Parigi, attentato alla sede di Charlie Hebdo. Una risata li seppellirà

Un attentato terroristico ha colpito la sede parigina di Charlie Hebdo, giornale sociale e satirico francese. Due uomini incappucciati sono penetrati nella redazione del giornale facendo fuoco con i loro kalashnikov e uccidendo almeno dieci persone. Testimoni raccontano di aver sentito almeno quaranta colpi. Un video, diffuso dal Fatto quotidiano, mostrerebbe i due attentatori gridare “vendetta per il Profeta” o “Allah è grande”. Usciti in strada i due sarebbero fuggiti a bordo di una Renault Clio ma sarebbero stati intercettati subito dalla polizia. Lo scontro a fuoco avrebbe lasciato a terra due agenti mentre i terroristi sarebbero fuggiti, forse a piedi, dileguandosi per le strade di Parigi. Altre quattro persone lottano tra la vita e morte. La caccia all’uomo è aperta.

Il presidente francese Francois Hollande ha dichiarato che, nelle scorse settimane, altri quattordici attentati sarebbero stati sventati dalla polizia. Non ne rivela la matrice ma è facile pensare che si tratti di terrorismo islamico. Anche l’attentato a Charlie Hebdo potrebbe avere la stessa matrice.

Quindici minuti prima dell’attacco il settimanale satirico aveva pubblicato sul profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato islamico, mentre sulla copertina di Charlie Hebdo in edicola campeggiava una foto dello scrittore Michel Houellebecq, al centro di polemiche per il romanzo in uscita oggi, “Sottomissione“, che racconta l’arrivo al potere in Francia di un presidente islamico.

Charlie Hebdo è un giornale di tradizione libertaria e repubblicana. E in rispetto a quella tradizione i giornalisti e i vignettisti non si sono mai sottratti al dovere di mettere in ridicolo anche la barbarie del fondamentalismo islamico che, come ogni radicalismo, non può accettare il riso e l’ironia. Il riso è critica, è rovesciamento, è decostruzione (come insegnavano Nietzsche e Bataille) che serve a costruire meglio oppure solo a distruggere la paura. Perché la paura non ride, la paura è un potere reazionario e conservativo. Come diceva il venerabile Jorge ne Il nome della rosa: “il riso cancella la paura, ed è sulla paura che si basa il timor di Dio e perciò la fede“. In questo caso il Dio è quello dell’Islam, religione che molti in Europa temono e osteggiano con le armi del populismo, seminando odio e paura, e che in Francia è al centro delle retoriche nazional-fasciste del Front National. Ma al rispetto per l’Islam non si può sacrificare la libertà di ridere e deridere del potere politico o religioso, una libertà che l’Europa ha guadagnato a caro prezzo in secoli di lotta intellettuale a partire proprio da quei secoli raccontati da Eco nel suo romanzo.

Charlie Hebdo finì al centro delle polemiche già nel 2006, quando ripubblicò la serie delle caricature di Maometto del giornale Jyllands-Posten. Le vignette scandinave avevano scatenato delle proteste in alcuni paesi islamici dopo che degli imam danesi ebbero fatto una campagna contro le vignette nel mondo musulmano. All’epoca alcune organizzazioni musulmane francesi chiesero la messa la bando del numero del giornale, richiesta che non andò a buon fine a causa di un vizio di procedura. Il caso del 2006 fece riflettere sull’autocensura che in Europa si va diffondendo nei confronti dell’Islam. Si disse che non bisognava stuzzicare i fondamentalisti, o questi avrebbero reagito.

Ebbene lo hanno fatto e se questa è la reazione, non è il silenzio l’arma. L’Europa è il continente di Voltaire, della tolleranza, dell’integrazione. Molto resta da fare, molte sono le contraddizioni, ma la tolleranza è un valore democratico e la democrazia deve difendersi da chi la vuole limitare nelle sue libertà. Se davvero l’attentato a Charlie Hebdo è di matrice islamica, cosa ancora da dimostrare, dovremo tutti farci una grassa risata. Una risata per seppellire i fondamentalisti della paura. Una risata sulle tombe dei morti, per onorarli e salvarci dalla tetraggine del Dio e dei suoi folli adepti.

 

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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