IRAN: L’assassinio del generale Allahdadi e il rischio di una nuova escalation con Israele

Certo, non è cosa nuova che una guerra civile finisca per coinvolgere potenze straniere. A volte poi, come nel caso della guerra civile spagnola, queste possono anche essere determinanti per l’esito del conflitto stesso, grazie all’invio di truppe e al supporto militare e logistico. O ancora, come nel caso della Corea o del Vietnam, si può determinare un intervento diretto di uno o più stati, con l’intento di modificare il corso degli eventi. Di rado però, nella storia, si è assistito a un coinvolgimento di un così alto numero di nazioni, tale da rendere il conflitto siriano un viluppo inestricabile di forze e di influenze.

Capita così che sul territorio di uno stato formalmente sovrano, la Siria, si verifichi uno scontro che coinvolge uomini di tre paesi diversi: l’Iran, il Libano e Israele. È quanto avvenuto il 18 gennaio scorso, quando il generale dei Pasdaran iraniani Mohammad Ali Allahdadi è stato ucciso insieme a sei membri del gruppo sciita libanese Hezbollah da un attacco sferrato al loro convoglio da un elicottero israeliano. L’episodio è avvenuto sulle alture del Golan, nei pressi del confine con Israele.

Un quotidiano libanese, Al Joumhouria, riporta l’esito di un’indagine interna condotta da Hezbollah sulla morte dell’ufficiale iraniano. Stando a questa fonte, Allahdadi sarebbe stato individuato perché aveva tenuto il telefono acceso nonostante si trovasse in una zona monitorata dai servizi segreti israeliani. L’episodio risulta particolarmente grave perché violerebbe un tacito accordo in vigore nella guerra siriana, quello di evitare scontri diretti fra i diversi paesi presenti sullo scacchiere.

Il conflitto siriano è costato la vita di molti iraniani negli ultimi anni, tra cui diversi membri delle Guardie rivoluzionarie, meglio note con il nome di Pasdaran. Nel febbraio 2013, un’altra figura di alto livello, il generale Hassan Shateri, era stato uccisa vicino al confine fra la Siria e il Libano. Mai però, fin ad ora, ciò era avvenuto per mano israeliana.

Il raid israeliano ha luogo in un periodo particolarmente delicato nel contesto politico internazionale: mentre prosegue la lunga trattativa fra Stati e Uniti e Iran sul dossier nucleare di Teheran, Obama si è detto disposto a porre un veto contro eventuali nuove sanzioni proposte dal Congresso americano. Il tutto mentre lo stesso Obama ha annunciato che non riceverà il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in visita negli Stati Uniti a inizio marzo. Uno schiaffo diplomatico che è l’ennesimo sintomo di un progressivo allontanamento fra Tel Aviv e Washington.

Ora, secondo molti analisti, l’assassinio di Allahdadi sarebbe da interpretarsi come una provocazione israeliana nei confronti di Teheran, nel tentativo di innescare una escalation capace di far deragliare la trattativa in corso con gli USA. Il capo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Mohammad Ali Jaffari, commentando i fatti, ha dichiarato che “i sionisti devono attendere fulmini devastanti”, e si aspetta di vedere se ciò avrà luogo e quale sarà l’esito di questa nuova crisi fra Israele e l’Iran.

 

Chi è Simone Zoppellaro

Giornalista e ricercatore. Ha trascorso sei anni lavorando fra l’Iran e l’Armenia, con frequenti viaggi e soggiorni in altri paesi dell'area. Scrive di Caucaso e di Medio Oriente (ma anche di Germania, dove vive) su varie testate, dal Manifesto, alla Stampa, fino al Giornale, e ancora sulla rivista online della Treccani. Autore del volume 'Armenia oggi', edito da Guerini e Associati nel 2016. Collabora con l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccarda.

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