ARMENIA: Soldato russo massacra un’intera famiglia. E tutto il paese s’indigna

Un triste fatto di cronaca nera ha scosso recentemente la città armena di Gyumri. Un soldato russo operante presso la base n° 102 delle forze armate di Mosca, situata proprio nella città armena, nella provincia di Shirak, nel nord-ovest del paese, in un momento di improvvisa follia ha sterminato a colpi d’arma da fuoco un’intera famiglia armena, che abitava nei pressi della base.

Valeri Permiakov, questo il nome del killer, nella notte del 12 gennaio si sarebbe allontanato dalla propria base armato di tutto punto, senza che nessuno abbia dato un allarme, e sarebbe entrato nell’abitazione della famiglia Avetisian con il fucile d’assalto spianato, uccidendo sei persone a colpi di kalashnikov, tra le quali anche una bambina di due anni. In seguito il killer si sarebbe dato alla fuga. L’unico sopravvissuto alla strage è un bambino di 6 mesi, il quale però, essendo stato ferito gravemente al petto con una serie di coltellate, versa ancora in condizioni gravi. Dopo aver compiuto il delitto, Permiakov avrebbe fatto poi perdere le sue tracce, non ripresentandosi alla base dove prestava servizio.

A inchiodare il killer sarebbero stati però degli stivali ritrovati sul luogo del delitto, recanti all’interno proprio il nome di Permiakov, i quali hanno permesso alla polizia armena di mettersi sulle sue tracce. Il militare russo è stato fermato e arrestato la notte seguente mentre cercava di attraversare il confine turco-armeno, presso il villaggio di Baiandur; a bloccarlo è stata proprio la guardia di frontiera russa che presidiava il confine con la Turchia. Il militare è stato ricondotto presso la base in cui prestava servizio, dove avrebbe confessato di essere l’autore del delitto, e dove verrà trattenuto in attesa che venga fatta più chiarezza sull’accaduto. Rimane ancora oscuro il movente, ma pare che Permiakov, giovane militare in servizio a Gyumri da due soli mesi, fosse mentalmente instabile.

Il triste fatto ha creato una forte tensione in tutto il paese, provocando rabbia e indignazione in tutta la popolazione. A Gyumri migliaia di persone hanno manifestato furiosamente davanti al Consolato russo, chiedendo ai rappresentanti di Mosca di consegnare il killer alle autorità armene, affinché possa essere giudicato da esse. Dalle semplici proteste si è poi passati alla violenza, quando i manifestanti hanno provato a sfondare i cordoni di polizia per provare a entrare nell’edificio, causando scontri che hanno portato a un bilancio totale di 12 feriti, tra cui alcuni gravi. Intanto, ai funerali delle vittime hanno partecipato migliaia di persone, tutte in fila fuori dalla chiesa di Surp Nshan, riempiendo letteralmente il centro di Gyumri.

Questo terribile fatto di cronaca rischia così di scatenare anche un incidente diplomatico tra l‘Armenia e la Russia, principale alleato del paese caucasico. Infatti al momento Mosca, che intanto ha inviato le proprie condoglianze, ha fatto sapere di non avere intenzione di consegnare Permiakov alle autorità armene, promettendo però a Yerevan di indagare meglio sull’accaduto. La Costituzione russa proibisce l’estradizione dei propri cittadini presso stati esteri, ma allo stesso tempo, secondo un trattato bilaterale firmato da Russia e Armenia nel 1997, se un membro del personale militare russo presente in Armenia commette un reato al di fuori del territorio della base in cui esso opera, allora esso ricade sotto la giurisdizione armena.

Non è comunque la prima volta che dei membri della base n° 102 creano problemi alla città di Gyumri. Nel 1999 due ufficiali russi ubriachi aprirono il fuoco nel mercato cittadino, causando la morte di due persone e il ferimento altre decine. Ancora nel 2013 due ragazzi armeni rimasero uccisi in seguito alla detonazione di alcuni ordigni esplosivi lasciati dai soldati russi nei pressi del poligono della base. La popolazione di Gyumri fino a ora è stata tollerante nei confronti della presenza della base russa sul proprio territorio, ma dopo l’ultimo tragico fatto la gente pretende delle risposte chiare dal proprio governo e da Mosca. Secondo il vice comandante della base, il russo Aleksei Polyukhovich, “la secolare amicizia tra il popolo russo e quello armeno ha resistito a una lunga serie di prove nel corso del tempo”, aggiungendo che “ora è il momento di un altro test”.

Foto: Nomadic Lass

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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Un commento

  1. La “sindrome Vietnam” colpisce anche soldati russi?!

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