UCRAINA: Attacco a Mariupol, 30 morti tra i civili. La nuova offensiva di Putin?

Da BRUXELLES – E’ di 29 morti e 93 feriti, tutti civili  (qui i nomi delle vittime) il bilancio del bombardamento piovuto alle 9:15 di sabato 23 gennaio, in giorno di mercato, sui quartieri residenziali della città ucraina di Mariupol, 500.000 abitanti sulla costa del mar d’Azov.

Tra le strutture colpite nel distretto di Olimpiiska, secondo il sindaco, 67 abitazioni, 4 scuole, 3 asili infantili. C’è chi si è visto esplodere i razzi Grad letteralmente a metri di distanza dalla propria auto. Altri video mostrano le conseguenze sulla vita della città, tra carcasse di automobili e palazzi sventrati.

La missione d’osservazione OSCE (di cui fa parte anche la Russia) ha registrato almeno 19 attacchi con razzi Grad e Uragan, provenienti dalle aree di Oktyabr e Zaichenko, a 15-20 km di distanza, sotto il controllo delle forze della “Repubblica Popolare di Donetsk” sostenute da Mosca.

Dopo le prime smentite (forse dovute a ritardi nella comunicazione lungo la catena di comando), il leader dei separatisti di Donetsk, Alexander Zakharchenko, ha confermato nella serata di sabato: “L’attacco a Mariupol è iniziato“.

Solo venerdì, Zakharchenko aveva dichiarato di non voler alcuna tregua con il governo e di considerare un’offensiva su Mariupol come “il miglior possibile memoriale per i tutti i nostri morti”, a seguito di un attacco di mortaio d’origine non verificata su una fermata del bus che aveva ucciso 13 persone nella capitale dei ribelli Donetsk. Lo stesso giorno, i separatisti avevano organizzato una nuova parata pubblica di prigionieri di guerra ucraini, in violazione delle norme internazionali di diritto umanitario.

Un errore, una rappresaglia, o l’avvio di un’offensiva?

Mariupol si trova a ridosso dei territori occupati del Donbass, ed è vista come snodo strategico per la Russia per assicurarsi un passaggio via terra verso la Crimea annessa, la cui difesa resterebbe altrimenti insostenibile a lungo termine. Tuttavia, non è detto che l’attacco al mercato ne costituisca l’avvio.

La città era già stata teatro di una battaglia tra maggio e giugno 2014 e sembrava pronta a capitolare, in particolare ad inizio settembre 2014. Proprio allora, i cittadini di Mariupol avevano lanciato un appello ai cittadini europei a non lasciarli soli. A seguito degli accordi di Minsk, i separatisti si erano limitati a compiere operazioni al di fuori della città.

Molteplici interpretazioni della strage del 24 gennaio sono possibili. Nella più favorevole, si sarebbe trattato di un errore di lancio di una batteria di missili Grad: nel corso della stessa giornata, molteplici check-point ucraini alla periferia di Mariupol sono stati presi a bersaglio dall’artiglieria di russi e paramilitari ribelli. In alternativa, potrebbe essersi trattato di una rappresaglia (illegale secondo il diritto bellico per via del suo carattere indiscriminato) da parte dei ribelli per l’attacco del 22 gennaio al bus di Donetsk.

In terzo luogo, potrebbe trattarsi di un segnale d’avvertimento da parte di Russia e ribelli al governo di Kiev e all’UE, a pochi giorni di distanza dalla caduta dell’aeroporto di Donetskraso al suolo da russi e separatisti per sloggiarvi i difensori ucraini: se vogliamo, possiamo prendere Mariupol in qualsiasi momento, e non ci faremo scrupoli. Infine, potrebbe essere il segnale d’avvio di una rinnovata campagna militare, per ottenere un corridoio di terra tra i territori occupati del Donbass e la Crimea annessa da Mosca.

Le reazioni del governo ucraino e delle organizzazioni internazionali

Il presidente ucraino Petro Poroshenko, rientrato in anticipo dai funerali di re Abdullah in Arabia Saudita, ha denunciato l’attacco come “un crimine contro l’umanità” e ha invitato i ribelli ad “ammettere il loro mandante”. Il primo ministro Arseniy Yatseniuk ha invitato il Consiglio di Sicurezza ONU a riunirsi per discutere del ruolo della Russia nel conflitto in Ucraina orientale: “la Russia non è solo in violazione degli accordi di Minsk – la Russia sta violando i principi fondamentali del diritto internazionale e dell’umanità”.

L’attacco a Mariupol è stato condannato dalle principali organizzazioni internazionali, incluse ONU, OSCE e Unione europea. Il segretario generale ONU, Ban Ki Moon, ha notato che lanciare razzi, indiscriminatamente, su aree abitate da civili, costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario. Ban Ki Moon ha anche denunciato il ritiro unilaterale dei ribelli dai termini del cessate-il-fuoco, e le dichiarazioni provocatorie dei loro leader sulla rivendicazione di ulteriori territori. “Ciò costituisce una violazione delle loro obbligazioni in base agli accordi di Minsk”. Nel frattempo, la Russia ha bloccato una proposta di risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che condannava l’attacco su Mariupol e chiedeva l’apertura di una inchiesta.

Secondo il capo della missione d’osservazione OSCE,  Ertugrul Apakan, si è trattato di un attacco “proditorio, indiscriminato e deprecabile“, indirizzato contro aree residenziali densamente popolate e le cui vittime includono donne, anziani e bambini, su cui è necessario venga avviata una investigazione completa. “Questa situazione pericolosa non può continuare. C’è bisogno di un cessate-il-fuoco immediato. L’Ucraina e il suo popolo hanno bisogno e meritano la pace. Le parti [del conflitto] devono tornare al tavolo dei negoziati senza ulteriori ritardi, e attuare in maniera completa gli accordi di Minsk.” Su iniziativa della presidenza serba, l’OSCE si riunirà a Vienna lunedì 26 per discutere della situazione in Ucraina orientale.

Anche la NATO ha criticato l’operazione. Secondo il segretario generale Jens Stoltenberg, l’attacco è avvenuto “in completa violazione” del cessate-il-fuoco. “Per mesi abbiamo visto la presenza di forze russe in Ucraina orientale, assieme ad un sostanziale aumento dell’equipaggiamento pesante russo, con carri armati, artiglieria e sistemi antiaerei avanzati. Le truppe russe in Ucraina orientale stanno sostenendo queste operazioni offensive con sistemi di comando-e-controllo, sistemi antierei con missili terra-aria avanzati, droni, sistemi lanciarazzi multipli avanzati e sistemi di electronic warfare“.

L’UE tra tentazioni di appeasement e nuove sanzioni contro Mosca

L’attacco indiscriminato contro i civili a Mariupol ha riportato ancora una volta alla mente di molti le immagini sanguinose di 20 anni fa nei Balcani. Il ministro degli esteri finlandese Erkki Tuomioja ha paragonato l’attacco al massacro del Markale di Sarajevo nel 1994, dicendo che “la Russia non può sfuggire alle sue responsabilità”.

Giovedì 29 gennaio si riunirà una sessione straordinaria del Consiglio Affari Esteri UE per discutere di eventuali nuove sanzioni alla Russia, inclusa la proposta britannica di esclusione di Mosca dal sistema bancario SWIFT, o l’inclusione di DNR e LNR nella lista delle “organizzazioni terroristiche”. Secondo Edgars Rinkēvičs, ministro degli esteri della Lettonia presidente di turno del Consiglio UE, la situazione “è molto grave e peggiora di ora in ora. La Russia avrà la piena e diretta responsabilità su come si evolveranno le cose nella regione”.  Solo due giorni fa, Mogherini aveva dichiarato che “il tempo sta per scadere“.

La rappresentante UE per la politica estera, Federica Mogherini, ha ricordato che l’attacco a Mariupol viene “dopo una serie di attacchi indiscriminati nel Donbass nei giorni scorsi, accompagnati dall’annuncio di ulteriori offensive da parte dei separatisti sostenuti dalla Russia, che si rifiutano decisamente di osservare il cessate-il-fuoco.” Tale escalation, oltre alle tragiche conseguenze per la popolazione civile, “porterebbe inevitabilmente ad una ulteriore grave deteriorazione delle relazioni tra l’UE e la Russia. Faccio pertanto apertamente appello alla Russia – continua Mogherini – perché faccia uso della sua considerabile influenza presso i leader separatisti e metta fine ad ogni forma di sostegno militare, politico, o finanziario” verso i separatisti del Donbass.

Secondo il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, “ancora una volta l’appeasement incoraggia l’aggressore ad atti di più grande violenza. E’ tempo di incrementare la nostra azione politica sulla base dei puri fatti, non sulle illusioni”. Una velata critica, forse, anche ai termini di un paper redatto nei giorni scorsi dall’entourage di Mogherini, che prevedeva di rilanciare il coinvolgimento diplomatico della Russia su altri dossier, in particolare il Medio Oriente (Iran, ISIS, Libia).

Secondo Kadri Liik di ECFR, “la parte più preoccupante di tale paper è che tradisce una profonda incomprensione dei fattori di spinta della politica estera russa e della loro importanza relativa […] per Mosca, un accordo significa il riconoscimento di sfere d’influenza – sul terreno, così come, in maniera più importante, come principio della vita internazionale. Comprensibilmente, l’UE non può instaurare un dialogo su questi termini”.

Dall’inizio del conflitto nella primavera 2014 oltre 5.000 persone sono state uccise e più di 10.000 ferite, con un picco dall’autunno a seguito dell’aperto sostegno della Russia ai paramilitari separatisti. Più di un milione di persone hanno lasciato le loro case per cercare rifugio nel resto d’Ucraina o in Russia stessa, in base alle proprie reti familiari. Cinque milioni di persone continuano a vivere nelle aree coinvolte dal conflitto armato. Il cessate-il-fuoco, negoziato a Minsk il 5 settembre, non è di fatto mai entrato in vigore.

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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17 commenti

  1. Mi permetto di sottolineare la falsa (e soprattutto interessata) tempistica che trasforma una meditata strategia perseguita da almeno 10 anni (2004 rivoluzione arancione) con la “necessaria” reazione di una ex grande potenza ad una smaccata e insopportabile invasione nel cortile di casa.
    Leggendo anche molti degli interventi su questo giornale, sembrerebbe che Putin si sia mosso SOLO perché i soliti criptofascisti foraggiati da Usa e EU hanno inscenato una fasulla rivoluzione a Kyiv, se non ci fosse stata quella, a Putin mai e poi mai sarebbe venuto in mente di annettersi la Crimea o invadere l’est Ucraina.
    Anzi solo perché di animo gentile e caritativo, l’uomo del Cremlino non ha potuto esentarsi dall’ascoltare il “grido di dolore” che veniva dalle “notoriamente discriminate” popolazioni del Donbass.
    Niente di più falso. Con alterne fortune e mezzi differenti, l’aggressione russa all’Ucraina è iniziata con lo strappo della rivoluzione arancione, cioè da dieci anni: la volontà di riportare l’Ucraina dentro l’area di influenza russa è stata una costante della politica estera sciovinistica e pericolosamente sempre più azzardata del regime putiniano.
    Il fallimento della “normalizzazione” tentata da Viktor Janukovyč (non a caso delfino di Leonid Kučma) con la giravolta all’ultimo minuto circa l’adesione alla UE, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da una parte Putin ha perso la fiducia di controllare “dall’interno” e con la leva dei rifornimenti energetici il governo di Kyiv, dal altro lato la situazione economica interna e internazionale non lasciava più grandi spazi di manovra.
    Da qui il doppio binario: la posizione ufficiale russa è tutta pacifismo e deplorazione, mentre sul terreno si scatenano le bande locali e i “volontari” russi.
    Quindi chiedersi se “Riprende l’avanzata dei filorussi?” o “La nuova offensiva di Putin?” è riduttivo. Se l’Ucraina, dopo vent’anni di sistematico smantellamento delle forze armate, cerca di mettere assieme una parvenza di organizzazione militare, si grida al riarmo, alla militarizzazione, alla guerra contro il proprio popolo, mentre i separatisti e i “volontari” russi ad ogni “convoglio umanitario” si ritrovano con nuovi (e apparentemente inesauribili) sofisticati armamenti.
    Se il vero obbiettivo di Putin è Kyiv, Mariupol, come prima Luhansk e Donetsk, è solo una tappa, ad ogni nuovo cedimento, appeasement Putin semplicemente rialza il livello del confronto. Molti governi europei se ne sono accorti, anche se preferiscono illudersi che prima o poi Putin si “accontenti”. Temo lo stesso errore di Chamberlain e Daladier.

  2. Ciao Davide, interessante il “paper di Mogherini”. Credo che la politica estera degli stati europei e dell’Unione nel suo insieme meriti il giusto approfondimento. Credo che ormai sia piuttosto evidente che le sanzioni non rappresentino un efficace strumento di policy change (che dovrebbe essere il loro principale obiettivo, suppongo) nei confronti della Russia e difficilmente riusciranno a indurre il Cremlino a modificare le proprie direttrici e interessi in politica estera (almeno nel breve medio termine).E’ un dato di fatto che Mosca ragioni in termini di sfera d’influenza e consideri il Near Abroad zona prioritaria della propria azione in politica estera. Bruxelles finge di non saperlo e fatica a definire i suoi obiettivi sia nei confronti dell’Ucraina stessa (tra sostegno retorico incondizionato e la paura delle conseguenze che questo sostegno possa comportare) sia, soprattutto, nei confronti della Russia. Considerando il fatto che le sanzioni sono uno strumento inefficace per risolvere la crisi ucraina e che appare assolutamente impensabile un coinvolgimento militare diretto, quali possono essere secondo te le strade praticabili per Bruxelles nei confronti della Russia per provare a risolvere/stabilizzare il conflitto in Ucraina e dare un nuovo senso alle proprie relazioni con Mosca? Cioè, non sorprende il richiamo del polacco Tusk (e di molti altri) contro l’appeasement, ma quale potrebbe essere la strada alternativa e nello stesso tempo meno dolorosa per l’Ucraina e per la sua popolazione?
    Mi pare molto rilevante anche la questione posta da Kadri Liik, cioè quella sulla differenza dell’approccio alla politica estera e dei principi che la guidano tra Mosca e Bruxelles. La stessa differenza che, secondo me, è una delle cause più profonde della crisi ucraina e che impedisce un dialogo capace di produrre risultati. Non credi che il conflitto in Ucraina metta decisamente in discussione l’efficacia e l’universalità del diritto e delle istituzioni internazionali? È la solita questione. Come punire un trasgressore che non accetta in toto o in parte le regole condivise? Come fargli cambiare la propria politica soprattutto se si tratta di un attore dalle discrete capacità militari?

    • Ma siamo proprio così sicuri che per la Russia le sanzioni non siano efficaci? A metà dicembre la Russia è stata ad un passo dalla bancarotta (e non è detto che a breve, dopo la l’abbassamento di S&P) non si ripresenti il caso. Tutto questo affannarsi da parte della propaganda putiniana a proclamare che le sanzioni non toccano la Russia, mi sa tanto del coccodè della gallina che ha fatto l’uovo.
      E’ difficile distinguere quanto sia dovuto alla congiuntura internazionale (al prezzo del petrolio in primis) e ai mancati, deliberatamente colpevoli, diversificazione e ammodernamento della struttura industriale russa e quanto invece all’isolamento finanziario e economico, conseguenza diretta delle sanzioni.
      Comunque il tracollo economico della Russia è sotto gli occhi di tutti e che questo, nel bene o nel male, abbia costretto Putin a cambiare il passo della sua politica sciovinista e guerrafondaia, mi sembra altrettanto sicuro.

      • Caro Gian Angelo, vede la questione è un po’ diversa secondo me. Sono assolutamente d’accordo che le sanzioni abbiano avuto ripercussioni negative sulla già fragile (in tempi di bassi prezzi degli idrocarburi soprattutto) economia russa e che avranno effetti importanti sulle future relazioni tra Mosca e Bruxelles. Quello che intendevo dire, però, è che esse non sono servite (e secondo me non serviranno) a far cambiare la posizione del Cremlino nella crisi ucraina. Ed era proprio questo il punto. Se l’obiettivo principale delle sanzioni è quello di indurre il Cremlino a “ritirarsi” politicamente dalle vicende ucraine, allora non sono state efficaci e difficilmente lo saranno, anzi credo che tenderanno ad irrigidire ancor più la sua posizione. Certo, se poi si vuole crede che l’Ucraina sia solo l’inizio e l’obiettivo di Putin sia quello di arrivare con i carri armati a Varsavia, o perché no a Berlino, allora si può anche sostenere che le sanzioni economiche siano state uno strumento utile a fermare Mosca. Onestamente, però, non credo sia questo il caso.

        • Che il peso delle sanzioni nel condizionare i progetti di restaurazione imperiale di Putin (in generale e nello specifico dell’Ucraina) sia di difficile valutazione, posso essere d’accordo con lei. Certo che la Russia sia stata ad un passo dalla bancarotta, non mi sembra un risultato disprezzabile, anche perché l’URSS implose per ragioni economiche e l’Armata Rossa si dissolse perché senza benzina e soldi per le paghe.
          Comunque la domanda di fondo rimane: che cosa doveva e poteva fare l’EU? Mandare i carri armati? Assentire , dopo parole di fuoco? Misurare a ginocchioni le scale del Cremlino?
          No, sono convinto che l’arma economica stia funzionando e qualche risultato (complice la congiuntura del prezzo del petrolio) lo stia ottenendo: la cancellazione del South Stream ha dimezzato l’influenza russa nei Balcani, il rublo quota meno della metà rispetto solo ad un anno fa, il sistema pensionistico e l’assistenza sanitaria si vedono sottrarre risorse dal settore militare, capitali e risorse umane prendono la via dell’estero e si potrebbe andare avanti.
          Nell’immediato i “volontari” russi in Ucraina spadroneggiano, ma sembra di sentire qua e la qualche scricchiolio. Speriamo.

      • Caro Gian Angelo, il mio ragionamento è riferito specificatamente alla crisi ucraina, mentre il suo mi sembra molto più generale. Se le sanzioni economiche sono una misura per punire la Russia e per portarla al collasso, sperando che in tal modo riveda gioco forza i propri interessi geopolitici in generale, è un discorso. Ma se esse debbano essere una risposta all’attuale crisi nello specifico, e modificare la condotta del Cremlino in riferimento alla sua politica nei confronti di Kiev, allora è tutt’altra storia. Cercando di valutare gli effetti della politica delle sanzioni in base ai suoi obiettivi dichiarati si potrebbe affermare, secondo me, che non abbia avuto effetti risolutivi (positivi) sulla crisi ucraina e chissà se l’avrà.
        La domanda di fondo che si pone è esattamente quello che chiedevo a Davide, incuriosito da alcuni passi significativi del suo articolo. Cosa deve/doveva fare l’UE? Cioè, si è riuscito a comprendere sin dall’inizio il grado d’importanza che il Cremlino attribuiva all’Ucraina all’interno della propria strategia in politica estera? Oltre alle sanzioni (ed escludendo giustamente qualsiasi possibilità di confronto militare) sono state trascurate alcune strade percorribili? La diplomazia ha davvero fatto tutto quello che era possibile fare, prima e soprattutto dopo la firma del memorandum di Minsk?Che tipo di effetti sulla crisi ha avuto il tacito sostegno ad alcune controverse politiche di Kiev, tra cui il blocco economico del Donbass ad esempio? Come vede non ho certezze ma molte domande, proprio per questo, però, tendo a dubitare che le sanzioni siano l’unica strada che Bruxelles abbia a sua disposizione per tentare di normalizzare la crisi in Ucraina.

        • Quando parlavo di “generale” e “specifico” intendevo non tanto due ambiti distinti, ma livelli differenti di un unico problema/confronto. Portando alle estreme conseguenze il suo discorso, si dovrebbe ipotizzare che la Russia possa accettare (o l’EU possa favorire) una soluzione locale disgiunta (e magari “contraria”) dall’andamento delle relazioni (ma ormai siamo al confronto ) tra la Russia di Putin e l’EU.
          In verità questo è uno dei temi preferiti della propaganda putiniana: la guerra nell’Est Ucraina è un affare interno, noi siamo solo preoccupati per la crisi umanitaria, noi non parteggiamo per nessuno tant’è vero che i russi rappresentano una significativa porzione del personale OCSE presente nella zona del conflitto, sempre pronti a mandare una forza di pace ecc..
          Direi che di fronte alle patenti violazione del diritto internazionale e dall’aggressione militare il massimo che l’EU poteva fare, l’ha fatto promuovendo gli accordi di Minsk. Quando di fronte al doppiogioco di Putin, la Merkel ha cominciato a non gradire l’evidente presa per il naso, le relazioni si sono rapidamente deteriorate. D’altronde non è facile trattare con un ambiguo bugiardo sbugiardato.
          Il flop del ricatto energetico ha fatto il resto e adesso la Russia si consola pensando di chiedere le ennesime riparazioni di guerra alla Germania.
          In conclusione, direi che la domanda non sia tanto di cosa l’EU avrebbe potuto fare di diverso o di più, quanto di cosa può fare per contrastare efficacemente, in generale e localmente, le ambizioni sciovinistiche di Putin.

    • Ciao Oleksiy,
      sì, il paper di Mogherini personalmente non mi ha stupito: cercare un reset o un re-engagement con Putin su altri scenari regionali mi sembra diplomaticamente sensato. Resta inteso che ciò non può avvenire fintanto che la Russia e i suoi cronies continuano nella loro offensiva in Ucraina orientale: l’UE ci perderebbe la faccia, a cercare il business-as-usual mentre l’aggressione continua.
      Ciò che dice Kadri Liik sembra rilevante anche a me: la questione fondamentale è la differente visione dell’ordine internazionale in Europa, per una parte basato sul diritto internazionale e l’eguaglianza sovrana, per l’altra basato sul diritto del più forte. In questi termini, un compromesso non è possibile: non è accettabile per i paesi UE una nuova dottrina Brežnev della sovranità limitata per i paesi che afferiscono alla “sfera d’influenza” russa.
      Purtroppo sappiamo bene che i membri permanenti del consiglio di sicurezza ONU godono di sostanzialmente impunità rispetto alle proprie violazioni del diritto internazionale. Ma rispetto alla società internazionale, quella europea è ben più densa di norme, valori e riferimenti comuni. Aver voluto riportare la guerra in Europa, dopo decenni, non può che significare per la Russia di Putin l’isolamento da quella “comunità” europea con cui ha dimostrato di non aver nulla a che fare.

  3. Il rappresentante dell’Ucraina presso l’Unione Europea, l’ambasciatore Kostiantyn Yeliseev ha chiamato Bruxelles a convocare una riunione di emergenza del Consiglio dell’Unione Europea e del Comitato per gli Affari Esteri del Parlamento europeo. “In relazione all’attacco a Mariupol da parte dei militanti avvenuto oggi, il rappresentante dell’Ucraina presso l’Unione Europea, Kostiantyn Yeliseev, nel suo messaggio all’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Federica Mogherini, ha chiamato l’UE a valutare in modo chiaro il peggioramento della situazione in Ucraina orientale che sta avvenendo sullo sfondo del rifiuto di fatto da parte dei militanti di rispettare gli accordi di Minsk”. Inoltre, il Ministero degli Affari Esteri ha dichiarato che l’attacco a Mariupol, nonché gli attentati a Volnovaha e Donet’sk sono una chiara prova della necessità di riconoscere le cosiddette “Repubbliche Popolari di Donets’k e di Luhans’k” come organizzazioni terroristiche.

    I terroristi della “Repubblica Popolare di Donets’k” hanno aperto un fuoco massiccio contro le zone maggiormente popolate della città di Mariupol: l’ora è stata calcolata in modo che il numero di vittime fra i civili fosse più alto. Tre sistemi “Grad” hanno sparato verso la città 120 munizioni militari. Nel corso della giornata sono morte 30 persone e altre 100 sono state ferite.
    Nella zona di Mariupol operano dagli 800 ai 1000 collaborazionisti filorussi e mercenari russi. Essi stanno cercando di entrare in città.

  4. La Repubblica Ucraina deve essere risarcita da parte di Vladimir Putin per l’invasione ed annessione della Crimea e per il persistente massacro nella zona del Donbass.Pertanto l’accordo stipulato di recente con l’avallo UE sui pagamenti ucraini a Gazprom dovrebbe essere annullato.Toccato ancora una volta nel portafoglio e con una situazione economica che si avvicina alla spazzatura, anche senza le Agenzie di rating,Vladimir comprenderà dolorosamente le sofferenze inflitte a tanti civili

  5. In Russia è stata arrestata un’abitante di Vjaz’ma, Svetlana Davidova, perché essa aveva chiamato l’ambasciata ucraina a Mosca, comunicando la direzione dei militari russi in Ucraina. E’ stata incriminata di “tradimento della patria per via di spionaggio”.

    La parte ucraina ha le prove che confermano la partecipazione dei militari russi nel conflitto armato in Ucraina orientale dalla parte dei militanti, – dichiara il capo del dipartimento centrale delle Forze Armate dell’Ucraina Viktor Muzhenko.

    Il nuovo ministro degli Affari Esteri della Grecia Nikos Kotzias si è espresso a favore di una nuova strategia dell’UE nei confronti della Russia e di un’Ucraina come federazione. Gli investimenti di Putin stanno dando i loro frutti.

  6. La Russia sta forzando gli abitanti della Crimea a lasciare la cittadinanza ucraina. Il tribunale di Simferopol ha rifiutato di lasciare la cittadinanza ucraina ad Oleksandr Kolchenko.

  7. Giusto per completezza di informazione cito le uniche fonti che sono attendibili Unian (libera agenzia Ucraina) che riporta un sondaggio di Ukraina Pravda,
    L’82% degli abitanti della Crimea è favorevole alla annessione alla Russia:

    http://www.unian.info/politics/1040281-poll-82-of-crimeans-support-annexation.html

    • Senza spunti polemici, un campione di 800 interviste telefoniche (su una popolazione di 2.000.000) non è particolarmente significativo.
      Una curiosità: Lei ha capito che cosa vorrebbe suggerire la fotografia che accompagna la notizia? Oltre naturalmente la rappresentazione di 3 “guerrieri” maschi imbesuiti davanti a 2 paia di equivoche gambe stivalate stile “raccordo autostradale”.

  8. Stranamente le fonti non sono attendibili, forse perché la notizia non è di Suo gradimento, comunque per una statistica attendibile sono più che sufficienti 800persone per una popolazione di 2.000.000 per avere un margine di errore inferiore al 5% e non lo dico io ma la matematica.
    Per la cronaca sulla popolazione di elettori italiani le indagini si basano su un campione si 1000 individui quindi direi più che attenbil, visto che gli elettori in Italia sono più che 2.000.000 .
    La foto se non è gradita, può sempre scrivere alla redazione di Unian o di U.P. non l’ho messa io.

  9. Direi piuttosto che ognuno tende a dar maggior credito alle notizie (o statistiche) che confermano le sue convinzioni.

  10. Direi che mi è difficile contraddirla, ma temo che la stessa cosa possa valere anche per Lei oltre che per me.