel mercato albanese, detenendo tuttora il primato tra le presenze straniere, con circa 400 piccole e medie imprese attive soprattutto nel manifatturiero, nelle costruzioni e nei servizi, tra cui spiccano gruppi industriali medio-grandi (Italcementi, Coca-Cola Albania, Intesa San Paolo e Conad) che operano prevalentemente lungo la costa adriatica e nella parte occidentale del Paese. Ai vantaggi sugli oneri fiscali (flat-tax al 15 %) si aggiunge un basso costo della mano d’opera che conosce l’italiano.
Lo sfruttamento della manodopera a basso costo con maggiori profitti per gli imprenditori, la mancanza dei sindacati e l’assenza di diritti per i lavoratori sono oggi una triste realtà in Albania. Il premier socialista Edi Rama, in un recente incontro in Italia, si è vantato di non avere sindacati o altre forme di bilanciamento sociale per i diritti dei lavoratori. Migliaia di operai e lavoratori sono oggi senza diritti nel paese perché lavorano in nero e in condizioni precarie. La politica del nuovo governo ha dato poche risposte chiare e risolutive. La povertà crescente, la disoccupazione, la corruzione, l’ingiustizia sociale, il clientelismo, la corruzione non sono state affrontate dal governo ma solamente nascoste tramite un efficace make-up televisivo.
La situazione nel paese è tesa, negli ultimi due anni sono avvenuti 165 attentati dinamitardi (circa uno alla settimana) per mano della criminalità organizzata. Fatti di cui i media italiani non parlano, forse per non turbare l’idilliaca rappresentazione dell’eldorado albanese. La mafia si è persino permessa di fare un attentato al padre del ministro dell’Interno per lanciare un messaggio: nessuno è al sicuro. E nessuno indaga a causa dell’intreccio tra mafia e politica. Ancora oggi, dopo due anni di attentati, la polizia di Stato e il ministero dell’Interno non hanno provveduto alla creazione di un corpo d’élite e alla formazione di agenti capaci di contrastare il fenomeno. Parlare di miracolo albanese in un clima perenne di insicurezza, di attentati, di disoccupazione, di miseria, vuol dire non vivere nella realtà ma in un mondo fantastico utile agli interessi di chi lo propaganda.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

Leggi anche

elezioni

ALBANIA: Alle elezioni amministrative un paese sull’orlo di una crisi di nervi

Le prossime elezioni amministrative in Albania si sono trasformate nell'ennesimo scontro senza esclusione di colpi tra governo e opposizione. Con elementi di novità drammatici, che mettono a rischio la tenuta democratica del paese. E intanto l'Europa sembra allontanarsi.

15 commenti

  1. Se è legittimo analizzare in modo critico la situazione economica e politica di un Paese, trovo di cattivo gusto che questa redazione esprima la sua chiara anti-albanesità usando quella specie di aquila spelacchiata per deridere il simbolo della bandiera nazionale. Vi invito pertanto di togliere quella immagine. Grazie!

    • Caro lettore

      prima di risponderle nel merito, una premessa. Non le consento di dire che la redazione esprime “anti-albanesità”. Perché non è vero, perché non ci conosce, e perché dimostra di non avere letto nulla di quanto scritto nei cinque anni precedenti su questo giornale. Il fatto poi che l’articolo sia scritto da un albanese, direi che dovrebbe bastare a confutare questa sua temeraria affermazione.

      Ora vengo al merito della sua critica. L’aquila è spennata, perché spennato è il paese. Spennato da una classe dirigente corrotta, spesso incapace, e non meritevole di rappresentare i cittadini albanesi che con fatica, orgoglio e impegno vivono e lavorano nel paese e all’estero. Questa è l’opinione che sta dietro alla scelta dell’immagine in questione. Se lei ci ha visto qualcosa di denigratorio, è probabilmente legato al fatto che il suo pregiudizio – che l’ha portata ad accusarci di “anti-albanesità” – non poteva trovare altra motivazione che non fosse negativa.

      Cordialmente

      Matteo Zola

      • Buongiorno,
        sono albanese e torno ogni anno in Albania e mi fa piacere questo articolo perchè almeno per una volta significa che proviamo a vedere la realtà non solo quello che ci piace come facciamo spesso….
        I media i italiani ci vedono cosi perchè giustamente loro si ricordano di noi come quelli che fino a pochi anni fa venivamo coi barconi, oggi non è più cosi e di strada ne è stata fatta ma chi come me conosce l’Albania e ci va regolamente sa bene che la realtà non per nulla rosea e quanto scritto nel articolo è una istantanea della realtà.
        Se vogliamo andare avanti e migliorarci non possiamo far finta che certe cose non esistono…
        La corruzione è una piaga della nostra società talmente imbarazzante e forte che a mio avviso l’immagine scelta per l’articolo è perfetta….è vero oggi l’Albania è un paese spennato da pochi che oramai sono sempre più ricchi a fronte della massa della popolazione a cui a tutt’oggi mancano i servizi primari.
        Dobbiamo imparare ad accettare le critiche e non nasconderci dietro il discorso dei simboli nazionali perchè non ci piace che qualcuno ci faccia presente che siamo ancora molto molto lontani….

        • La questione non è se vi conosco o meno. Semmai lei può chiedersi se vi lego? In tal caso ti rispondo sì, lego i vostri articoli. E com’è naturale, ci sono articoli che mi dicono delle cose interessanti, e altri che non mi convincono. Tuttavia, a mio parere, il vostro “fare informazione” sull’Albania, usa spesso la stessa visuale, sicuramente di parte, ultimamente demolitrice. Il fatto che a scrivere sia un albanese non può essere sventolato come segno di garanzia: quanti giornalisti italiani denigrano l’immagine dell’Italia per portare acqua al mulino dei loro padroni? E ho l’impressione che anche l’ultimo articolo conferma la vostra scelta di campo. È una mia impressione forse. Ma allora mi permetta di sollevare alcuni dubbi.
          Perché non ha chiesto all’autore dell’articolo di approfondire le cose che dice? Io sono un lettore medio, e se uno mi dice che la crescita di 2% non è reale, mi deve dire qual è quella reale? Se poi mi dice che hanno lasciato il paese in 46.000 nel 2014, vorrei sapere quante persone emigravano prima. Se mi dice che l’imprenditoria italiana delocalizza in Albania, io mi convinco che questo accade perché gli investitori italiani trovano garanzie d’investimento. Quindi dov’è il problema? E’ un problema morale? L’autore dice che il capo del Governo albanese si è vantato dell’assenza dei sindacati, ma non capisco dove siano finiti i sindacati. Gli ha spazzati via questo Governo? Me lo deve dire, altrimenti io penso che, come ha fatto Clinton e Blair, anche Rama mantiene alcuni disastri fatti dai predecessori? Anche perché ad esempio io ricordo le manganellate che hanno preso negli anni scorsi quegli insegnanti, quei medici e quegli operai che hanno osato di organizzarsi in sindacati e chiedere migliori condizioni, mentre a trattare le riforme strutturali con il FMI non era sicuramente Rama. E allora non capisco perché non viene detto anche questo.
          Più avanti, l’articolo che lei ha pubblicato continua dicendo che negli ultimi due anni sono avvenuti 165 attentati dinamitardi per mano della criminalità organizzata. Ma non dice, qual è l’organizzazione mafiosa? chi sono i capi? quali sono i suoi affari? dove opera?
          In Albania non esiste la “Cosa Nostra” come quella vostra. Allora il mio sospetto è che esiste invece una classe politica che nel momento in cui si sente in pericolo usa gli stessi strumenti della vostra “Cosa Nostra”. Ma forse è solo un immaginario collettivo infondato. Ora io non pretendo che il vostro giornalista facesse nomi e cognomi dei mandanti di questi atti terroristici – il coraggio uno non se lo può dare – ma se fossi io il direttore del giornale, gli avrei chiesto come minimo di fornire ai lettori qualche elemento in più per capire la natura e le dimensioni del fenomeno. Altrimenti si accetta di pubblicare un articolo demagogico, uguale ai comunicati stampa che l’opposizione ci somministra quotidianamente.
          Infine da albanese che vive in un Paese che finalmente sta cambiando, non capisco qual è la notizia? Italiani, non parlate bene dell’Albania? Per anni i media italiani ci hanno descritti come portatori di criminalità, e, convincendo l’opinione pubblica che tutti i reati erano commessi dagli albanesi, hanno condizionato la scelta elettorale di milioni di italiani spaventati. Certo, si può criticare tutto, ma sinceramente sono contento se finalmente qualcuno decide di raccontare anche altro del mio Paese.
          Tornando alla nostra bandiera, personalmente non credo ci sia ancora un nazionalismo albanese. Per fortuna! Nonostante ciò, ho la sensazione che ci volete tenere ancorati ad un immagine arcaica, e che si cerca di inventare la questione nazionalismo, anche quando non c’è. Lei dice che l’immagine dell’uccello spennacchiato aveva un significato “economico”. Guardi, le potrei anche credere. Ma sono abituato a confrontarmi sulle questioni che mi interessano e l’ho fatto anche questa volta con altri compagni. Ebbene, nessuno ha capito il messaggio. Insomma, se ci fosse stata una vignetta con affianco un commento che spiegasse come continua ad essere spennato il popolo albanese, forse sarebbe stato molto più comprensibile, e sicuramente più appuntito. Ma così, rimango convinto che sia stata una scelta infelice. In fondo, il giornalismo ha delle regole chiare e le immagini devono essere di facili comprensioni. Ancor di più se si gioca con le insegna nazionali, specialmente in un Paese dove esiste il reato di vilipendio alla bandiera.

          • Gent. Antikom

            mi permetto di dirle che è molto lontano dall’aver compreso il contenuto dell’articolo il cui intento è solo quello di spiegare che le retoriche da “eldorado” messe in campo ultimamente dai politici e dai giornalisti servono solo a rendere il paese appetibile per gli investimenti di imprenditori in cerca di lavoratori da sfruttare, pagandoli poco, senza dar loro diritti. Quello, a casa mia, si chiama “sfruttamento”, non “investimento”. E che la stampa italiana faccia il gioco degli sfruttatori, non ci piace. Bisogna tenere accesa la luce sulle problematiche del paese affinché vengano risolte. E’ questo lo scopo del giornalismo: portare all’attenzione pubblica i problemi. In Albania i problemi essenziali sono di tre tipi: rispetto dei diritti dei cittadini, tra cui i diritti connessi al lavoro (qui una rapida disamina degli sforzi fatti dal paese e quelli ancora da fare http://cartografareilpresente.org/article687); corruzione diffusa nella classe politica; presenza della criminalità organizzata (qui un’inchiesta pubblicata su un mensile vicino all’associazione Libera: http://www.narcomafie.it/2012/05/29/la-mafia-bicipite/).

            Questi problemi non vanno nascosti sotto il tappeto. La denuncia che facciamo è quella di falsificare la realtà per darne un’immagine edulcorata che serve solo agli interessi dei politici e degli imprenditori. Questo non ha nulla a che vedere con l’essere “anti-albanese”, anzi a me pare un modo di essere “pro”. Lei si agita molto nel difendere Rama, e fa bene se lo ritiene corretto. Ma allora mi pare che il problema, dal suo punto di vista, sia la critica a Rama più che l’anti-albanesità.

            Allora riduciamo questa querelle per quella che è: un elettore socialista infastidito dal leggere articoli di critica verso il governo? Ma allora non tiriamo in ballo i massimi sistemi accusandoci di cose che non stanno né in cielo né in terra.
            E infine, se intende intimidirci con quel suo agitare il reato di vilipendio alla bandiera, guardi che ha sbagliato persone. In primo luogo, perché in Italia non c’è nessun reato del genere. E se intende con questo minacciare il nostro collaboratore, che essendo albanese potrebbe ricadere nella specificità di cui sopra, oltre a fare una figura miseranda lei dimentica anche che il giornale in questione è responsabile, non l’autore, ed è un giornale italiano.
            E con questo la sua possibilità di interagire con questo sito sono concluse, poiché non intendiamo accogliere tra i nostri lettori persone che accusano senza fondamento e cercano di intimidire usando nickname. Ma i nomi, è vero, bisogna avere il coraggio per usarli. Cordialmente

          • tomka
            >>>>>
            In Albania non esiste la “Cosa Nostra” come quella vostra.
            Allora il mio sospetto è che esiste invece una classe politica che nel momento in cui si sente in pericolo usa gli stessi strumenti della vostra “Cosa Nostra”
            >>>>>
            Ovvio, perché ogni Paese ha la sua mafia, per cui l’Italia ha Cosa Nostra, la Camorra, etc.; mentre voi avete la vostra mafia albanese, così come i russi hanno la loro mafia; idem per cinesi, giapponesi, colombiani, etc.
            Quindi? Dov’è il problema?
            E che senso ha sostenere che la vostra classe politica userebbe gli stessi strumenti di Cosa Nostra?
            L’ipotesi che i suddetti usino “strumenti albanesi” (non italiani), quindi autoctoni e non importati, non ti sfiora neppure un po’ ?
            Ascolta, un po’ di sana autocritica non farebbe male, né a te, né a tutti gli albanesi che ragionano come te.*

            ——————

            * In tal senso gli italiani sono dei “maestri”, perché se in Europa c’è un popolo che – per tutta una serie di ragioni storiche -, tutto può essere considerato tranne che nazionalista, ebbene quello è il popolo italiano. Un popolo esterofilo, fortemente convinto che l’erba del vicino sia sempre più verde; un popolo anti-nazionalista ma campanilista, che parla quotidianamente male del proprio Paese ed elogia tutto ciò che è straniero, facendo così montare la testa ai medesimi stranieri, i quali si sentono poi autorizzati a giudicarci.
            Ergo, i peggiori nemici dell’Italia, sono gli stessi italiani.
            Non altrettanto si può dire degli albanesi, che al contrario degli italiani, sono fortemente nazionalisti.

        • caro Forrest

          davvero la nostra non è una critica all’Albania, ma una critica a chi dipinge l’Albania per come non è solo per proprio tornaconto politico ed economico, nascondendo i problemi reali del paese e delle persone. Mi spiace che l’articolo sia stato interpretato come una critica al paese. Non siamo nessuno per criticare un paese, ma criticare i politici, gli imprenditori senza scrupoli, i corrotti, è invece una cosa che riteniamo giusto fare. Cordialmente

          Matteo

      • Valerio Chiezzi

        Mi pare fin troppo facile sollevare critiche e obiezioni su un Paese che sta incamminandosi solo ora verso una situazione moderna e progredita.
        La classe politica è corrotta e collusa con la criminalità? Può darsi ma non è certo un italiano che può sollevare questo genere di osservazioni.
        Operazioni di make up televisivo? Ma dico… Con quello che succede da noi?
        Nel complesso trovo l’articolo fondamentalmente inutile oltre che pretestuosamente offensivo.
        Forza Albania!!

        • Valerio, ha ragione, un italiano non può. Ma un albanese potrà? perché l’autore è albanese… poi, questo sito parla di Europa orientale. Cosa dovremmo fare, tacere perché l’Italia – che non è tema di questo sito – è egualmente corrotta? Tra l’altro, quasi nessuno degli autori abita in Italia. E nemmeno l’autore di questo articolo…

        • Tralasciando il fatto che l’autore dell’articolo è un albanese, per quale motivo un italiano non potrebbe evidenziare la corruzione della classe politica albanese? Perché mai un italiano non potrebbe parlare della mafia albanese? Forse gli albanesi non parlano della mafia italiana? Oppure della corruzione dei politici italiani? Nel primo caso è vietato, nel secondo no? Ehi, Valerio, tu sei l’ennesimo caso di italiano esterofilo e disfattista, convinto che l’erba del vicino sia sempre più verde.
          Peccato che la realtà sia molto diversa e che nel mondo ci sia molto di peggio dell’Italia, ovvero di un Paese che 25 anni fa era la quarta potenza economica mondiale e che per lungo tempo è stato la quinta potenza.

  2. Caro Direttore, mi sa che lei non è abituato ad essere messo in discussione, il che non fa di lei un buon giornalista. Il suo collaboratore può scrivere quello che vuole. Infatti, sin dall’inizio ho rivolto le mie osservazioni alla redazione poiché sono sicuro che la scelta dell’immagine non sia dell’autore. Anche sui contenuti dell’articolo le ho fatto notare alcune carenze che solitamente si rilevano in fase redazionale, ma che non le interessava approfondire per le ragioni che ho già detto.
    Minacciare? Querelare? Visto che non ha capito le spiego che non ho parlato di vilipendio alla bandiera per minacciarla, ma semplicemente per ricordarle l’importanza dei simboli: se nel vostro Paese la bandiera è difesa dalla legge significa che anche le bandiere degli altri vanno rispettate nella stessa misura.
    Non ho mai votato Rama, ma se lei sposta il piano della discussione sulla mia scelta elettorale, significa che non ha altri argomenti. E allora ha ragione lei, meglio troncare qui questo confronto. Può “accogliere” solo lettori contenti.

    P.S. visto che ignora l’esistenza della norma che tutela i vostri simboli nazionali, la invito di rileggere l’art. 292 del C.P. Rifletta! Magari proponga questo cartaceo alla sua prossima riunione di redazione e prova a sentire anche il parere dei suoi collaboratori.

    • Gent. Tomka

      ha ragione, mi scuso e ammetto di non avere compreso subito la sua critica. Ho ritenuto, sbagliando, che lei fosse l’ennesimo disturbatore dei molti che popolano il web o uno dei tanti nazionalisti che da anni ci insultano, specie se si parla di Balcani. Quindi faccio ammenda e le rispondo nel merito, se le interessa ancora. Il dato del 2% viene definito “non reale” perché si tratta ancora di proiezioni. I dati diffusi dall’istituto nazionale di statistica relativi al II trimestre 2014 evidenziano una performance negativa dello 0,61%. Certo, le proiezioni dell’istituto sono positive (+2,1) e sono confermate sia del FMI (+2%) che dalla Banca Mondiale (che prevede addirittura un 3,5%). Le previsioni, però, si rivelano spesso inesatte. Prendiamo il caso del 2013, quando a fronte di previsioni ottimistiche il dato reale è stato appena dello 0,7%. L’Albania ha poi il debito pubblico più alto tra i paesi dell’Europa centro-orientale. Il volume degli interscambi è aumentato rispetto al passato ma mancano adeguate infrastrutture e leggi adatte a combattere l’economia informale, cose che rischiano di vanificare gli sforzi fatti. La disoccupazione, poi, resta elevata segno che non c’è una reale ricaduta della crescita economica sulla cittadinanza, anche assumendo il 2% come dato reale.

      Il dato sull’emigrazione ha valore di per sé, anche se non paragonato con il passato, dal momento in cui l’articolo non dice che prima fosse meglio, ma dice che non è tutto così bello come la raccontano i giornali italiani. Il dato serve a far capire che la situazione non è florida. L?emigrazione rispetto al passato è senz’altro diminuita, per ovvie ragioni: aumento del benessere nel paese e stabilizzazione dei flussi dopo le grandi ondate dei decenni passati.

      La questione è morale, sì, nel senso che vantarsi di non avere regole di tutela per i lavoratori e invitare gli imprenditori a investire nel paese proprio in nome di queste ragioni, è come dire “venite da noi, potrete sfruttare liberamente la gente”. Questo è inaccettabile per noi.

      Sul simbolo nazionale, le ho spiegato le ragioni in precedenza. L’Italia purtroppo non offre una simbologia tanto malleabile e potenzialmente creativa. Tuttavia non avrei problemi a farne beffe se mi servisse a trasmettere il messaggio che intendo mandare. Aspetterei poi con serenità la denuncia di chi non capisce la differenza che passa tra utilizzo di un simbolo e dileggio della comunità che quel simbolo dovrebbe rappresentare. Specie quando il dileggio viene proprio dai detentori del potere del simbolo. Infine, sì, ci sono delle carenze in fase redazionale. Ma come forse saprà, non abbiamo una redazione. E questo rende le cose assai più complicate di come le può immaginare lei. Cordialmente

      Matteo

  3. …Forse mi sono espresso male, ma io concordo con l’articolo e con i suoi commenti per contro non condivido l’approccio del Sig. Tomka.
    Credo che le critiche invece fanno bene eccome, ci montiamo la testa con poco ..peccato.
    saluti

  4. Grazie Matteo di aver riportato il confronto in termini “disarmanti”. Pertanto mi scuso anch’io dei miei toni iniziali, ma sono particolarmente sensibile quando vedo deridere i nostri simboli. Condivido la vostra reazione verso il livello di sfruttamento che c’è in tutto l’Est europeo. E credo che l’assenza dei sindacati in Albania sia una piaga da curare, e di cui vergognarsi, invece di vantarsi. Tuttavia, sono convinto che per l’Albania questo sia un periodo di cambiamento, in meglio. Ma questo solo il tempo ce lo dirà.
    In bocca al lupo per il vostro lavoro.

  5. Gent.ma Redazione, gentile Autore,
    quello che mi ha portato a leggere l’articolo è sicuramente il titolo, che ritengo abbastanza realista nella sintesi rispetto alla visione che ho io dell’Albania. Frequento questo paese per svago, per lavoro e per famiglia dal 2008.
    Anche il concetto espresso all’inizio dell’articolo è condivisibile, d’altronde è in atto una operazione di marketing per attirare capitali dall’estero. D’altronde l’operazione è legittima.
    Però poi scendendo nel dettaglio, mi sento di condividere fortemente quanto scritto da Tomka. Non tanto per anta-albanesità ma per gli argomenti portati a supporto. In questo Tomka ha fatto una disamina piuttosto puntuale, e ha ragione.
    Direi che al momento il simbolo dell’aquila spennata è improprio, l’ho visto anche in un altro sito, ma c’è il rischio sensato che possa essere il destino, questo si. Perchè non piovono milioni di dollari ed euro da UE e FMI senza qualcosa in cambio. Qui si aprirebbe un capitolo a parte, ma qualcuno sa cosa intendo.
    Piiuttosto l’Albania non è cool e gli albanesi non sono alla riscossa, perchè hanno preso una batosta incredibile dai 45 anni del sig. Oxha. Solo osservando e vivendo nel paese lo si può capire. è qualcosa spesso di impalpabile, ma c’è.
    Ce ne vuole prima di scardinare da parte del popolo da una parte la delusione, dall’altra la diffidenza verso la politica che negli anni 90 ha disfatto il poco di buono che Oxha aveva lasciato,e ancora la corsa a recuperare il tempo perso avendo come dio unico il denaro, meglio un uovo oggi che una gallina domani.
    Si parla sempre e comunque di indolenza tipica balcanica, che nasconde comunque una forte ospitalità di base.
    Ma la maggior parte delle persone sono state svuotate di ideali, di creatività, di gusto, di sensibilità, per tutto quello che è successo lo scorso secolo.
    Avrei preferito pertanto il racconto di fatti ed episodi concreti, difficili da confutare, perchè reali.
    Questa è l’Albania, un personaggio che è ancora in cerca di autore.
    Saluti.

Privacy Preference Center

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: