UCRAINA: Emergenza sanitaria, tra repressione e rappresaglia

Dal giorno del suo inizio, la guerra in Ucraina orientale si è giocata su diversi terreni: quello dello scontro militare, certo, ma anche quello della propaganda e della contropropaganda, delle sanzioni, della diplomazia internazionale. C’è poi una “guerra nella guerra” che ormai da qualche tempo si combatte nei territori sotto il controllo delle forze separatiste: la guerra contro il traffico e il consumo di droga. Una lotta feroce che potrebbe scatenare effetti perversi in uno dei paesi più colpiti da quelle malattie – come AIDS, epatite C e tubercolosi – connesse al consumo di droghe intravenose.

L’Ucraina e l’AIDS: vent’anni di lotta in fumo?

Le cifre oggi parlano di circa 230.000 persone affette da HIV in Ucraina. Il numero di nuovi contagi, come spiega l’associazione Alliance, è però in netto calo. Dal picco registrato a metà degli anni ’90 – in concomitanza con una crisi economica che produsse effetti disastrosi sulla produzione nazionale e, di conseguenza, sulle condizioni sociali di una buona parte della popolazione – le politiche sanitarie messe in campo nella lotta all’AIDS si sono rivelate efficaci. Dopo gli scarsi risultati di un primo approccio basato nella penalizzazione del consumo, prevenzione, terapie sostitutive e distribuzione di siringhe pulite hanno effettivamente permesso di ridurre il numero di contagi legati all’uso di droghe intravenose. La guerra, però, rischia di mettere a repentaglio i risultati ottenuti nel corso degli anni.

Tra criminalizzazione e rappresaglia: il rischio di una nuova pandemia

Le regioni orientali del paese, da quasi un anno teatro di scontri tra le forze fedeli al governo di Kiev e i separatisti filorussi, sono anche quelle in cui si registra la maggior parte dei casi diagnosticati d’infezione da HIV. I separatisti delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk hanno però adottato il pugno di ferro contro droghe e alcool. Come scrive Lily Hide in un reportage pubblicato sulla rivista Foreign Policy, le pene variano dal carcere ai lavori forzati. Altri testimoni riferiscono di tribunali militari ed esecuzioni sommarie. Un utilizzo indiscriminato della forza che, però, non ha prodotto i risultati dichiarati dalle autorità. L’eroina ha sostituito il krokodil, la droga di strada a basso costo in voga tra i tossicodipendenti della regione. Nuovi signori della droga hanno scalzato i vecchi spacciatori. Si è creato, così, un nuovo mercato che assorbe quella fetta di popolazione che prima della guerra poteva contare sul supporto medico.

La questione sanitaria è, in effetti, un aspetto rilevante del problema. Alla criminalizzazione da parte delle forze separatiste bisogna aggiungere l’esaurimento delle scorte di metadone – sostanza normalmente utilizzata nel trattamento della tossicodipendenza come terapia sostitutiva – delle strutture ospedaliere in Ucraina orientale. La decisione da parte del governo ucraino di bloccare qualunque supporto ai separatistiignorando le richieste di diverse associazioni umanitarie – rischia quindi di riportare l’orologio del paese indietro di vent’anni. Senza questi aiuti e con la concorrente complicità della linea dura dei leader filorussi, il rischio che si producano le condizioni ideali per una nuova pandemia appare piuttosto concreto.

Le responsabilità di Mosca e Kiev

In Crimea, dove – in seguito all’annessione e conformemente alle leggi russe – le terapie sostitutive sono proibite, circa 800 persone hanno perso l’accesso al trattamento. Secondo alcune fonti, il 10% di questi pazienti è deceduto per overdose, suicidio o malattia. L’ottusità della normativa russa in materia è ancora più evidente se consideriamo il dato statistico nazionale: la Russia detiene il poco invidiabile primato di paese europeo con il maggior numero di nuovi contagi da HIV (circa il 55% dei nuovi casi diagnosticati in Europa si registrano, in effetti, in Russia). Senza un rapido intervento, insomma, è possibile che un simile scenario si riproduca anche a Donetsk e Lugansk. Il “Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria” ha già provveduto al pagamento dei medicinali , come il metadone e altre sostanze utilizzate nelle terapie sostitutive. Il governo di Kiev deve solo autorizzarne la distribuzione ed è su questo delicato terreno, quello del tempo, che si gioca adesso la partita. Con il rischio, però, che il rimedio si riveli un semplice palliativo, se le politiche delle autorità filorusse continueranno a seguire la linea dura sinora adottata.

Chi è Emmanuele Quarta

Italo-finlandese, classe '89. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università "Aldo Moro" di Bari, ha studiato Geopolitica all'Institut Français de Géopolitique (IFG) di Parigi e Analisi Politica all'Università Complutense di Madrid (UCM). Per East Journal si occupa prevalentemente di Russia e Bielorussia.

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6 commenti

  1. Sono un po’ confuso. Se le autorità di Kyiv non hanno il controllo di parte degli oblast di Donetsk e Luhansk come possono autorizzare la distribuzione di medicinali? E soprattutto se la politica dei separatisti, a differenza dei programmi ucraini, è quella del “pugno di ferro”, conforme a quella russa d’altronde, cosa possono fare a Kyiv?
    L’abolizione del programma di distribuzione del metadone fu uno dei primi provvedimenti delle autorità russe in Crimea, quindi se questa è la linea di condotta delle autorità russe, al centro come localmente, Il “Fondo globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria” può pagare tutti i medicinali che vuole, tanto i “separatisti” o le autorità russe non ne permetteranno la distribuzione… Forse “le richieste d diverse associazioni umanitarie” andrebbero altrimenti indirizzate

    • Emmanuele Quarta

      Ciao Gian Angelo,

      Secondo Pavlo Skala, direttore associato di Alliance in Ucraina, la distribuzione potrebbe darsi attraverso la creazione di un corridoio umanitario e con il supporto della CICR. A Donetsk e Lugansk i pazienti in cura continuano a ricevere il trattamento in quelle strutture che non hanno ancora esaurito le scorte di metadone. Segno, insomma, che in Ucraina dell’Est non si applica (non ancora, almeno) la legge russa come invece accade in Crimea. Le milizie dei separatisti hanno colpito principalmente lo spaccio nelle strade, ma non sono sicuro che esista un impianto normativo in tal senso.

      Puoi trovare alcuni articoli sulla pagina di Alliance:

      http://www.aidsalliance.org/about/where-we-work/79-alliance-ukraine

  2. Mi scusi, ma mi sembra tutto piuttosto macchinoso e velleitario. E comunque dipende unicamente dalla volontà dei separatisti filorussi che mi sembrano sintonizzati su ben precisi canali: inevitabilmente, appena il controllo si farà più stringente, anche le ultime strutture saranno chiuse. Che piaccia o no questa è una precisa scelte politica della Russia putiniana, a cui, dubito, i tirapiedi separatisti a Donetsk e Luhansk abbiano voglia o interesse a contraddire.
    Inoltre anche nel recente disastro minerario hanno lasciato cadere le offerte ucraine di aiuto: seppelliti i morti, arrestato il direttore della miniera, si sono semplicemente chiuse alcune gallerie come se le rimanenti operative fossero in condizioni più sicure di quelle compromesse.

    • Emmanuele Quarta

      Su questo sono d’accordo: presto o tardi, con ogni probabilità, i separatisti di Donetsk e Lugansk si adatteranno alle leggi russe in materia di droghe e tossicodipendenza. Ciò non impedisce, però, che si possa intervenire (o tentare di farlo) nel breve periodo. Soprattutto perché non sappiamo quando e come avverrà questo giro di vite. Non posso invece esprimermi su eventuali questioni logistiche.

  3. Noto sempre con grande piacere una proverbiale imparzialità in articoli e commenti, la Russia è sempre dipinta come uno degli ultimi paesi del terzo mondo arretrato, con pessime leggi, che alimenta droga, Aids e morti nelle miniere, immigrazione clandestina, guidato da un dittatore sanguinario e assassino e guerrafondaio, tutto quello che di brutto e nefasto possa esistere, viene regolarmente attribuito al governo Russo, direi perfettamente in linea col discorso di Obama alla nazioni unite i tre grandi mali del mondo Ebola, Russia, e ISIS in questo ordine, ci si rammarica che anche stavolta la Russia non è riuscita ad essere al primo posto .
    Complimenti continuate così…

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