TUNISIA: Attacco al Bardo National Museum, operazioni ancora in corso

Ore 14: 50 – I turisti nel Bardo National Museum erano almeno un centinaio quando è stato aperto il fuoco. Gli attentatori starebbero ancora tenendo alcune persone in ostaggio nel parcheggio del museo, 10 secondo l’emittente Al-Arabiya; la maggior parte dei turisti è stata comunque messa al sicuro. L’ultimo bilancio è di 8 morti: 7 stranieri, di cui 2 italiani secondo la Farnesina, e un tunisino.

I media parlano di due o tre persone con indosso abiti militari che, questa mattina, hanno sparato all’interno dell’edificio. Probabilmente i terroristi avevano, come reale obiettivo, il Parlamento tunisino, che condivide la sede con il museo, e potrebbero aver ripiegato solo in seguito sull’obiettivo effettivamente attaccato.

Alcune testate parlano di rivendicazioni dell’atto da parte dell’Isis, che però non sono ufficiali. Fonti locali credono invece che la responsabilità sia di un gruppo jihadista che avrebbe reagito a due recenti operazioni di sequestro di armi nel deserto tunisino, da parte del governo.

Proprio questa mattina alcuni membri del governo di Tunisi stavano discutendo su come modificare la legge antiterrorismo, rimasta ferma alla versione “emergenziale” voluta da Ben Ali, deposto nel 2011 a seguito delle proteste della cosiddetta primavera araba.

Alle 18:00 il presidente Essebsi terrà un discorso pubblico per riferire sullo stato degli eventi.

Già da tempo il governo tunisino aveva espresso preoccupazione per il rischio che il paese potesse finire nel mirino dei gruppi terroristi. La Tunisia è finora l’unico Stato in cui, dopo le Primavere Arabe del 2011, è iniziata una riuscita transizione democratica, anche se tra molte difficoltà e diversi tentativi di destabilizzazione, come gli omicidi di molti importanti esponenti politici – su tutti quelli in cui sono stati assassinati Chokri Belaid e Mohamed Brahmi.

A preoccupare il governo della Tunisia, negli ultimi mesi, era stato anche l’altissimo numero di giovani partiti dal paese per unirsi ai combattenti dell’Isis. Una situazione a cui ha contribuito anche la destabilizzazione in cui è precipitata la Libia, meta di molti aspiranti jihadisti tunisini.

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2 commenti

  1. A me questo episodio fa nascere un’altra riflessione, non direttamente correlata. L’Italia sta diventando obiettivo del terrorismo, perdendo quella “sicurezza” data dall’essere base logistica, punto di passaggio o la definizione che piu’ vi piace. Stiamo vivendo un disperato tentativo di emulare l’Occidente, abbandonando tutte le nostre tradizioni di politica estera. Qualcuno che governa sta portando la cultura anglosassone in Italia (o almeno gli piacerebbe farlo). Purtroppo essere Occidente ha un prezzo, dalle logiche securitarie all’essere bersaglio. Forse una riflessione OT ma secondo me non troppo.

    • per niente off-topic, ed è un discorso che meriterebbe una lunga argomentazione. Mi chiedo che cosa è la “tradizione di politica estera” italiana, e che cos’ha di diverso rispetto a quella di altri paesi europei.

      m.

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