Tra problemi economici e duri confronti politici la società ungherese si prepara alle elezioni parlamentari di aprile.
Da BUDAPEST – Il 2026 si prospetta come un anno agitato per l’Ungheria. Il 2025 si è chiuso con un deficit di bilancio esagerato. Si parla di 5,7 miliardi di fiorini, quasi 15 milioni di euro. Cifre che non si vedevano dai tempi del Covid. Dati alla mano, però, salta subito agli occhi un altro fattore preoccupante: il deficit è aumentato del 40% rispetto al 2024. Il ministro delle Finanze Márton Nagy ha giustificato le cifre affermando che non sono ancora arrivati nelle casse dello Stato i 248 miliardi di fiorini di fondi UE, ma questo la dice lunga sulla dipendenza dell’economia ungherese dai soldi europei.
La situazione economica
Ed è difficile fare previsioni per il prossimo anno dal momento che l’Ungheria presenta un quadro economico piuttosto bizzarro. Accanto alla stagnazione dell’economia, ad un’inflazione costantemente alta e ad altrettanto alti tassi di interesse della Banca centrale ungherese, la disoccupazione è rimasta sorprendentemente stabile e i salari reali dei dipendenti pubblici, su iniziativa del governo, sono aumentati. Qual è il problema allora? Alcuni esperti evidenziano tra i punti critici dell’economia magiara la mancanza di concorrenza e di innovazione, investimenti dall’estero bloccati, eccessiva spesa per la pubblica amministrazione e affermano che in Ungheria è necessario da tempo un cambiamento del modello economico, ma che non c’è la volontà politica di farlo.
A ciò si aggiunge lo scandalo che sta scuotendo la Banca centrale ungherese. La scorsa primavera il cambio di dirigenza da György Mátolcsy a Mihály Varga ha scoperchiato un traffico di asset per una cifra che si aggira intorno ai 5-600 miliardi di fiorini, 1,5 miliardi di euro. Non sappiamo se si tratti di appropriazione indebita o di cattiva gestione. L’unica cosa che sappiamo è che i reati sono cominciati nel 2014 quando la Banca centrale ha elargito denaro pubblico a numerose istituzioni satellite che li hanno poi investiti in fondi azionari e in immobili con operazioni finanziarie poco trasparenti. Le indagini per accertare le eventuali responsabilità della famiglia Mátolcsy (è coinvolto anche il figlio Ádám) sono in corso.
La situazione politica
Intanto il presidente dell’Ungheria Tamás Sulyok ha reso noto la data delle elezioni che si svolgeranno in un’unica giornata, domenica 12 aprile. La campagna elettorale, invece, comincerà ufficialmente 50 giorni prima, dunque il 21 febbraio. Ma è chiaro che con la presentazione dei candidati (il partito di Péter Magyar, Tisza, li ha presentati con largo anticipo, il 17 novembre scorso) si è dato il via al confronto elettorale.
Il governo Orbán alle prese con diversi problemi, ultimo dei quali lo scandalo del riformatorio di Szőlő utca, sembra ora affidarsi all’endorsement internazionale via Facebook. Tra i leader politici che lo sostengono manca Donald Trump. Più volte corteggiato da Orbán (corteggiamento a dire il vero ampiamente contraccambiato), il presidente degli USA non ha ancora accettato l’invito per una visita ufficiale a Budapest. L’occasione di firmare proprio in Ungheria un accordo di pace tra Kiev e Mosca con Washington a far da paciere sembra in questo momento tramontata, ma la carta Trump rimane sicuramente l’asso nella manica di Orbán.
Il suo principale avversario è il leader di TiSza, Péter Magyar, ma c’è un gran numero di indecisi su cui l’altra forza politica, il DK, coalizione democratica guidata da Klára Dobrev, ha puntato l’attenzione. Si parla di 800 mila persone non disposte a votare né per Tisza né per Orbán né tanto meno per l’altra forza politica di destra Mi Hazánk! di László Toroczkai. La stragrande maggioranza di questi elettori sono donne di età superiore ai 60 anni, con bassa istruzione, che vivono in condizioni economiche precarie in piccoli villaggi di provincia. E ci sembra di capire che sia questo il profilo degli elettori dirimente nella vittoria alle prossime elezioni.
Secondo un sondaggio nazionale, il divario tra TiSza e FiDeSz si sta ampliando con il partito di Magyar a 12 punti percentuali su quello di Orbán. Non sono dati sicuri, soprattutto se consideriamo il fatto che provengono dall’Istituto Medián, il cui direttore Endre Hann alle elezioni del 2022 aveva dato per vincente, fallendo clamorosamente, la coalizione di opposizione guidata da Péter Márki-Zay.
Non bisogna inoltre trascurare il ruolo che da sempre svolgono gli intellettuali nella società ungherese. La recente scomparsa del regista cinematografico Béla Tarr, che nel giugno scorso in occasione del Pride di Budapest, aveva pubblicamente preso le parti dei manifestanti sfidando il governo Orbán, ha lasciato un vuoto profondo. Lo stesso László Krasznahorkai, premio Nobel per la letteratura 2025, che in coppia con Tarr ha realizzato capolavori cinematografici come Sátántangó e Il cavallo di Torino (entrambi tratti dai suoi romanzi), ne sottolinea la perdita incolmabile al grido: “Mi lesz velünk? Béla, gyere vissza!” (Che ne sarà di noi? Béla ritorna!).
Il 21 settembre scorso la compagnia teatrale Loupe ha organizzato una grande, partecipata manifestazione in piazza degli Eroi, a Budapest. A favore della libertà di espressione e contro ogni falsa propaganda hanno sfilato numerosi attori, tra cui Áron Molnár, seguitissimo su Instagram.
Chissà che la riscossa del fiero popolo magiaro non parta proprio da qui.
Foto: mandiner.hu