REP. CECA: Un mandato d’arresto europeo per il boss Soghoyan

Come riportato da Radio.cz, il 20 ottobre le autorità di Praga hanno annunciato di aver emesso un mandato d’arresto europeo per la cattura di Andranik Soghoyan, boss della mafia armena in Repubblica Ceca. L’accusa è di aver organizzato l’omicidio di un imprenditore.

Andranik Soghoyan detto “Zap”, armeno e nativo di Leninakan, nato nel 1958, incoronato Vor v zakone (Ladro in legge, una sorta di casta della mafia dell’est) nel 1994. È professionista in frodi aziendali e non è un caso se verrà mandato in Repubblica Ceca, oggi uno dei paesi principali per il riciclaggio di denaro sporco. Oltre a ciò, come sostiene il Capo del Dipartimento ceco per la lotta alla criminalità organizzata Robert Šlachta, Soghoyan sarebbe stato introdotto a Praga (probabilmente con beneplacito del curdo Usoyan, uno dei più potenti padrini di Mosca), con il compito di ristabilire l’ordine tra i clan rivali, armeni e ceceni. In questo senso, rientrerebbe l’omicidio di un imprenditore.

Secondo la sentenza del 2013, Soghoyan, che adesso soggiornerebbe all’estero, nel 2007 ha commissionato l’omicidio di un imprenditore legato alla malavita dell’est. L’imprenditore era ritenuto colpevole di aver violato una delle regole non scritte dei Ladri, quella di versare nel fondo comune malavitoso (da cui la mafija preleva per autofinanziarsi) metà del proprio profitto, vale a dire un milione di dollari. L’omicidio sarebbe pure servito per intimorire la malavita cecena locale e assumerne il controllo.

L’omicidio commissionato

Per ideare il colpo, il boss si rivolge a Gilani Aliev, ceceno, nativo di Groznyj. Gilani – giovane promettente che nel 2011 sarà a sua volta incoronato Vor v zakone – affiderà a suo fratello Magomed il compito di contattare un sicario.

Il killer incaricato è ucraino e si chiama Timur Tretyakov, classe 1981. Pagato in anticipo, il 13 novembre 2007 accoltellerà il suo bersaglio nella piazza Venceslao al centro di Praga. Lo preleverà dall’auto dove siede con la fidanzata e lo colpirà con nove pugnalate. Polmoni e stomaco perforati, l’uomo riuscirà a salvarsi. Successivamente il sicario scoprirà di aver aggredito l’uomo sbagliato, fisicamente simile all’imprenditore. Quindi, due settimane dopo, Tretyakov tornerà sul bersaglio. Si reca nel quartiere Vinohrady di Praga e attende che giunga l’auto su cui dovrebbe trovarsi la vittima: una lussuosissima Bentley verde. Quando il killer vede arrivare la vettura, si avvicina e spara tre colpi alla testa del conducente.

È la vittima designata? No, non lo è. Questo che è morto è un altro uomo, cittadino ceco e padre di due figli, ha 25 anni e con il mondo dei vory v zakone non c’entra nulla. Ancora una volta, Tretyakov ha colpito il bersaglio sbagliato. Questa volta non ci sarà un altro tentativo: la polizia sta addosso e il piano salta. Timur Tretyakov viene beccato nel dicembre 2007 e nel 2009 condannato a 22 anni di carcere, che sta attualmente scontando. Le autorità individuano in Soghoyan il mandante, la sua vicenda giudiziaria sarà però più intricata.

L’incertezza della Giustizia

Il 23 marzo 2009, durante l’operazione anti-mafia Tungsteno”, Soghoyan viene arrestato dalle autorità ceche. Lo stesso giorno, in Slovenia, sarà catturato anche Gilani Aliev.

Per Soghoyan, il processo durerà più di un anno e si concluderà nell’ottobre 2010, con il tribunale di Praga che lo dichiarerà non colpevole. Non è stato il processo più lucido del mondo. Pochi mesi prima, in agosto, uno degli investigatori che aveva reso possibile l’arresto di Soghoyan e Aliev riceve delle minacce, e lasciato solo dalle autorità, si dimette e cambia residenza. Un mese dopo dalla chiusura del caso, uno degli avvocati di Soghoyan viene accusato di aver accettato tangenti dal suo cliente per corrompere uno dei testimoni.

Resta il fatto che al procuratore la sentenza non è andata giù. Il pubblico ministero pertanto chiede appello. Soghoyan però non perde tempo, e da uomo libero abbandona il paese. Lui è volato in Armenia – come afferma uno dei suoi avvocati – per sottoporsi a cure mediche.

Nel frattempo la Corte Suprema sollecita il tribunale di Praga per rimetter mano al caso, che viene riaperto. L’udienza è fissata per il 12 aprile 2011 ma il boss non si presenta. È ancora in Armenia e il suo avvocato non sa o non dice quando sarà di ritorno.

Anche questa volta la sentenza non piacerà al procuratore. Siamo ormai al 2012 e, senza che Soghoyan si sia presentato una sola volta in tribunale, i giudici di Praga lo dichiarano non colpevole.

Nel dicembre dello stesso anno, la corte di Praga decide di riaprire il caso. La situazione risulterà essere molto diversa da quella del 2010. Innanzitutto, Soghoyan si trova ancora in Armenia, mentre il boss Usoyan, il padrino curdo, viene freddato da un cecchino il 16 gennaio 2013 a Mosca con un colpo alla testa. L’est sembra sul punto di subire un nuovo conflitto tra clan rivali, e ciò che si teme è che la situazione sfugga dalle mani delle autorità.

Il 28 febbraio 2013 – infine – al terzo tentativo della Giustizia, Soghoyan viene dichiarato colpevole. Questa volta non ci sono dubbi: il mandante dell’omicidio del businessman è lui, e pertanto deve scontare 22 anni di prigione.

Dato che il boss si trova ancora all’estero e sembra deciso a non voler fare ritorno in Repubblica Ceca, nell’agosto 2014 le autorità ordinano a Soghoyan di consegnarsi entro il primo settembre 2014: lui, ovviamente, non lo fa.

Preferendo non inserire Soghoyan nella lista dei ricercati internazionali per motivi non resi noti, in settembre le autorità si risolvono in un mandato di cattura europeo. La decisione è stata annunciata solo il 20 ottobre 2014, come riportato da Radio.cz

Date le palesi limitazioni dell’ordine di cattura, cui obbligati ad eseguirlo sono gli Stati membri dell’UE, la decisione delle autorità ceche suona più simile ad un invito volto a Soghoyan di rimanersene in Armenia, se ancora lì si trova.

Foto: Idnes.cz Andranik Soghoyan in tribunale nel 2010

Chi è Alessandro Benegiamo

Nato a Lecce nel 1989, laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Ha collaborato a East Journal dall'agosto 2014 all'aprile 2015, occupandosi di Repubblica Ceca e Slovacchia

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