UNGHERIA: L’UE impedisce l’accordo con la Russia sul nucleare

L’Unione Europea è intervenuta sull’accordo tra Ungheria e Russia siglato nel dicembre dello scorso anno, di fatto interrompendo un investimento di 12 miliardi di euro che avrebbe previsto l’espansione dell’unica preesistente centrale atomica del paese, nella cittadina di Paks, a 120 chilometri da Budapest.

L’ampliamento “Paks II” avrebbe previsto la costruzione di due nuovi reattori nucleari da 1200 megawatt che si sarebbero aggiunti ai quattro già esistenti. L’odierna centrale nucleare di Paks fornisce il 40% dell’elettricità al paese. Un investimento che ne avesse rafforzato l’importanza avrebbe finito per aumentare la dipendenza di Budapest da Mosca. Il paese centroeuropeo dipende già dalla Russia per il 60% delle sue importazioni di gas, e per l’80% delle sue importazioni di petrolio. Un accordo da 12 miliardi di euro avrebbe significato ancora decenni di dipendenza prima di arrivare all’affrancamento, sebbene l’ampliamento della centrale nucleare intendesse aumentare proprio l’autonomia e la sicurezza energetica del paese.

Ad ogni modo, i termini dell’accordo siglato tra Ungheria e Russia sono stati tenuti segreti, e con la volontà di rafforzare questa situazione, la scorsa settimana il Parlamento ungherese ha approvato l’estensione a trent’anni dei termini delle disposizioni ufficiali segrete sui contratti, adducendo non precisate preoccupazioni sulla sicurezza nazionale a giustificazione. L’impressione che se ne è ricavata è che la modifica sia stata disposta in virtù dell’accordo con le sussidiarie di Rosatom, la compagnia nazionale russa sulla gestione dell’energia nucleare, la cui durata è stata stimata, appunto, in trent’anni.

Giusto il giorno prima della decisione dell’Unione Europea, il Presidente ungherese János Áder si era espresso sulla necessità di un aggiornamento della sicurezza che sarebbe dovuta seguire all’ampliamento della centrale, dichiarando che “una centrale atomica non è un deposito per biciclette. È assolutamente necessario che i dati relativi alla costruzione e al funzionamento vengano mantenuti segreti.” Temendo un attacco terroristico “è anche importante che solo le informazioni che garantiscono la sicurezza dei cittadini ungheresi e il funzionamento in sicurezza dell’impianto debbano beneficiare del segreto.”

Dalle opposizioni, Együtt (ovvero “Insieme”) e Párbeszéd Magyarországért (“Dialogo per l’Ungheria”, i verdi ungheresi) ci sono state accuse nei confronti del Presidente, tacciato di essere uno “scribacchino” del Fidesz, il partito di maggioranza che esprime lo stesso Áder e il premier Viktor Órban. Inoltre, “Dialogo per l’Ungheria” si è rivolto alla Commissione Europea, sospettando che la legge approvata la scorsa settimana dal Parlamento ungherese e il contratto russo-ungherese violino le regole di concorrenza europee sugli appalti pubblici e sugli aiuti di stato.

In tal senso sembra aver deciso l’Unione Europea, che secondo fonti vicine alla Commissione, sarebbe propensa ad accettare la decisione dell’Euratom relativa al rifiuto del contratto tra Russia e Ungheria, nonostante il ricorso di quest’ultima contro la decisione. Euratom è l’organizzazione europea per la gestione dell’energia atomica, istituita nel 1957, in contemporanea con la Comunità Economica Europea (CEE), alla firma dei trattati di Roma. Nessun paese parte dell’Unione è in grado di prendere decisioni che riguardino l’utilizzo dell’energia atomica senza il consenso dell’Euratom. In particolare, il rifiuto riguarda il progetto di servirsi della Russia come unico fornitore di combustibile nucleare. La decisione in tal senso è stata presa dal primo ministro Orban, che senza indire un bando d’appalto, ha assegnato la partnership nel progetto alla Russia di Putin.

Non serve ricordare quanto gli equilibri tra Russia e Unione Europea siano delicati negli ultimi mesi. Il Presidente russo sembra cercare di rompere il blocco comune rappresentato dai paesi dell’Unione, in maniera tale da inibire l’effetto delle sanzioni che hanno seguito il conflitto in Ucraina. Lo scorso mese Putin è stato accolto da Orban a Budapest, non perdendo occasione per rivendicare l’influenza della Russia sull’est Europa. Tuttavia, non è un caso se questa è stata la sua prima visita in un paese dell’Unione dall’estate dell’anno scorso, quando la crisi in Ucraina ha compromesso i rapporti.

Agli inizi di febbraio, anche la Cancelliera tedesca Angela Merkel era stata ospite del premier ungherese, infatti la Germania è il primo investitore estero in Ungheria, e in quell’occasione aveva avuto modo di criticare l’idea di democrazia del leader del Fidesz. Orban, dal canto suo, sembra dare un colpo al cerchio e uno alla botte, da un lato sottolineando l’importanza della Germania in Europa, e dall’altro non resistendo a strizzare l’occhio a un modello di leadership autoritaria che Putin incarna alla perfezione. L’impressione che se ne ricava è che il premier ungherese stia cercando di trarre più benefici possibili dal rapporto con entrambi, scavalcando di fatto i problemi di politica internazionale. Ciononostante, questa volta non è riuscito nel suo intento, dimostrando ancora una volta quanto le regole dell’Unione Europea stiano strette all’Ungheria conservatrice.

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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