La storia di Gerberto, il papa che inventò il robot

Questa è lunga storia, di tanto tempo fa, che racconta di una Europa piccola piccola eppure già ricca di tutti gli elementi che oggi, troppo spesso, dimentichiamo. E’ una storia che inizia nei pressi di Aurillac, in Alvernia, nella Francia del sud. Qui, nel 950 (circa) nasce Gerberto, figlio di poveri contadini, presto orfano e affidato alle cure del locale monastero. Gerberto ha voglia di studiare, forse troppa, è intelligente e curioso. Qualità che non sfuggìrono al conte Borrell II di Barcellona che, di passaggio nel monastero, chiese ed ottenne di portarlo con sé.

A Barcellona il giovane, ormai diciassettenne, entrò in contatto con la cultura islamica anche grazie al suo mentore, il vescovo Atto, che fu mandato dal conte Borrell a Cordova per un’ambasceria e ne tornò profondamente colpito dalla cultura e dalla conoscenze arabe. Dai suoi racconti Gerberto sviluppò una venerazione verso gli arabi e si ingegnò per costruirsi strumenti astronomici, dandosi allo studio della matematica, discipline di cui gli arabi erano maestri. Atto lo mandò allora nel vicino monastero di Ripoli dove si cominciavano a tradurre dall’arabo gli antichi testi di filosofia greca, andati perduti in Europa.

L’attrazione irresistibile verso la matematica e l’astronomia lo spinsero a una scelta radicale, abiurò la sua fede e si recò a Cordova per attingere direttamente dagli arabi – di cui aveva intanto appreso la lingua – la conoscenza dei testi antichi. All’epoca Cordova era la capitale dell’impero Omayyade, la prima dinastia califfale dell’Islam che – perduto il controllo del Nordafrica ad opera degli abbasidi, loro visir – si rifugiarono nell’al-Andalus. Qui soppiantarono i goti (Andalusia deriva dal goto Landahlauts, “proprietà terriere”) costruendo lo stato più ricco, influente e potente di tutto il Mediterraneo. A Cordova, Gerberto incontra l’emiro al-Rahman II grazie al quale riesce ad andare a Fez, nell’attuale Marocco.

A Fez c’era – e c’è ancora – la più antica università del mondo, la Qarawiyyin (nota oggi in occidente come Kairaouine). Qui hanno studiato tutti quelli che contano nel Medioevo, su tutti il filosofo ebreo Maimonide e il cartografo al-Idrisi (quello della famosa Tabula Rogeriana). Al suo ritorno a Barcellona, Gerberto era già uno dei filosofi più stimati del suo tempo.

Il talento di Gerberto non sfuggì al papa che lo conobbe a seguito di un pellegrinaggio che il conte di Barcellona e i suoi notabili compirono a Roma nel 969. Il papa convinse l’allora imperatore germanico, Ottone, a prenderlo sotto la sua protezione e questi lo mandò a studiare a Reims per poi farne il tutore di suo figlio, Ottone II. Una volta che quest’ultimo diventò imperatore, nel 982, Gerberto ebbe la sua “promozione” ad abate di Bobbio, in Italia. Alla morte di Ottone II Gerberto, ormai eminente figura politica del suo tempo, fu coinvolto nelle dispute per la successione al trono di Francia, poi riparò in Sassonia, per diventare arcivescovo di Reims e, successivamente, di Ravenna.

 Grazie all’appoggio imperiale fu nominato papa. Era il 999. Il suo nome fu quello di Silvestro II.

La sua attività pontificale fu segnata dalla conversione degli slavi e dei magiari. Fu lui a cristianizzare i regni di Polonia e Ungheria, facendone alleati della chiesa e consentendo loro di entrare nel “club” delle nazioni europee (anche allora c’era un “club” esclusivo). La conversione dei polacchi e dei magiari – di cui parleremo in futuro – fu l’atto costitutivo di una “nuova” Europa che conteneva già tutti gli elementi di oggi: la cultura slava, germanica, latina, araba, che sono la molteplice radice dell’attuale identità europea. 

Nel 1000 Silvestro II incoronò Stefano re d’Ungheria. Sarà poi il Santo Stefano la cui corona – simbolo della nazione – è oggi custodita nel parlamento di Budapest a testimoniare la continuità del potere e della fede. Sempre nel 1000 fondò a Gniezno, oggi piccola località della Polonia, l’arcidiocesi che da quel momento in poi avrebbe incoronato i re di Polonia diventando il fulcro della giovane nazione destinata a divenire “l’antemurale” cattolica a oriente d’Europa. Ancora oggi Gniezno è la capitale religiosa del paese.

Silvestro II fu un uomo illuminato, capace di interpretare e modificare il corso degli eventi nella sua epoca. Morì nel 1003 lasciando ai posteri alcuni testi fondamentali, come il De Geometria e il Libellus de numerum divisionem, e fu lui a introdurre l’orologio in Europa. Non solo, Gerberto fu l’inventore del primo robot della storia costruendo una testa meccanica in grado di rispondere “sì” o “no” se interrogata. La sua cultura arabo-cristiana ne fece uno dei massimi intellettuali del suo tempo ma la sua originalità gli costò l’accusa di essere un mago in contatto col demonio. Ancora oggi si dice che le sua ossa sbatacchino nella tomba poco prima della morte di un papa.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Un commento

  1. Bellissimo articolo.
    Mi ha fatto venire in mente la leggenda su Silvestro II che lessi molti anni fa quand’ero ragazzino nel fumetto Martin Mystere…
    Ed è appunto quella citata nel finale, che annuncia la morte di un papa. Ma io la ricordo così: il suo cenotafio (che si trova in S.Giovanni in Laterano a Roma), quando si avvicina la morte di un papa, trasuderebbe acqua.

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