La tolleranza non basta

di Slavoj Žižek 

Dieci anni fa, quando la Slovenia era sul punto di entrare nell’Unione europea, uno dei nostri euroscettici suggerì una perifrasi di una barzelletta dei fratelli Marx: “noi sloveni abbiamo un problema? Entriamo nell’Unione europea! Avremo ancora più problemi ma ci sarà l’Ue a farsene carico!” È così che molti sloveni percepiscono oggi l’Unione: fornisce un po’ d’aiuto ma porta anche nuovi problemi (regolamenti e multe, richieste finanziare per aiutare la Grecia, eccetera). Ma allora, vale la pena difendere l’Unione europea? La vera domanda, ovviamente, è un’altra: quale Unione europea?

Molti paladini liberali sono così ansiosi di combattere il fondamentalismo antidemocratico che finiscono con l’allontanarsi dalla libertà e dalla democrazia. Se i “terroristi” sono pronti a radere al suolo questo mondo in nome di un altro mondo, i nostri guerrieri antiterroristi sono pronti a radere al suolo il loro mondo democratico in preda all’odio per quello musulmano. Alcuni di loro amano la dignità umana al punto da essere disposti, per difenderla, a legalizzare la tortura, ovvero la massima degradazione della dignità umana.

Non si può dire lo stesso dei difensori dell’Europa contro la minaccia degli immigrati? Con il loro zelo nel proteggere il retaggio giudeo-cristiano, i nuovi zeloti sono pronti a tradire il cuore del retaggio giudeo-crisitano: che ogni individuo abbia accesso all’universalità dello spirito santo  – oppure, al giorno d’oggi, dei diritti umani e della libertà.

L’impasse dell’Europa ha però radici molto più profonde. Il vero problema è che i critici dell’ondata anti-immigranti, ovvero coloro che dovrebbero difendere questo prezioso nucleo del retaggio europeo, tendono invece a limitarsi all’infinito rituale di confessare i peccati dell’Europa, di accettare umilmente i limiti del retaggio europeo e di celebrare la ricchezza di altre culture.

Le famose parole della poesia “La seconda venuta” di William Butler Yeats rendono alla perfezione la problematicità della situazione attuale: “I migliori mancano di ogni convinzione, mentre i peggiori sono pieni di intensità appassionata“. Si tratta di un’eccellente descrizione dell’attuale scissione tra anemici liberali e appassionati fondamentalisti, sia musulmani che cristiani. “I migliori” non sono più capaci di impegnarsi a fondo, mentre “i peggiori” sposano il fanatismo religioso, sessista e razzista. Come possiamo uscire da questa impasse?

Un dibattito recentemente avvenuto in Germania può indicarci la via da percorrere. Durante un incontro con i giovani membri del suo partito conservatore, l’Unione cristiano democratica, lo scorso ottobre la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato: “Questo approccio multiculturale che sostiene che dobbiamo semplicemente vivere l’uno accanto all’altro ha fallito. Ha fallito completamente”.

Il senso di queste dichiarazioni è che anziché lamentarci dell’emergente Europa razzista dovremmo fare autocritica e chiederci in che misura il nostro astratto multiculturalismo ha contribuito al triste stato attuale delle cose. Se tutti gli schieramenti non condividono o rispettano la stessa civiltà, allora il multiculturalismo si trasforma in mutua ignoranza o odio regolati legalmente.

Tollerare l’intolleranza?
Dunque bisognerebbe evitare di restare invischiati nel gioco liberale su “quanta tolleranza possiamo permetterci“: dovremmo tollerarli se impediscono ai loro figli di andare alla scuola pubblica? Se costringono le loro donne a vestire in un certo modo? Se combinano matrimoni o brutalizzano gli omosessuali? A questo livello, naturalmente, non siamo mai abbastanza tolleranti o siamo già troppo tolleranti negando i diritti delle donne, dei gay, eccetera. L’unico modo di venire fuori da questa impasse è impegnarsi e lottare per un progetto positivo universale condiviso da tutti coloro che vi partecipano. Le battaglie dove “non c’è più giudeo né greco (…) non c’è più uomo né donna” sono molte, dall’ecologia all’economia.

E così, forse, il sarcasmo alla fratelli Marx dell’euroscettico sloveno non ha colto il reale senso della questione. Invece di perdere tempo con le analisi di costi e benefici del nostro ingresso nell’Unione europea, dovremmo concentrarci su cosa l’Ue rappresenta davvero. Principalmente agisce come regolatore dello sviluppo capitalistico globale; a volte flirta con la difesa conservatrice della propria tradizione. Entrambe le strade portano all’oblio, alla marginalizzazione del vecchio continente.

L’unica via d’uscita da questa impasse è resuscitare il proprio retaggio di emancipazione radicale e universale. La missione è quella di andare oltre la mera tolleranza degli altri. Non limitarsi a rispettare gli altri, ma offrire loro una battaglia comune, come comuni sono oggi i nostri problemi.

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Slavoj Žižek, filosofo sloveno nato a Lubiana nel 1949. Intellettuale molto discusso per le sue visioni radicali, è conosciuto e apprezzato come brillante conferenziere, amante della controversia e della provocazione. Scrive di argomenti disparati e attualissimi, come il fondamentalismo, la tolleranza, l’etica politica, la globalizzazione, la soggettività, i diritti umani, il postmoderno, il pluralismo culturale e così via, segno della sua personalità poliedrica e della sua militanza politica ed intellettuale. Attualmente, è docente all’European Graduate School, nonché ricercatore all’Istituto di Sociologia dell’Università di Lubiana.

Chi è redazione

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7 commenti

  1. L’unica via d’uscita è il rispetto e la valorizazione delle diversità; che ogni diversità etnico-culturale sia preservata e non distrutta, perchè è questa la ricchezza del mondo. E le diversità europee sono distrutte da questa oceanica invasione di stranieri di tutto il mondo che stanno occupando e snaturando l’Europa. Questa invasione aliena sta cancellando le identità europee, è questo il vero problema; perchè non si tratta nè di tolleranza, nè di democraticità nè di tante altre belle parole di “umanità”.
    Si tratta del fatto che l’Europa è sotto una invasione straniera devastante che ne sta facendo scomparire i popoli autoctoni ad una velocità impressionante. E’ un dànno per tutto il mondo che i popoli europei si perdano. Ed essi istintivamente (la parte più sana) reagiscono cercando di opporsi alla loro scomparsa. Il razzismo o altre cose cattive non c’entrano nulla. Difendersi da un’invasione è sano e naturale. http://www.facebook.com/group.php?gid=68264075585

  2. Anzitutto grazie del commento e grazie di leggerci. Non mi trovo d’accordo con la tua opinione principalmente per due ordini di ragioni. La prima è storica: in buona parte i popoli dell’Europa di oggi non sono autoctoni. I magiari sono di origine ugrica, provenivano dalle remote steppe dell’asia centrale, e arrivano in Europa solo nell’ottavo secolo. Diventano regno cristiano solo nel mille. Sono “europei” da pochissimo. I bulgari erano un popolo di lingua turcica proveniente dalla zona uralica stanziatisi in Europa nel settimo secolo dove mescolandosi agli slavi fondano un khanato che diviene impero cristiano un secolo dopo. Gli slavi stessi, che sono il terzo grande gruppo etnico d’Europa, ci arrivarono intorno al sesto secolo. Certo, tutti i popoli d’Europa (tranne i baschi e pochi altri) sono giunti dall’Asia ma questi sono recentissimi. Voglio dire, l’Europa non è poi così “europea”.

    E vengo al secondo punto per il quale non mi trovo d’accordo. A fare l’Europa, a darle quei tratti comuni che la fanno riconoscere come unica entità, è stato proprio il continuo rimescolamento dei popoli. I traci sono scomparsi fondendosi nei bulgari, gli avari con gli slavi, i latini coi germani o con gli slavi, gli scandinavi con gli arabi in Italia meridionale, i goti con gli arabi in Spagna. La stessa antica civiltà greca nasce dal mescolamento di tre popolazioni che, a ondate, sono migrate in quelle terre. L’Europa è frutto del mescolamento continuo e la sua cultura è cangiante e multiforme.

    Ciò che tu temi si possa perdere, non si perderà ma cambierà e produrrà qualcosa di nuovo a contatto con culture che oggi sembrano distanti come a un latino sembrava distante un germano o un goto.

    Difendersi, certo, è naturale. Tutti si sono difesi: i latini, i germani, i normanni, gli slavi. La difesa non mi stupisce affatto. La storia ci insegna a non avere paura, però. E in ogni caso mi sembrerebbe riduttivo tacciare le tue opinioni di “razzismo” poiché non lo è. E’ istinto di conservazione, è attaccamento alla propria cultura, è la volontà di non perdere identità. E’ naturale, la vivo anche io, ma è inutile. La storia insegna. Scusa per il fiume di parole. Un saluto.

  3. Ti ringrazio per la pacatezza ed il rispetto della mia opinione.
    Vorrei replicare alle tue osservazioni e spiegarti il motivo per cui secondo me ti sbagli:
    la tua prima obiezione è quella consueta che viene sempre fatta in questi casi, che cioè noi siamo il frutto di rimescolamenti, etc etc. La conosco molto bene.
    L’errore logico, l’aspetto che sfugge, è che questi rimescolamenti non sono un qualcosa di automatico, sempre uguale, fisso, costante, e sempre benefico.
    Questi rimescolamenti sono il frutto di TUTTO, di QUALSIASI EVENTO della Storia, buono o cattivo, del bene e del male, delle cause, delle origini, degli accadimenti, degli intrecci, delle susseguenze, i più diversi e disparati.
    Dunque anche di accadimenti negativi! Per dire, la condizione attuale gli “indiani” d’America, praticamente estinti, è il frutto dell’invasione delle Americhe da parte degli europei; la valutazione degli eventi è sempre relativa, ed è positiva per i “vincenti” e negativa per i perdenti”, per cui certamente quell’evento fu disastroso per loro, e positivo per gli invasori. Si può da questo ricavare in assoluto che la distruzione delle popolazioni autoctone delle americhe fu un fatto positivo? (a questo proposito, anche esse a loro volta si possono dire non autoctone….perchè il “rimescolamento è infinito e continuo – non c’è nulla di veramente autoctono, se non in senso sempre relativo!!!).
    Certamente per loro non lo fu, positivo, quell’evento. Rifletti, è come se tu dicessi che le guerre sono giuste perchè noi (come è in effetti!) siamo il frutto anche di tutte le guerre del passato.
    Tu dici, è sempre accaduto e sempre accadrà, è ineluttabile, e con questo sembri voler accettare anche un male che ti viene fatto, cioè la scomparsa del tuo popolo, del popolo italiano: ma questa è la prima volta che questo accade, che un popolo cioè accetti ben volentieri la sua stessa scomparsa.
    E’ il segno di una malattia; un popolo sano ama se stesso e si difende, sempre, da una minaccia.
    Questo noi non lo stiamo facendo.
    Giustificare un evento che ci sta distruggendo, dicendo che è sempre successo anche nel passato, è, permettimi, diabolico. Non tutti gli eventi accaduti in passato sono stati positivi per certe parti che li hanno subiti!
    Un altro elemento essenziale di differenza è la INCREDIBILE RAPIDITA’ con cui la scomparsa dei popoli europei, invasi da popolazioni aliene, si sta verificando.
    Essi si stanno tutti trasformando in popoli “multietnici”, cioè in popoli fatti di tutto e da tutti, tutte le etnie, tutte le culture, tutto di tutto cioè in un nulla, nel popolo unico voluto dal sistema, un sistema perverso che cancella diversità, omologa, globalizza il pensiero e la cultura UNICA da esso portata.
    Logicamente e inevitabilmente si trasformerà in un niente uguale dappertutto, senza più diversità e caratterizzazioni, come accade quando si mischia tutto in un unico contenitore; e nel caso di etnie particolarmente orgogliose e resistenti (vedi musulmani) questo innesto epocale ed innaturale, che si configura come invasione di una spazio alieno, causerà inevitabili infiniti conflitti.
    E qui i “buonisti” (io definisco tali coloro che si fermano alla bontà come criterio di vita, un po’ come quello che mette il braccio nella gabbia del leone per dargli da mangiare,….è buono, si, ma sarà anche un po’ scemo?…la bontà non può essere un criterio di giudizio, di analisi politica e sociale, di valutazione del giusto generale, perchè è solo un sentimento, ed il buonismo è la bontà disgiunta dal ragionamento) i buonisti dicevo, sono e fanno come nella storia della volpe e dell’uva, siccome li hanno convinti che questa cosa giusta (relativamente a noi), della sopravvivenza cioè del nostro popolo e della nostra diversità, non si può avere, e che la nostra scomparsa è inevitabile, allora per tacitare le coscienze, per accodarsi al gregge col cervello ben lavato dalla propaganda globalizzatrice, per sopire il senso di colpa che viene da una ribellione che , qualora ci fosse, ed ogni volta che c’è, prontamente, immancabilmente e puntualmente verrebbe definita razzismo, per evitare tutte queste “scocciature”, si convincono che quello che sta accadendo, cioè la scomparsa del loro popolo, sia qualcosa di bello buono e giusto.
    E’ diabolico anche questo ed ancora appunto il segno di una malattia.
    Forse sarà ineluttabile la nostra estinzione come popolo, e sarà giusta, perchè chi è malato spesso è destinato a morire, è legge di natura, ma io non mi sento di far parte di questa malattia, sento di essere la parte sana rimasta di questo povero paese di cui in questo anno si festeggia ipocritamente e perversamente l’unità.
    Io mi riconosco in un individuo vissuto qui ben 800 anni fa che si chiamava Dante Alighieri, che ha fondato la lingua italiana e la sua letteratura. Dopo 800 anni gli abitanti dell’Italia sono ancora i suoi discendenti. In 800 anni c’è stata una continuità. Chi potrebbe dire che Dante Alighieri non era italiano?
    Invece qesti Mohamed, Diagne, Himenez, Bramasurya, etc etc che si stanno innaturalmente prendendo il nostro paese, italiani non lo sono e non lo sarano mai, e nessuno può sensatamente dire che potrebbero essere la nostra naturale continuazione Saranno invece proprio la nostra INNATURALE continuazione!!! Il frutto mostruoso appunto del trauma della nostra scomparsa.
    Non mi riconoscerò mai in un Mohamed che già tra pochi anni sarà il nome prevalente in Italia (e lo è già in Inghilterra), nè in un Diagne africano o in un asiatico venuto qui ad insediarsi in casa mia e a cancellare la diversità italiana caratterizzata e riconosciuta in tutto il mondo.
    Quello che sta accadendo è una tragedia epocale. Ogni volta che delle diversità scompaiono, è un danno per tutto il mondo.
    Non è nazionalismo, non è razzismo, non è xenofobia. Io amo le diversità, ma anche la mia! E sono “buono” con ognuna di esse, ma non a costo della scomparsa della mia. Semplice e breve.
    Tu aiuteresti un tuo simile in difficoltà, sapendo che per aiutarlo dovrai morire?
    E’ semplice, banale, naturale, sano amore per la propria comunità, per il proprio popolo, in un contesto generale di amore per le diversità, per TUTTE le diversità, che sono la ricchezza del nostro mondo. E la istintiva difesa di tutto ciò. Tra tutte queste diversità c’è anche la nostra. Perchè dovremmo disprezzare, schifare, mandare derelitta proprio la nostra? Masochismo? O quale altra perversa malattia?
    Adesso stanno scomparendo i popoli europei, e non è roba da poco. Ma accade in una relativa lentezza, per cui non pare che ci accorgiamo della nostra autodistruzione, che sta avvenendo in un relativo silenzio, in una relativa calma, come se nulla fosse; accettato, subìto, senza reazione.
    Un po’ come Berluscioni ci sta trasformando lentamente e subdolamente in un regime mafio-autoritario, senza che ci sia, anche qui, una reazione sana di difesa. Tutto ciò accade quando un popolo è malato. Ed io credo che questo siamo.
    E questa malattia si chiama sistema liberal-capitalistico. Esso sta producendo, volendo, e sostenendo questo scempio.
    Ti ringrazio ancora per la tua correttezza, e riguardo al fiume di parole, beh,….meglio che mi stia zitto!
    🙂
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    • Mi hai decisamente superato in prolissità! Provo a risponderti come son capace, fermo restando il pieno rispetto delle tue opinioni. Dici giustamente che qualsiasi civiltà è solo relativamente autoctona, sottoscrivo. Però nel primo commento hai parlato di difesa della cultura europea, nel dirti che questa cultura è frutto di una mescolanza intendevo dirti che esisterà, anche a seguito dei prossimi mescolamenti, una cultura europea. Solo che non sarà più questa cultura europea, quella che entrambi (credo) amiamo molto. Certo, ciò porterà con sé anche eventi negativi. Ma ti ripeto che non ho paura, che non voglio “difendere” ma voglio proporre e soprattutto guardare. Ciò che oggi avviene, così graduale, non mi pare violento. Non in modo generico ed endemico.

      Poi, siamo molto distanti noi due. Io non credo nel popolo inteso come “nazionale” (italiano, francese, etc…). Dici bene che Dante era italiano, ma non era “nazionalisticamente” italiano. Lo era di cultura. Credo che anche Rashid, o Karim, potranno essere culturalmente italiani. Credo che il prossimo Dante avrà bisnonni nati in Tunisia.

      Altra differenza, sono per la Turchia in Europa perché credo che la cultura europea sia anche l’Islam, e credo che la Turchia di oggi non sia solo Islam.

      Infine, sulla globalizzazione. Secondo me non esiste, almeno oggi. Il fatto che nel Rajastan possano bere Coca Cola, non la chiamerei globalizzazione (consumismo, liberalismo estremo, violenza del nostro sistema economico, mi sta bene tutto ma non globalizzazione). Finché nel Rajastan pregheranno in un tempio pieno di macachi un dio dalla testa di macaco, non ci sarà globalizzazione. Le culture, se vogliono conservarsi devono essere forti. Per essere forti devono sentire “nemiche” le altre e difendersi. Oppure conquistarle con la forza dell’integrazione che è prendere il meglio di tutto e fare qualcosa di nuovo (non far diventare gli altri uguali a noi, quella è assimilazione). Forse la nostra cultura è debole, non so. Ma il fatto che altre culture giungano in Europa riuscendo a cambiarla, come tu dici, significa che esse sono forti e quindi per nulla “globalizzate”.

      Infine, ti ripeto, credo nell’Europa (in Dante, in Keplero, in Kant, in Michelangelo) credo nella sua capacità di essere sempre migliore. Forse un giorno questa Europa non ci sarà più ma sarà sempre Europa, in linea di continuità, anche se mutata dalle culture altre.

      La cosa bella è che stiamo (noi due) parlando di cultura e non di etnia, razza, superiorità e inferiorità. Buon tutto

      Matteo

  4. A me a pensare a quello che tu dici viene il magone. E’ il segno della nostra sconfitta, della nostra decadenza, della nostra morte; sostituiti da popolazioni aliene, da arabi, da asiatici, da africani, da cinesi, etc, è la vittoria di quelle popolazioni di quelle etnie, di quelle identità, sulla nostra (in senso naturalistico ovviamente, senza alcun riferimento a superiorità razziali – e comunque se anche fosse così, io evidentemente sarei all’OPPOSTO del razzismo, considerando evidentemente la MIA razza come inferiore, e non certo le altre…non so se mi spiego!!! – Ma come ripeto, non c’entra qui il razzismo).
    E’ terribile ciò che dici. Rashid Karim Diagne Rodriguez o Warnakalasurya, o altri nomi astrusi, … italiani?!
    Ancora più terribile è il fatto che tu consideri tutto ciò normale: forse questo fatto stesso E’ la nostra malattia, quella che ci sta uccidendo,; la perdita cioè dell’amore per noi stesso, il considerare ciò una colpa, il non vedere la necessità di una reazione ad un evento in corso così drammatico che è la nostra scomparsa come popolazione dell’Italia.
    Mi rendo conto che tu sei in buona fede, e devo rispettare la tua convinzione, ma devo anche esprimere quanto mi deprime ascoltare questa passività.
    Quello che tu prospetti non sarebbe una naturale evoluzione ma il frutto di una invasione e di una sconfitta di popolo e di civiltà, significherebbe essere SOSTITUITI da altre etnie vincenti.
    800 anni fa Dante Alighieri aveva un nome che poteva essere anche un nome di adesso. Noi siamo la continuità di quegli italiani di allora. Arabi qui in Italia sarebbero la continuità del mondo arabo e non certo del nostro!!!
    Ciò è evidente! Sarebbero i nostri colonizzatori che si sono sostituiti a noi.
    Ho detto e ripeto che le mescolanze non sono DI PER SE’ un fatto positivo!
    Esse sono state anche frutto di invasioni, di violenze, di prevaricazioni, di combattimenti e guerre in cui i più forti hanno vinto e i più deboli hanno perso, ..etc etc … non è che siccome il passato è frutto di mescolanza allora la mescolanza divnta un valore positivo in sè!!!
    Siamo anche frutto anche di guerre, allora dovresti coerentemente sostenere che le guerre sono un accadimento non negativo, nel caso si dovessero verificare!!!!!!!!!! Capisci cosa intendo?! L’incongruenza del tuo discorso? Non è che siccome una qualsiasi cosa è accaduta in passato questa diventa autometicamente giusta!!!
    Questa nuova mescolanza altro non sarebbe, come è, e come sta avvenendo, che semplicemente l’INVASIONE del nostro paese da parte di popolazioni aliene che ne stanno snaturando l’identità, e le INVASIONI, da che mondo è mondo, sono NEGATIVE per chi le subisce!
    Che poi noi siamo anche il frutto anche delle mescolanze conseguenti ad esse, non fa di esse un evento positivo (in particolare per coloro che le subirono)!!! Chi è invaso si difende!! Non subisce supinamente dicendo che è bello buono giusto, perchè “tanto le invasioni ci sono sempre state”! Si, ci sono sempre state, ma chi le ha subite si è difeso, e le ha combattute, e non ha certo detto che sono belle perchè così ci rimescoliamo come è sempre accaduto in passato!
    Non cogli la PERVERSIONE di questo ragionamento?!
    Non capisco bene cosa intendi con “nazionale” o “di cultura”; per me un poplo è una comunità che ha caratteristiche comuni (lo dice la parola stessa), di vario tipo, da quelle culturali a quelle etniche a quelle lingiustiche e così via.
    TUTTE queste caratteristiche che ne contraddistinguono la DIVERSITA’.
    Gli italiani si chiamano Mario Rossi e Dante Alighieri, da decine di secoli!
    E non si chiamano Rachid o karim…quelli sono gli arabi !!! Gli arabi si chiamano così! Nè gli italiani si chiamano Warnakrsurya, gli indiani si chiamano così! Nè si chiamano Himenez, gli spagnoli si chiamano così!
    Se gli italioani si chiameranno Rachid o Karima etc etc ,, non saranno più gli italiani; essi saranno SCOMPARSI e al posto loro ci saranno quelli che si chiamano così nei paesi arabi e in Inadia o nelle Filippine,….saranno LA LORO continiità, non certo la nostra, questo è evidente!!! Sara’ SCOMPARSA la diversità italiana.
    Poi certo, tutto va avanti, tutto sui rimescola, anche a seguito di eventi drammatici e negativi COME QUESTO CHE STA ACCADENDO!
    Ma e diabolico considerare tutto positivo, accettare qualunque cosa, non opporsi nè negare NULLA, star lì a bocca aperta a farsi fare tutto e dire che tutto è positivo, a mio avviso perchè si ha paura del senso di colpa che una qualsiasi reazione, una qualsiasi manifestazione di valori scatenerebbe. E’ davvero pazzesco.
    Come fai a dire che la cultura europea è anche islam, ma quando mai?? Ma da quando?? Ma allora si può diretutto è il contrario di tutto! certo, la cultura europea è TUTTO, se si vuole si trova un appiglio con qualsiasi posto e cosa!!! Ma che vuo dire questo! L’Europa non ha nulla a che vedere con l’Islam, sono due mondi innanzittutto molto DIVERSI, ma anche in netta contrapposizione, di valori di cultura di TUTTO! La cultura europea è la cultura europea, l’islam è stato respinto nella storia nonostante periodi di conquista e di occupazione, è stato respinto PROPRIO nel NOME della DIVERSA identità europea. Tu non ti opponi a nulla, accetti tutto, tutto va bene, e ti dico francamente che sospetto che questo derivi essenzialmente da un senso di colpa dalla paura di considerarsi cattivi opponendosi a qualsiasi cosa che significhi affermazione di identità e difesa di essa e rifiuto di intrusioni straniere.
    Tutto ciò scatena un senso di colpa che ottenebra le menti. Forse una eredità distorta delle deviazioni ideologiche del secolo scorso, che hanno lasciato questo retaggio di pregiudizio, una sorta di reazione opposta, un po’ come la persona che siccome da piccolo è stato oppresso dai genitori, concede ai propri figli la libertà di fare qualsiasi cosa, e così sbagliando a sua volta, dal versante opposto. E’ quello che fanno coloro cìhe adesso accettano tutto, forse come reazione opposta (e abagliata anch’essa) appunto a quel trauma dei razzismi del secolo scorso.
    Essere contro la Turchia in Europa non significa essere contro i turchi, nè volergli male, nè aver nulla contro di loro, ma significa solo AMARE noi stessi, e marcare e difendere la NOSTRA dIVERSITA’.
    Non per questo vogliamo male agli altri, al contrario, nell’amore delle diversità. le amiamo TUTTE, compresa però la nostra!
    Che l’Europa continui geograficamnete ad esserci, ma senza più gli europei, che in Svezia invace degli svedesi ci siano cinesi africani o asiatici, questo evidentemente snatura e cancella queste diversità, che sono UNICHE, e una volta scomparse mai più potrano tornare. E’meglio un mondo in cui in Cina ci siano i cinesi e in Svezia gli svedesi, o un mondo in cui in Cina continuino ad esserci i cinesi, ma in Svezia gli svedesi vengano sostituiti da cinesi (per dire, ma potrebbero essere anche arabi o africani o il famigerato (e per me odioso) popolo multienticno di cui tanto si fantastica); sarebbe la SCOMPARSA di una DIVERSITA’: gli svedesi, e questo sarebbe un danno per tutti. E’ esattamente quello che sta accadendo all’Europa, la scomparsa delle sue popolazioni e delle sue identità, evidentemente perdenti (in senso naturalistico sempre), sostituite da popolazioni del resto del mondo. Non si accresce la diversità, che è la più grande ricchezza del nostro mondo, ma la si distrugge, … e per sempre.

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