UCRAINA: Tra guerra e pace. Domenica si vota

Domenica 26 ottobre in Ucraina si vota. A soli 2 anni di distanza i cittadini saranno nuovamente chiamati a scegliere i propri rappresentanti all’interno del Parlamento unicamerale, ma rispetto all’ultima volta molta acqua è passata sotto i ponti. Composta da 450 deputati, la Verkhovna Rada, l’organo legislativo del paese con il compito di definire le linee guida tanto in politica nazionale quanto in quella estera, sarà rinnovata in condizioni particolari, con una parte del territorio nazionale fuori dal controllo delle autorità centrali ed un conflitto militare nelle regioni orientali del paese.

Paese nuovo, sistema elettorale vecchio

Il voto si svolgerà secondo la vecchia legge elettorale che prevede l’applicazione di un sistema misto. Metà dei deputati (225) verrà determinata in base al principio proporzionale che distribuirà i seggi ai partiti politici che supereranno la soglia di sbarramento fissata al 5%. L’altra metà dei membri della Verkhovna Rada sarà stabilita grazie al sistema maggioritario uninominale che assegnerà i 225 seggi ai candidati che otterranno il maggior numero di voti nei singoli collegi elettorali.
Risultato importante sarà il fatto che non tutti i seggi del nuovo parlamento saranno occupati, dato che la Crimea e alcune zone del Donbass non prenderanno parte al voto. Questo non potrà impedire, però, ai distretti che parteciperanno anche solo parzialmente alle elezioni di dichiarare come validi i risultati. L’articolo 95 della legge elettorale stabilisce, infatti, che basta anche solo un seggio elettorale attivo per proclamare il vincitore.

Troppo tardi o ancora troppo presto?

Mai come oggi le elezioni per il parlamento sono cosi importanti. Ma se da una parte l’imminente voto rappresenta un’opportunità per l’inizio di un nuovo corso politico del paese, dall’altra non potrà rimarginare da solo le ferite nel tessuto sociale, politico ed economico provocate dal conflitto degli ultimi mesi.
Solo una nuova Verkhovna Rada potrebbe iniziare a lavorare concretamente su alcune delle direttrici timidamente indicate negli ultimi mesi dal governo ad interim e dal presidente, superando l’attuale stallo politico. Lotta contro la corruzione e l’oligarchia, una riforma strutturale dell’apparato statale, un oculato processo di privatizzazione e una serie di urgenti misure economiche sono solo alcuni elementi che non riguardano solo la futura stabilità interna del paese, ma anche il suo orientamento in politica estera e il rispetto degli impegni presi con Bruxelles. Le elezioni dovranno chiudere definitivamente il “periodo rivoluzionario” e riempire il vuoto legale-istituzionale lasciato dalla fuga di Yanukovich, dalla disgregazione del suo partito e dall’insediamento di un governo provvisorio senza una vera e propria legittimazione democratica.
D’altra parte, però, il semplice voto di domenica non potrà bastare a ridare vita ad un processo di ristrutturazione del sistema politico che sembra essersi inceppato ed arenato. Il sistema partitico è stato scosso, ma ora risulta fragile e soprattutto tutt’altro che rinnovato, mentre il peso politico della classe oligarchica (di cui lo stesso Poroshenko è un rappresentante) non sembra calato. L’attenzione nazionale ed internazionale è concentrata ancora, a pochi giorni dal voto, principalmente sulle attività belliche nel Donbass. Secondo uno studio del Academy of Ukrainian Press, ad esempio, i principali canali televisivi hanno dedicato appena il 4% del loro tempo alle elezioni.

Il Partito delle Regioni non si presenterà

Le peripezie legali del Partito Comunista e la disgregazione del Partito delle Regioni, hanno lasciato il governo ad interim senza una vera e propria opposizione e, per la prima volta dal 1991, gli interessi politico-economici di alcune regioni orientali non sembrano rappresentati nella corsa elettorale da un partito credibile e radicato. Il Partito delle Regioni, o quello che ne rimane, non prenderà volontariamente parte alle elezioni. La decisione presa a fine settembre eviterà di constatare la definitiva morte del partito, ma difficilmente la creazione di un governo ombra potrà rianimare la formazione politica di Yanukovich. Molti hanno abbandonando il partito nel corso degli ultimi mesi, accasandosi all’interno del Blocco di Petro Poroshenko o creando nuove strutture partitiche. Molti attuali deputati “regionali” e membri del governo di Mikola Azarov cercheranno di entrare nuovamente in parlamento con il Blocco d’Opposizione guidato da Yuri Boyko e con Forte Ucraina di Tigipko. Lo scioglimento del gruppo parlamentare del PCU e le accuse di separatismo mosse nei confronti dei suoi leader, invece, hanno contribuito a minare la base elettorale del Partito di Symonenko. Incapace di rinnovarsi, anche solo simbolicamente, il PCU sembra destinato a rimanere fuori dalla nuova Verkhovna Rada.

Donbass, la grande incertezza

I dubbi più grandi però riguardano le regioni orientali del paese. Secondo alcuni sondaggi solo circa il 25% della popolazione delle oblast’ orientali si recherà alle urne. E’ evidente come questi dati dipendano soprattutto dall’indeterminatezza della legge sullo status speciale di alcuni territori del Donbass firmata dal presidente a metà ottobre. La legge in questione, infatti, non prevede lo status speciale per l’intero territorio delle regioni di Donetsk e Lugansk, ma solo per alcuni non meglio precisati distretti. Le elezioni nazionali prima di quelle locali, fissate per il 7 dicembre, e l’assenza di una chiara demarcazione geografica dei territori che godranno di uno status autonomo temporaneo, lasciano ampi dubbi sullo svolgimento del voto nell’intero Donbass. La mossa politica di Kiev, volta ad aprire un dialogo in vista del voto e a garantire il massimo grado di legittimità possibile alle elezioni del nuovo parlamento, potrebbe di fatto rappresentare un punto di non ritorno, confermando legalmente una perdita di controllo su una parte del territorio nazionale.
Come dichiarato da Mihail Ohendovsky, a capo della Commissione Elettorale Centrale, ben 14 delle 32 circoscrizioni del Donbass non prenderanno parte alle elezioni. Si tratta di 8 distretti nella regione di Donetsk e 6 a Lugansk, che si vanno ad unire ai 12 della Crimea. Oltre ai territori controllati direttamente dai ribelli ci sono, però, altri circoscrizioni problematiche nelle quali a pochi giorni dal voto non vi è alcuna certezza sulla possibilità di aprire le urne.
Ma anche nei distretti dove si voterà ci sono poche certezze. L’assenza di nuove forze politiche capaci di sostituirsi a livello locale alle forze che negli ultimi anni hanno raccolto i maggiori consensi, come il Partito delle Regioni e il PCU, rischia, secondo alcuni sondaggi, di alzare ulteriormente il livello di astensione. La precaria situazione di sicurezza e la difficile posizione dei militari dislocati nel Donbass, ai quali non è stata data la possibilità di votare, non permette di escludere a poche ore dal voto possibili brogli e manipolazioni.

Una nuova Ucraina dopo il voto?

Il voto di domenica appare quindi fondamentale per intraprendere una lenta ricostruzione dell’apparato statale, ma difficilmente potrà trasformare la realtà politica del paese e modificare le dinamiche del conflitto nel Donbass. Nonostante i volti nuovi, come alcuni rappresentanti della società civile e comandanti militari, un gran numero dei vecchi funzionari saranno di nuovo in parlamento. Come evidenziato in un’indagine dell’istituto OPORA, ben due terzi degli attuali deputati avranno la possibilità di essere rieletti. Il Blocco di Petro Poroshenko è la formazione politica che accoglie il maggior numero degli attuali parlamentari, seguito da Patria e da Svoboda. Il sistema elettorale misto permetterà inoltre il ritorno tra i banchi della Verkhovna Rada a numerosi membri del Partito delle Regioni, travestiti per l’occasione da indipendenti.

Il tempo per riflettere però è poco. Dalla prossima settimane inizieranno le manovre per formare un nuovo governo ed i difficili preparativi per le elezioni autonome nelle circoscrizioni del Donbass controllate dai separatisti. Il 7 dicembre sarà la data cruciale che potrà definire la collocazione della regione all’interno della nuova Ucraina, salvo irreversibili sviluppi imprevisti.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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2 commenti

  1. Articolo molto interessante che fa “piena luce” sulla false accuse di estrema destra rivolte dai russi ai battaglioni paramiliatri dell’Ucraina. Dal Corriere della Sera
    http://www.corriere.it/reportage/esteri/2014/cecchino-svedese-ucraina/

  2. 21 ottobre – Ieri c’è stata una massiccia esplosione a Donets’k. Nel Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale affermano che l’esplosione avvenuta a Donets’k sia dovuta al tentativo dei militanti di fabbricare un esplosivo, – ha comunicato il portavoce del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andrii Lysenko.

    21 ottobre – La Russia blocca la decisione dell’OSCE riguardante il ripristino del controllo sul confine ucraino-russo previsto dell’accordo di pace di Minsk.

    21 ottobre – Il Servizio Federale di Migrazione della Russia inizierà a distribuire passaporti per l’estero russi agli abitanti della Crimea occupata.

    21 ottobre – Il presidente Petro Poroshenko ha firmato una legge che consentirà a condurre un processo su Viktor Ianukovych. Il processo si svolgerà anche in caso di assenza del suddetto.

    21 ottobre – Il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha annunciato il nominato per il premio annuale di Sakharov. Contrariamente alle aspettative, il movimento pubblico pro-europeo “EuroMaidan” ha perso la competizione per tale premio, – ha dichiarato Schulz nel corso di una conferenza stampa. Il prestigioso premio che segna i successi nell’ambito della tutela dei diritti umani, dello sviluppo della democrazia e della difesa della sovranità del diritto è stato attribuito al dottore ginecologo del Congo Denis Mukwege.

    21 ottobre – Ucraina, Russia e UE si sono finalmente messi d’accordo sui prezzi del gas per il periodo invernale e il 29 ottobre deve essere sottoscritto un temporaneo accordo sulla fornitura del gas, – ha comunicato il Commissario europeo per l’Energia nonché vicepresidente della Commissione europea Gunther Oettinger.

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