TUNISIA: Prove tecniche di larghe intese. Habib Essid nominato premier

Tecnico, ma anche politico. Legato al regime, ma anche protagonista della rivoluzione. Uomo di governo sotto Essebsi, ma anche quando Ennahdha guidava il paese. Più che nome del prossimo capo del governo, Habib Essid è un trait d’union, l’identikit del perfetto traghettatore. Nidaa Tounis, il partito che ha ottenuto la maggioranza relativa alle legislative di ottobre, ha finalmente sciolto le riserve. La decisione attesa per mesi è arrivata all’indomani della vittoria alle presidenziali di Beji Caid Essebsi, leader di Nidaa. Inoltre rivela tutte le difficoltà nel trovare un accordo con i partiti minori e con gli avversari di Ennahdha, ma rispecchia le priorità annunciate in campagna elettorale: ripresa economica e lotta al terrorismo.

Chi è Habib Essid?

Il presidente del parlamento Mohamed Ennaceur (Nidaa) ha spiegato che Essid è stato scelto in base “alla sua indipendenza e alla sua esperienza in particolare in materia di sicurezza ed economia e per i ruoli ricoperti ai vertici dello Stato”. Il futuro inquilino della Kasbah è un ingegnere agronomo di 65 anni. Ha lavorato per il ministero dell’Agricoltura sotto Bourguiba e Ben Ali. Fino al 1989 aveva incarichi di natura tecnica, poi è diventato capo di gabinetto del ministro dal 1993 al 1997, identico ruolo ricoperto poi per il ministero dell’Interno. Negli anni 2000 si occupa del trasporto di gas e petrolio attraverso il Sahara con la nomina a direttore di Trapsa, una delle maggiori società della regione nel comparto energetico.

Con la rivoluzione diventa una figura interamente politica. Da marzo a dicembre 2011 è ministro dell’Interno con il governo provvisorio di Essebsi. Spetta a lui indire le prime elezioni libere. Resta a galla anche dopo la vittoria di Ennahdha, sempre con mansioni legate alla sicurezza nazionale. Per il governo di Hamadi Jebali ricopre l’incarico di consigliere del premier con delega per tutte le politiche securitarie.

L’onda lunga delle presidenziali

L’esperienza maturata da Essid al ministero dell’Interno potrebbe essere stata decisiva. La formazione del nuovo governo, infatti, è rimasta bloccata per oltre due mesi in attesa dei risultati delle elezioni presidenziali. Il 23 dicembre Essebsi ha vinto al ballottaggio contro il presidente uscente Moncef Marzouki, candidato indipendente ma in grado di calamitare in blocco i voti di Ennahdha. Essebsi in campagna elettorale ha lanciato un messaggio chiaro: votate me o il terrorismo vincerà. Come sottotesto, il preteso legame fra il partito di Rashid Ghannoushi e l’operato di diversi gruppi terroristici come Ansar al-Shari’a.

Un messaggio che ha sfruttato la paura di parte della società tunisina per l’islam politico rappresentato da Ennahdha, capace di far breccia anche grazie alla situazione nella vicina Libia. Il risultato elettorale fotografa chiaramente questa contrapposizione netta. Essebsi ha vinto al nord e sulla costa, con percentuali altissime anche a Kef, teatro negli ultimi mesi di numerosi scontri fra brigate islamiste e forze di polizia. Marzouki invece ha fatto incetta di voti al sud, prendendo quasi il 90% a Tataouine e Kebili, e l’80% a Medenine, Gabes e Gafsa. Ma una volta sceso dalle barricate, Essebsi si è trovato a dover ricucire lo strappo.

Un governo senza una maggioranza chiara

Per il momento sul tavolo c’è solo il nome del premier, ma non la coalizione che sosterrà il governo. Le consultazioni proseguono da settimane ma nulla di certo è trapelato. E la scelta di una personalità come Habib Essid lascia aperte tutte le possibilità. Per un verso, infatti, Essid sembra una mano tesa a Ennahdha. I voti del partito di Ghannoushi possono fare la differenza in parlamento e garantire al governo cinque anni senza scossoni. A stretto giro di posta, Ennahdha ha espresso apprezzamento per la nomina di Essid, rinnovando la disponibilità a entrare nel futuro governo ma senza pretendere ministri. Se l’alleanza andasse a buon fine, il problema per Nidaa sarebbe giustificare davanti ai propri elettori una scelta contraria a quanto annunciato in campagna elettorale.

Perciò la strada che al momento appare più percorribile è un governo insieme ad alcuni partiti minori come Afek Tounis, l’Unione patriottica libera (UPL) e Al Moubadara: sono le formazioni che Nidaa ha consultato prima di proporre il nome di Essid. Ennahdha potrebbe garantire una sorta di appoggio esterno in cambio di potere decisionale su alcuni dossier. Sembra invece tramontare definitivamente l’ipotesi di un ingresso nella maggioranza del Fronte popolare di Hamma Hammami, tagliato fuori da tutte le consultazioni. Habib Essid, secondo la costituzione, ha un mese di tempo per annunciare la squadra di governo e ottenere la fiducia dal parlamento.

Foto: Fethi Belaid / AFP

Chi è Lorenzo Marinone

Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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