CROAZIA: La corsa alla poltrona presidenziale

Da Zagabria – La gara per il Pantovčak, il palazzo presidenziale croato, ha come teatro una Croazia che barcolla, in difficoltà materiale e morale. Scossa da una gravissima crisi economica che soffoca il paese, e che vede i giovani partire, i veterani di guerra in protesta e i pensionati sulla soglia della povertà, la scena politica croata è costellata da retoriche tipiche di guerra, referendum di ogni tipo e colore politico e dagli scandali emersi recentemente – in primis quello che vede arrestati prima il Presidente della Camera di commercio della Croazia, Nadan Vidošević, e il sindaco di Zagabria, Milan Bandić. In questo contesto la corsa per l’elezione presidenziale vede il testa a testa tra due personaggi: Ivo Josipović e Kolinda Grabar Kitarović. Due attori, che – curricula alla mano- dovrebbero risollevare la scena politica del paese.

Ivo Josipović, corre per il partito attualmente al potere, l’SDP, ed è Presidente della Repubblica dal 2010, quando vinse contro Milan Bandić. Josipovic ha traghettato il paese nell’Unione Europea, ha sostenuto tutti gli sforzi per la cooperazione regionale, ma è anche famoso per i suoi modi pacati, la sua cattedra di diritto internazionale presso l’Università di Zagabria e la passione per il pianoforte.
Il suo principale avversario è Kolinda Grabar Kitarović, del HDZ: classe 1968, diplomatico di spicco e già ministro degli esteri durante il governo Sanader (2005-2008). Sotto il suo mandato la Croazia cominciò le negoziazioni di adesione all’UE. È stata poi ambasciatore negli USA dal gennaio 2008 al 2011, ma è soprattutto riconosciuta in quanto prima donna cui venga assegnato il ruolo di Assistente al Segretario Generale della NATO a Bruxelles.

La campagna elettorale, terminerà con le elezioni che stando agli ultimi aggiornamenti dovrebbero tenersi l’11 gennaio 2015. In base agli ultimi exit polls disponibili, l’attuale Presidente della repubblica Josipović avrebbe un vantaggio di circa 14 punti percentuali. Tuttavia, la campagna si sta dimostrando più che interessante, soprattutto per i segni profondi che lascerà nello scenario politico del paese.

Proviamo a vedere perchè

Il 27 ottobre 2014 Jutarnji List, uno dei principali quotidiani in Croazia, pubblica una notizia shock riguardante la Grabar Kitarović. Secondo fonti ufficiali NATO infatti, la diplomatica è ancora una dipendente dell’Alleanza Atlantica, ed è attualmente in congedo non retribuito. Il Segretario generale uscente, generale Rasmussen, le avrebbe concesso questo “ regime speciale” al fine di permetterle la partecipazione alle elezioni presidenziali in Croazia. In altre parole, la posizione le verrà nuovamente garantita qualora le elezioni non si dovessero concludere con una sua vittoria. Per quanto il fatto in sé dica più sulle prassi interne della NATO che sulle decisioni della Grabar Kitarović, il congedo non pagato getta una luce completamente diversa su tutto ciò che la candidata HDZ aveva usato come giustificazione per il suo rientro in Croazia. Nel corso della Conferenza del Gruppo giovani del HDZ tenutosi a Zagabria poco più di un mese fa, infatti, aveva dichiarato: “molti mi chiedono perché voglio tornare in Croazia. Torno per i miei figli, Kate e Luka, che amano questo paese. Io non posso più guardare come questo paese pieno di potenzialità, stia affondando. Non posso più guardare la situazione dei giovani, e non posso più guardare come li si lasci andare via dalla Croazia perché non trovano lavoro. Non posso più guardare la situazione dei veterani di guerra, delle donne di Vukovar e degli imprenditori. Non posso più guardare ai poveri, e tutti quanti noi. Noi posso più guardare la giustizia à la Kukuriku (la coalizione al governo dal 2010 n.d.a.). Ora basta.”

Il congedo non retribuito NATO, oltre a dire molto sulla poca fiducia nella vittoria, parla più che altro della sua poca intenzione di rimanere sulla scena politica croata dopo le elezioni e dunque il suo stesso futuro nel HDZ. A tale proposito la corsa per il Pantovčak – e qui torniamo alle incertezze del post elezioni – è anche stata scandita da battibecchi, o meglio rimproveri, del leader di HDZ Karamarko, nei confronti del proprio candidato alla presidenza. La Grabar Kitarović è infatti un diplomatico di poche parole che, nonostante la campagna elettorale, non si esprime su questioni di grande importanza: nessuna parola sull’arresto di Bandić, nulla sui veterani di guerra in protesta, nulla sulla legge che prevede la monetarizzazione delle autostrade e nulla sulla proposta del HDZ di obbligare le donne a parlare con con un sacerdote prima di interrompere la gravidanza. Al contrario, Karamarko – che invece sembra già essere in corsa per la poltrona di primo ministro – si concede di criticare pubblicamente la “moderazione” del proprio candidato dichiarando, al collegio generale del HDZ di metà ottobre, che parlerà con Kolinda, “perchè deve dire che Tito era un criminale e glorificare la guerra d’indipendenza della Croazia”.

Legami con l’estrema destra

Proprio queste parole sono tuttavia rappresentative degli umori politici del paese, che come altri in Europa comincia ad “estremizzarsi” in senso politico. Significativo, seppur guardando ai numeri di poca importanza, è il sostegno a Ruža Tomašević – leader del HSP dr. Ante Starčević, partito conservatore di destra. La Tomašević, è un politico estremamente rispettato sulla scena croata, cosa che è stata confermata dalla sua elezione al Parlamento Europeo nel 2013, tra le fila del Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei, ma anche dal riconoscimento Red Stjepana Radića, conferitole dallo stesso Ivo Josipović per il suo grande contributo alla lotta alla corruzione ed alla criminalità organizzata. La Tomašević, che secondo gli exit polls sembrasse attirare i voti della destra disillusa dal HDZ, si è ufficialmente ritirata dalla corsa presidenziale il 4 novembre, sostenendo piuttosto la candidatura di Kolinda Grabar Kitarović. Kolinda si potrebbe quindi giocare la presidenza con i voti del centro – circa il 60% degli elettori del HDZ e, qualora gli elettori del HSP AS decideranno di seguire la loro ex leader, anche i voti di estrema destra. Inoltre, qualora la pressione dell campagna aumenti, la Grabar Kitarović potrebbe anche inasprire la propria retorica ideologica per attirare gli elettori della destra radicale, dissuadendoli dal votare il candidato di “Alba croata”, Milan Kujundžć.

E Josipović?

Anche la campagna di Josipović rimane comunque soggetta a critiche. Molti degli elettori di Bandić, infatti, confermerebbe l’attuale presidente della repubblica, evidenziando da un lato il forte supporto che il sindaco continua ad avere nonostante sia in carcere da quasi tre settimane, ma anche l’evidente legame tra i due, più volte oggetto di critiche dei media locali. Josipović inoltre agli albori della campagna elettorale si è trovato al centro del cosiddetto “Scandalo Barbie”: un documento di tredici pagine pervenuto all’ufficio di Josipović, che elenca gli elementi con i quali screditare la Grabar Kitarović.

Per quanto, ovviamente, la campagna elettorale avrà sicuramente ancora molto da offrire – in primis per le proteste in corso dei veterani di guerra e del referendum sulla monetarizzazione delle autostrade – rimane certo il fatto che chi occuperà il Pantovčak si troverà a guidare un paese nel suo settimo anno di recessione, e che in base alle stime della Commissione Europea vedrà un aumento della disoccupazione al 17,7% ed un calo del PIL del 0,7%.
Il sesto presidente della repubblica croata dunque, avrà il duro compito di dimostrare di aver compreso lo Zeitgeist, “spirito del tempo”, predominante nel paese. Cosa più facile a dirsi che a farsi.

Foto: poskok.info

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