REP. CECA: La lunga strada tra Praga e l'Asia passa da Pechino

Tenuto tra il 28 e 29 agosto a Praga, il China Investment Forum 2014 ha rappresentato il fiore all’occhiello delle relazioni tra Repubblica Ceca e Cina. Se per anni i rapporti tra i due paesi sono stati altalenanti, migliaia di imprenditori cechi e cinesi oggi non faticano a riunirsi per discutere delle possibilità offerte da una collaborazione sempre più stretta. Tra le figure di spicco, il vicepremier cinese Zhang Gaoli, il primo ministro della Repubblica Ceca Bohuslav Sobotka e il presidente Miloš Zeman.

Il China Investment Forum si è tenuto nel castello di Praga. In questo edificio, storica residenza dei sovrani di Boemia, si è delineato uno dei tanti possibili futuri del mercato ceco. Nella cerimonia di apertura il primo ministro Sobotka (ČSSD) ha descritto lo sviluppo della cooperazione con la Cina come una delle priorità dell’attuale governo ceco. D’altronde, l’intenzione dimostrata dalla Cina di inserirsi all’interno dei mercati dell’Est Europa non può far reagire altrimenti. C’è poi la crisi ucraina e la politica economica russa a fungere da vero e proprio propulsore per una virata in direzione dei mercati d’oriente. Ma se Sobotka non accenna, almeno apertamente, alla situazione regionale, a farlo sono invece gli imprenditori. Gli esponenti della Home Credit – l’istituto guidato dal gruppo finanziario ceco Ppf che ha risentito della crisi ucraina – non usano mezzi termini: “Gli investimenti in Cina compenseranno le perdite avute in Russia”. Detto ciò, la Home Credit prepara i piani per aprire filiali sul territorio asiatico.

Quali saranno i vantaggi? Difficile a dirsi, poiché all’interno del mercato ceco la Cina ha finora avuto un ruolo marginale. Tuttavia il futuro prospettatosi nel China Forum sembra voler invertire questa rotta. Oltre il settore della tecnologia, altre possibilità di cooperazione reciproca interessano il turismo. Per favorire questo, la Cina intende investire nello sviluppo di infrastrutture su tutto il territorio est-europeo e, in Repubblica Ceca, gli investitori asiatici sognano un aeroporto con voli diretti Praga-Pechino. Praga però non si limita al ruolo di oggetto passivo. Il China Investment Forum è solo l’ultimo dei tanti punti di contatto avuti tra la giovane Repubblica e il mondo asiatico: una cavalcata di incontri bilaterali per l’attuale Ministro degli Affari Esteri Lubomír Zaorálek è stata realizzata per tutta l’estate 2014. Tra giugno e luglio si sono tenuti una serie di incontri tra i dirigenti cechi e quelli di Pakistan, Uzbekistan, Vietnam  e Corea del Sud, nell’ottica di intensificare la cooperazione tra i Paesi interessati non solo in ambito economico.

L’atteggiamento assunto dalla dirigenza ceca in politica estera nei confronti del mondo asiatico, va a consolidare una strada intrapresa da qui a qualche anno (fatta eccezione per la ventennale collaborazione con l’Uzbekistan). Una strada che ha avuto pure i suoi lati oscuri. Si ricorda infatti la data del 29 aprile 2014 quando Zaorálek firmò assieme al suo equivalente cinese Wang Yi un testo che puntava ad avviare un’intensa collaborazione politica ed economica. Il documento provocò un’ondata di indignazione nel teatro politico ceco poiché si riportava, tra le altre cose, che “il Tibet è una parte inseparabile del territorio cinese. La Repubblica Ceca non appoggia l’indipendenza del Tibet”.

Quello che maggiormente l’opinione pubblica contestava, era la brusca svolta attuata dal governo di Praga, il quale abbandonava così una tradizione che aveva fino a quel momento caratterizzato la politica nazionale nei confronti del drago cinese. Per tutti gli anni ’90 infatti l’allora presidente ceco Václav Havel aveva mosso forti critiche verso il gigante asiatico per non aver saputo gestire in maniera pacifica la situazione nella regione tibetana. Alle critiche di Havel, seguirono gli incontri tra lo stesso e il leader spirituale tibetano Dalai Lama, costretto all’esilio in India dai funzionari cinesi. Da allora le relazioni ceco-cinesi si sono tenute basse, per riprendere timidamente con la presidenza successiva di Václav Klaus che, nel suo euroscetticismo, cominciò a valutare le opportunità economiche offerte dal panorama cinese. Durante la presidenza di Klaus (2003-2013), la compenetrazione commerciale tra Cina e Repubblica Ceca cambiò radicalmente. Nel 2002, la Repubblica Ceca esportava in Cina soltanto lo 0,2 per cento delle sue esportazioni globali. Nel 2013 il dato raggiunge l’1,2 per cento. Nello stesso periodo, le importazioni sono invece passate dal 2,2 per cento all’attuale 11 per cento.

Oggi che la situazione sta drasticamente cambiando, il nocciolo della questione per il Ministro degli esteri ceco Zaorálek, diventa quello di rafforzare i rapporti con le controparti asiatiche, forse anche nell’ottica di trovare una via maggiormente autonoma che permetta alla giovane Repubblica Ceca di svincolarsi dal rapporto di stretta dipendenza con un’Europa in crisi.

Chi è Alessandro Benegiamo

Nato a Lecce nel 1989, laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Ha collaborato a East Journal dall'agosto 2014 all'aprile 2015, occupandosi di Repubblica Ceca e Slovacchia

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