UCRAINA: Kolomoisky, Akhmetov, Firtash e gli altri. Le infinite trame intorno al presidente

Il cambio di regime a Kiev ha avuto importanti conseguenze sugli equilibri di potere all’interno dell’intricato sistema politico-economico del paese, influenzato, in alcune circostanze in maniera decisiva, dai gruppi di potere e dai singoli oligarchi. Se il nucleo del clan di Yanukovich ha perso la propria autorità all’interno del paese, altri gruppi vicini al vecchio presidente hanno mantenuto una posizione d’influenza e sviluppato nuove strategie e alleanze. Alla vigilia delle elezioni parlamentari che decideranno il futuro esecutivo, il confronto tra oligarchi si sta intensificando e potrebbe avere importanti conseguenze sulle sorti politiche dell’Ucraina.

Il sistema oligarchico ucraino

Il sistema oligarchico del paese si è formato durante il periodo della perestrojka quando, tra il 1987 e il 1988, una parte della nomenklatura del partito ha iniziato a concentrare nelle proprie mani importanti quantità di capitali e risorse. Il sistema si è consolidato, però, solo nella seconda metà degli anni novanta con la massiccia ondata di privatizzazioni e l’accondiscendenza delle istituzioni statali. L’unione d’intenti e il sistema d’interdipendenza tra politica e mondo economico risale alla presidenza di Leonid Kuchma, considerato il “padre” del sistema oligarchico ucraino. Durante lo stesso periodo si assiste alla costituzione dei tre principali clan e alla formazione dell’equilibrio di potere (sempre in movimento) tra Donetsk, Dnepropetrovsk e Kiev, che a periodi alterni influenzeranno la vita del paese.

Yulia Timoschenko è stata una delle pioniere di questo sistema e, grazie al sostegno dell’allora Primo Ministro Pavlo Lazarenko, a metà degli anni novanta è riuscita ad accumulare la sua ingente fortuna tramite la United Energy Systems of Ukraine. Il clan di Dnepropetrovsk, che ha conosciuto il periodo di massima influenza proprio durante la presidenza Kuchma, si è poi diviso in diversi sottogruppi.

Che fine ha fatto il clan di Yanukovich?

Durante la presidenza di Viktor Yanukovich l’influenza degli oligarchi sulla vita politiche ed economica del sistema è sensibilmente aumentata. Il presidente aveva messo le mani su tutti i settori vitali del paese, appropriandosi in maniera illecita di profitti sempre maggiori. Il Partito delle Regioni è stato il principale protettore politico e luogo d’influenza per numerosi gruppi oligarchici, mentre Yanukovich si era circondato da alcuni personaggi provenienti dal clan di Donetsk, costituendo un ristretto circolo di persone fidate soprannominato “la famiglia”. In seguito alla fuga del presidente, la maggior parte degli uomini più fedeli e vicini alla sua figura hanno seguito lo stesso destino e si trovano ora oltre i confini nazionali. Il figlio Oleksandr, diventato in un paio d’anni uno degli uomini più ricchi del paese, si trova infatti in Russia, insieme a numerosi altri “soci d’affari” come il giovanissimo oligarca Sergey Kurchenko, l’ex vice Primo Ministro Sergey Arbuzov e l’ex Ministro delle Entrate Oleksandr Klymenko. Il clan di Yanukovich ha così perso ogni tipo di concreta influenza nel paese, pur mantenendo alcuni asset importanti tra cui i gruppi finanziari BrokBussinessBank, Ukrainian Development Bank, Unison Bank e il gruppo editoriale Ukrainian Media Holding, acquisito nel 2013 proprio da Kurchenko.

Firtash e il nuovo “clan del gas”

Con la caduta di Yanukovich anche altri personaggi hanno dovuto cambiare le proprie strategie per mantenere una posizione di rilievo anche all’interno del nuovo corso politico. Pur avendo condiviso con il presidente affari e capitali appoggiando il suo operato, Dmitry Firtash si è strategicamente dissociato nei giorni più caldi della protesta. Magnate dell’energia e fondatore, insieme al suo partner politico Sergey Lyovochkin, dell’intermediario energetico RosUkrEnergo (50% del quale detenuto dalla Gazprom), Firtash è l’esponente di spicco del cosiddetto “clan del gas”. Proprio Lyovochkin, che ha ricoperto il ruolo di capo dell’amministrazione presidenziale con Yanukovich, e Yuriy Boyko, Ministro dell’energia prima e vice Primo Ministro poi, sono stati alleati chiave per Firtash, garantendo a quest’ultimo diretto accesso alle stanze dei bottoni. Non sorprende, in effetti, che negli ultimi anni l’oligarca, originario della regione di Ternopil, sia stato molto attivo riuscendo a mettere le mani su diverse compagnie nel settore chimico, come Severodonetsk Production Association Azot e Cherkassy Azot.

I guai giudiziari affrontati a partire da  marzo, con l’arresto a Vienna (sede di una sua compagnia, la Centragas) con l’accusa di corruzione, non hanno fermato del tutto la sua attività e influenza. Appena qualche giorno dopo aver pagato la cauzione record di 125 milioni di euro e iniziato un’intensa attività di lobbying per il suo ritorno in Ucraina, ad esempio, Firtash ha ricevuto la visita di Petro Poroshenko, in viaggio per l’Europa in cerca d’importanti sostenitori per la sua candidatura alle presidenziali del maggio scorso. Sostegno apparentemente accordato, dato che il canale televisivo di Firtash, Inter (uno dei più famosi in Ucraina, soprattutto tra i russofoni), ha apertamente sostenuto la candidatura del “re del cioccolato”. In cambio di cosa? Difficile dirlo con certezza. Sicuramente l’appoggio del nuovo presidente è indispensabile a Firtash per evitare l’estradizione negli Stati Uniti e, probabilmente, per mantenere una certa presenza sulla scena politica ucraina. Come sottolinea, infatti, il giornalista di Ukrainska Pravda Sergey Leshchenko, Lyovochkin ha apertamente appoggiato la figura politica di Klitschko (e del suo partito Udar) nella corsa alla poltrona di sindaco di Kiev, garantendosi l’ingresso nell’amministrazione cittadina di personaggi molto vicini a Firtash come Igor Nikonov (magnate dell’edilizia). Un altro progetto della coppia Firtash-Lyovochkin è il Partito per lo Sviluppo dell’Ucraina (PSU – Partija Razvitija Ukraini), fondato a giugno da Sergey Larin e Yuri Miroshnichenko entrambi ex collaboratori di Lyovochkin nell’amministrazione presidenziale. Molto probabilmente proprio il PSU e Udar, che si è alleato con il Blocco di Poroshenko, saranno, in certa misura, i difensori degli interessi nella futura Verkhovna Rada del clan del gas.

Akhmetov, il re di un regno in guerra

Quello che appare più in difficoltà tra gli oligarchi sembra proprio Rinat Akhmetov, l’uomo più ricco del paese che con Yanukovich era diventato il padrone incontrastato del Donbass. Nei mesi successivi alla fuga del vecchio presidente, Akhmetov ha assunto apparentemente una posizione intermedia, in cerca di un difficile equilibrio tra i separatisti e le nuove autorità di Kiev. Pur riconoscendo ufficialmente l’unità territoriale dell’Ucraina, il “re di Donetsk” si è sempre dimostrato riluttante nell’appoggiare direttamente l’azione governativa (soprattutto quella militare) contro i separatisti. I suoi principali interessi nel paese, d’altronde, risiedono proprio nelle regioni controllate dai ribelli, rendendo piuttosto pericoloso un aperto confronto con quest’ultimi. Pur non essendoci concrete evidenze di un sostegno di Akhmetov ai separatisti, il fatto che proprio Donetsk sia diventata la roccaforte dei ribelli lascia molti dubbi sull’azione politica dell’oligarca. Come ha sottolineato ad esempio Serhiy Pashynsky, sulla scia del referendum in Crimea il governo si è rivolto direttamente “all’elite regionale” in cerca di aiuto. Se nelle altre oblast’ la risposta degli oligarchi è stata piuttosto rapida e concreta, Akhmetov “si è completamente astenuto da questo processo”.

Ora, in vista delle elezioni parlamentari, i suoi margini di manovra sembrano piuttosto limitati. Il Partito delle Regioni, che l’oligarca ha continuato a sostenere anche negli ultimi mesi, ha perso ogni forma di credibilità e non parteciperà direttamente alle elezioni. Il Donbass, fulcro del suo potere, è ancora percosso da violenti scontri armati che limiteranno la partecipazione al voto di svariate circoscrizioni.

Kolomoisky, la controrivoluzione della rivoluzione?

I guai giudiziari di Firtash e il caos nel feudo di Akhmetov hanno favorito l’imponente ascesa di altri personaggi tra cui il presidente Petro Poroshenko e l’oligarca filantropo Igor Kolomoiskiy. Nominato governatore della regione di Dnepropetrovsk lo scorso marzo, importante centro di potere insieme a Kiev e Donetsk, Kolomoiskiy si è dimostrato un personaggio particolarmente pragmatico abbandonando ogni legame con il vecchio regime (con il quale pure lui, come tutti, aveva fatto affari) per trasformarsi in “ardente nazionalista”. Il sostegno economico e politico alle formazioni paramilitari, insieme alle aperte critiche nei confronti della Russia e di Putin hanno fatto lievitare la sua popolarità. Proprietario della più grande banca del paese, Privat Bank, Kolomoisky sembra aver trasformato quello che inizialmente doveva essere un incarico temporaneo in una delle più stabili basi del suo attuale potere, utilizzando sapientemente amicizie e il canale televisivo di sua proprietà, 1+1, per promuovere la propria agenda politica. L’utilizzo dei media ai fini personali, infatti, è diventato uno dei principali strumenti di cui negli ultimi mesi si sono serviti gli oligarchi nella loro personale lotta per il potere. Il canale televisivo di Kolomoisky, ad esempio, ha dedicato molto spazio alla vicenda dell’arresto di Firtash e ai suoi presunti legami con alcuni famosi criminali russi.

Considerando gli strumenti che possiede e il consolidamento del suo “potere temporale” su una regione importante come Dnepropetrovsk, Kolomoisky sembra destinato così a diventare un importante attore dietro le quinte della nuova Ucraina e potenzialmente il principale rivale del presidente. In vista delle elezioni parlamentari, infatti, Poroshenko ha timidamente tentato di rimuoverlo dalla carica di governatore, senza alcun successo. A fine mese sapremo qualcosa in più sul futuro del paese, sul nuovo equilibrio tra i centri di potere e sull’effettiva capacità dell’esecutivo di promuovere concretamente la lotta contro l’oligarchia e corruzione. La trama principale, però, non sembra destinata a cambiare nel breve periodo. Per ora sono cambiati solo gli interpreti.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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3 commenti

  1. Finalmente un articolo ben ponderato ed oggettivo!

  2. ottimo.

  3. Un articolo degno di questo nome.
    Che Igor Kolomoiskly abbia raggiunto un tale potere è una cosa davvero estremamente inquietante. Si tratta di un personaggio violento e senza scrupoli, che ha un esercito personale ed è accusato della organizzazione della strage di Odessa. Mamma mia… L’Ucraina non ha certamente un bel futuro davanti a se! E dire che la cosiddetta “rivoluzione” di Maidan doveva farla finita con gli oligarchi, e si ritrovano con un Kolomoiskly ad essere il principale rivale del presidente (anche lui, per altro, oligarca e ministro del tanto deprecato governo di Janucovic).

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