ALBANIA: Sulla scena del crimine, incontro con Edi Rama

Riprendiamo l’articolo, pubblicato su AlbaniaNews, dell’amica Geri Zheji Ballo, giovane giornalista albanese, collaboratrice di alcune testate italiane, torinese di adozione ma nata a Tirana dove ora si trova per documentare gli scontri.

di Geri Zheji Ballo

Stamattina Tirana era immersa nei rumori e nel traffico di sempre. Una quotidianità uguale a se stessa. Per trovare qualcosa di diverso bisognava spostarsi nei circa 500 metri del centro in cui si sono consumati gli scontri.

Lì le cinque o sei carcasse delle macchine bruciate davanti alla piramide e il nastro con la scritta “Scena del crimine” che circondava stamattina il palazzo del Primo Ministro ricordavano ai passanti l’accaduto. Ma nel primo pomeriggio sono scomperse sia le auto bruciate che il nastro. Rimane solo il filo spinato che ora e chissà per quanto ancora circonda il palazzo del Primo Ministro. Mentre intorno tutto scorre uguale a sempre.

Nel pomeriggio sono stati deposti molti mazzi di fiori nei punti intorno al palazzo del Primo Ministro dove si sono accasciati i tre manifestanti colpiti a morte dalle forze di polizia schierate a difesa dell’edificio. Intanto le emittenti televisive trasmettono a ciclo continuo i filmati che riprendono i momenti in cui i tre manifestanti vengono colpiti e da dove sono partite le raffiche.

Davanti all’evidenza filmata che a sparare sono state le forze di polizia che presidiavano il palazzo, Berisha rivendica il diritto di difendere l’ordine pubblico e sottolinea che saranno sventati con ogni mezzo anche i possibili futuri tentativi dell’opposizione di prendere il potere con la forza, mentre Rama chiede conto al premier della versione resa il giorno prima, nella quale Berisha escludeva che a sparare fosse stata la polizia o gli agenti delle forze speciali.

Quando lo incontro nel pomeriggio, Edi Rama è particolarmente risentito per le posizioni delle varie fonti internazionali, che fino a quel momento hanno condannato nello stesso modo la violenza dei manifestanti e quella della polizia. “Non si può essere equidistanti in questa situazione” mi dice. “Non si possono paragonare gli ombrelli, i bastoni dei cartelloni e anche le pietre scagliate dai manifestanti con l’atto di sparare sulla folla, che non viene tollerato e praticato in nessun paese civile e democratico” e aggiunge “con questa equidistanza ‘gli internazionali‘ non aiutano il popolo albanese, ma lo danneggiano.”

Gli chiedo a cosa è dovuta, secondo lui, la neutralità delle forse internazionali. Mi risponde che lo fanno perchè “relativizzano ciò che succede in Albania, che non trattano i fatti che accadono qui come tratterebbero i fatti successi in altri paesi democratici. Abbiamo visto recentemente proteste in paesi come la Grecia, la Gran Bretagna, la Francia. In Italia gli studenti sono entrati in Parlamento. Ma nessuno ha sparato su di loro. Mentre in Albania è accaduto”.

Chi è Geri Zheji Ballo

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