ESTONIA: Il successo del Keskerakond e la questione dei russofoni

Si sono svolte il primo marzo le elezioni politiche in Estonia, vinte dal partito dell’attuale primo ministro Taavi Rõivas, il Reformierakond (Partito riformatore), con una stretta maggioranza del 27%, equivalente a 30 seggi su un totale di 101 in parlamento. Si è piazzato al secondo posto con 27 seggi e appena sedicimila voti di differenza il Keskerakond (Partito di Centro), un piazzamento che ha costretto Rõivas a considerare una coalizione di governo quadripartitica che coinvolga i socialdemocratici – già attuali alleati del governo -, il partito Unione ProPatria e il Partito Liberale. All’opposizione restano dunque i conservatori e il Keskerakond, partito dalle posizioni filorusse guidato da Edgar Savisaar, attuale sindaco di Tallinn, nonché in assoluto il più votato con oltre venticinquemila voti nel distretto di Lasnamäe, distretto a maggioranza russofona della capitale.

Alcune testate giornalistiche estoni in lingua russa o russe in lingua inglese parlano di una vittoria mancata del Keskerakond a causa del non diritto al voto di quasi centomila russi residenti in Estonia, portatori di “passaporti grigi”, che ancora a distanza di oltre venti anni dall’indipendenza estone non sono cittadini né estoni né russi.

Il risultato elettorale, unitamente a questa indiretta rivendicazione, riportano all’attenzione la questione dell’integrazione dei russi nei Baltici e in Estonia in particolare. Uno studio di sociologia condotto dall’università di Tartu nel 2011 mostra come la minoranza russa (dove con minoranza intendiamo quasi il 25% della popolazione) in Estonia presenti delle diversità al suo interno. Un primo macrogruppo, circa la metà, è composto da persone giovani, integrate, con una posizione economica stabile, cittadini estoni aventi l’estone come madrelingua o in grado di padroneggiarlo. Un secondo gruppo è composto da cittadini estoni, in grado di parlare estone, ma scettici nei confronti dello stato e dei media estoni e legati alla sfera d’influenza russa. Il terzo macrogruppo è più anziano, non è in grado o si rifiuta di parlare estone (requisito fondamentale per l’acquisizione della cittadinanza), segue solo mezzi di informazione russi, possiede la cittadinanza russa (ottenibile con iter facilitati) o nessuna cittadinanza, essendo così automaticamente escluso dalla vita attiva estone.

Ciò che oggi accende il dibattito concerne gli sforzi – forse pochi a detta di alcuni – dei governi che si sono succeduti nel tentativo di integrazione della minoranza russa, basato quasi unicamente sulla padronanza della lingua. A fare da contraltare a questa accusa resta però il dato incontrovertibile della forza della propaganda del Cremlino, lo stesso Cremlino che per lungo tempo ha consigliato ai suoi “compatrioti” di non assumere la cittadinanza del paese di residenza e che tramite i suoi mezzi d’informazione diffonde l’immagine della “madrepatria” buona, un’immagine ancora più forte da quando Putin è al potere, e di un’Estonia cattiva, principio quest’ultimo alla base proprio della campagna elettorale del Keskerakond, ovvero una ferma opposizione allo stato estone.

Chi è Marzia Romano

Classe 1990, laureata magistrale in lingua e letteratura ceca presso L'Orientale di Napoli. Collabora con la rivista Napoli Monitor e ha partecipato alla redazione dei due volumi dello street artist Cyop&Kaf "QS" e "Taranto, un anno in città vecchia".

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