AFRICA: Una Coppa d'Africa e una questione di principio

È ormai alle porte: la Coppa delle Nazioni Africane 2015 segnerà la trentesima edizione del massimo torneo continentale di calcio. Un’edizione che non ha mancato di sollevare problemi e polemiche, a partire dalla discussa decisione di assegnare l’organizzazione all’ultimo momento al regime cleptocratico della Guinea Equatoriale. A presentare il torneo una pubblicazione auto-prodotta collettivamente da alcuni giornalisti e blogger e con la partecipazione di tre esperti di calcio africano come Filippo Maria Ricci, Carlo Pizzigoni e Luigi Guelpa: AfriCalcio.

Nigeria ed Egitto, grandi assenti

Saranno sedici le squadre che, divise in quattro gironi, battaglieranno per vincere il titolo di campioni continentali dal 17 gennaio all’8 febbraio in Guinea Equatoriale. A saltare all’occhio sono però le assenze, a partire da quella della Nigeria campione uscente: nonostante un discreto Mondiale, la federcalcio del paese è caduta nel caos fin dal momento in cui il presidente federale Aminu Maigari è sceso dal proprio aeroplano di ritorno dal Brasile per essere arrestato. Tra sospensioni dalla FIFA per le troppe ingerenze politiche in questioni calcistiche, incendi alla Glass House (la sede della Federazione), arresti ed elezioni irregolari, la nazionale nigeriana ha pagato lo scotto delle beghe interne alla gestione del proprio calcio, ottenendo un solo punto nelle prime tre gare del girone di qualificazione per poi tentare una disperata quanto vana rimonta.

Sarà assente anche l’Egitto: agli ordini di Hassan Shehata, personaggio leggendario e controverso e convinto sostenitore di Mubarak, l’Egitto era riuscito a imporsi come superpotenza continentale vincendo tre titoli di seguito. La striscia è stata interrotta dalla Primavera Araba e dalle vicende del paese, tra sospensione dei campionati, gare a porte chiuse e la terribile strage di Port Said che costò la vita a 74 tifosi dell’al-Ahly, il club più importante del Cairo. Il ritiro di stelle come Mohamed Aboutreika e Essam el-Hadary non ha giovato e dalla caduta di Mubarak (e conseguentemente di Shehata) l’Egitto non è più riuscito a qualificarsi a nessuna Coppa d’Africa, mancando le fasi finali per la terza volta consecutiva quest’anno.

Le pretendenti al ballo d’Africa

La grande favorita dell’anno sembra essere sempre la solita, la Costa d’Avorio che, agli ordini di Hervé Renard (l’uomo dietro al trionfo zambiano del 2012) e di capitan Yaya Touré, dovrà dimostrare di poter mantenere lo stesso livello anche dopo il ritiro di Drogba e di aver superato quei limiti che finora hanno impedito a questa generazione di mettere le mani sul trofeo continentale. Gli ivoriani affronteranno nel loro girone un’altra delle favorite, quel Camerun tanto vergognoso alla Coppa del Mondo, quanto rivitalizzato dopo che il ritiro di Eto’o, la sospensione di Alex Song e il mancato ricorso ad Assou-Ekotto sembrano aver disinnescato le problematiche interne della squadra di Finke, riportandola ad esprimersi ad altissimo livello.

Altra candidata d’eccezione al titolo è l’Algeria, grande protagonista alla Coppa del Mondo, eliminata solo dalla Germania, e capace di mantenere alto il proprio rendimento anche dopo la staffetta in panchina tra Halilhodžić e l’attuale CT Christian Gourcuff. Gli algerini, per arrivare al titolo, dovranno però passare attraverso le forche caudine del girone C, che costerà l’accesso ai quarti ad almeno due squadre titolatissime, visto che oltre ai nordafricani comprende anche un Ghana in crisi di identità (con l’israeliano Avram Grant sulla panchina da poche settimane e senza le stelle Asamoah, Boateng, Essien e Muntari), un Senegal potenziale outsider e un Sud Africa capace di passare il girone di qualificazione imbattuto. I Bafana Bafana dovranno giocare in nome di Senzo Meyiwa, portiere e capitano della nazionale: nelle prime quattro gare di qualificazione mantenne la porta sudafricana inviolata, prima di perdere la vita difendendo la sua ragazza da un tentativo di furto.

Occhio anche a Capo Verde, squadra in continuo miglioramento che lo scorso anno sfiorò la qualificazione alla Coppa del Mondo brasiliana, a una Tunisia che vuole tornare grande a undici anni dall’ultimo titolo, al Gabon di Aubameyang, al Burkina Faso del capocannoniere delle qualificazioni Pitroipa e al Congo Brazzaville guidato da Claude Le Roy, giramondo del pallone con un’esperienza impareggiabile in Coppa d’Africa e con nel suo curriculum le panchine di Camerun, Senegal, Malesia, RD Congo, Ghana, Oman e Siria.

Ritiri ed epidemie

Il percorso di qualificazione al torneo ha visto l’esordio ufficiale del Sudan del Sud, neonato paese che ha voluto schierare la propria nazionale in campo già il giorno successivo alla proclamazione dell’indipendenza dal Sudan. I sud-sudanesi avrebbero dovuto esordire contro l’Eritrea, che però si è ritirata una dozzina di giorni prima dell’inizio delle qualificazioni, con ogni probabilità per evitare l’ennesima fuga di atleti: dal paese guidato con pugno di ferro da Isaias Afewerki, sottoposto a un vessante servizio militare, fuggono secondo stime ONU dalle due alle tremila persone al mese, e gli eventi sportivi internazionali sono spesso l’occasione per intere squadre di sfuggire alla grinfie del dittatore dell’Asmara.

Le qualificazioni sono coincise con l’anno di Ebola. Il contagio del virus sul mondo del calcio è stato preannunciato dal ritiro delle Seychelles, con la nazionale della Sierra Leone bloccata all’aeroporto di Nairobi dalle autorità dell’immigrazione dell’arcipelago, preoccupate dalla possibilità di un contagio. Sierra Leone e Guinea Conakry sono state costrette a giocare in campo neutro le proprie partite casalinghe nel percorso di qualificazione e hanno affrontato un percorso accidentato, fatto di controlli eccessivi e umilianti, insulti da parte degli spettatori e mani ritirate dagli avversari al momento dello scambio della maglia.

Alla fine, Ebola ha colpito anche il torneo stesso, che si doveva disputare in Marocco: la nazione nord-africana si è però ritirata all’ultimo, subendo una pesante squalifica da parte della CAF, la confederazione continentale. Sono dubbie le motivazioni del Marocco: l’unica squadra di una nazione affetta da Ebola, la Guinea Conakry, aveva giocato le sue gare proprio a Casablanca, dove ha anche stabilito il suo ritiro pre-torneo, e le masse di persone mosse dalla Coppa d’Africa sono generalmente scarse. La CAF aveva ammesso che il torneo non avrebbe potuto far muovere più di mille tifosi e aveva offerto al Marocco di chiudere i propri confini ai supporter stranieri. Il governo marocchino, nonostante i suoi aeroporti abbiano collegamenti quotidiani con i tre paesi interessati dall’epidemia, ha però fatto marcia indietro, forse per evitare un flop dal punto di vista turistico.

Guinea Equatoriale, la squadra che visse due volte

Il ritiro del Marocco ha portato al più grande assurdo di questa Coppa d’Africa: il ripescaggio della Guinea Equatoriale, in precedenza squalificata per aver schierato un giocatore camerunense che non aveva ancora completato il proprio percorso di naturalizzazione. Merito della Guinea Equatoriale è semplicemente essere l’unico paese in grado di organizzare un torneo in due mesi, grazie al petrolio controllato dal dittatore Nguema Obiang e alle infrastrutture ancora in piedi dalla Coppa d’Africa co-ospitata con il Gabon nel 2012. Se la capitale Malabo e Bata hanno già ospitato gli incontri di tre anni fa, le nuove sedi Ebebiyín e Mongomo sono terre vergini, a ridosso dei confini orientali del paese e mal collegate (cinque ore via terra nella giungla da Malabo). E se a Mongomo, suo paese natale, Obiang ha fatto costruire una gigantesca basilica e un hotel a cinque stelle che dovrebbe ospitare le squadre del gruppo C, vengono sollevati dubbi sulla presenza di strutture ricettive a Ebebiyín, città che sorge sul triplo confine con Gabon e Camerun.

Per la CAF, però, va bene persino Ebebiyín, pur di non rinviare o annullare il torneo. Per ragioni finanziarie e logistiche, per non danneggiare sponsor, per non creare precedenti replicabili e problemi nel rilascio dei giocatori da parte dei club, ma anche e soprattutto per l’orgoglio personale del presidente CAF Issa Hayatou e in qualche modo del continente stesso, come spiega Jonathan Wilson dalle colonne del Guardian: “La Coppa delle Nazioni è stata fondata nel 1957 come risposta diretta a quella che la CAF vedeva come una sotto­rappresentazione dell’Africa alla Coppa del Mondo. In quel senso, il torneo è un’espressione della fiducia dell’Africa in se stessa, una delle ragioni per cui la CAF ha resistito a numerose richieste di rendere il torneo quadriennale (come i Campionati Europei, la Copa America e la Coppa d’Asia). Negli scorsi giorni, Hayatou ha ripetuto allo sfinimento che la CAF non ha mai, in 57 anni, rinviato una Coppa delle Nazioni. Non per epidemie. Non per guerre o rivolte politiche. A ragione o a torto, per lui è una questione di principio che il torneo vada avanti”.

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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