SLOVACCHIA: I quaranta giorni del presidente Kiska

Dalle prove di forza con il Parlamento, per passare da cinque incontri bilaterali fino alla presa di posizione nella crisi in Ucraina. Nei primi quaranta giorni dall’inizio del suo mandato presidenziale, Andrej Kiska ha tentato di avviare la Slovacchia su un nuovo corso.

La presidenza

Senza un partito alle spalle, Andrej Kiska vince le elezioni e nel discorso inaugurale del 15 giugno affronta quelli che si riveleranno essere i punti cardine dei successivi 40 giorni: diritto ad una vita dignitosa per tutti e lotta all’egoismo che si ritiene domini lo spazio pubblico del Paese. Kiska affronta un altro tema importante, quello della sicurezza in Europa. Gli eventi in Ucraina destano preoccupazione sul confine orientale, ma la linea europeista del neopresidente lo porta a dichiarare il suo impegno nel rendere la Slovacchia rilevante nel sistema di sicurezza dell’Unione.

Il “presidenzialismo” di Kiska

Se da principio Kiska afferma di non essere intenzionato a rafforzare i poteri presidenziali, finisce tuttavia con l’imprimere una svolta negli equilibri di potere. A inizio luglio bisogna nominare tre giudici della Corte costituzionale, e Kiska deve scegliere tra i sei candidati selezionati dal Parlamento. A sorpresa ne delega solo uno, dichiarando i restanti non idonei. Non è un atto incostituzionale, ma un’anomalia che per il primo ministro Fico “inaugura un diverso rapporto tra il parlamento e il presidente”.Un’anomalia che passa in secondo piano quando, come promesso in campagna elettorale, Kiska rinuncia al suo stipendio di 5.376 € mensili: quello incassato a luglio viene ripartito tra dieci famiglie disagiate indicategli da alcune ONG.

Politica estera

Kiska si lancia in numerosi incontri con gli omologhi esteri. Già nel giorno successivo all’insediamento l’appena eletto si reca a Budapest per pranzare con i rappresentanti di Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Germania per commemorare il 25° anniversario del crollo del regime comunista. Segue una cavalcata di incontri bilaterali. Il 9 luglio Kiska è a Praga, il 15 a Varsavia, il 17 a Vienna.

Il 22 luglio si tiene il vertice regionale tra i rappresentanti dei quattro paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Rep. Ceca, Slovacchia) assieme a stati baltici, Romania e Bulgaria. I paesi vogliono raggiungere una posizione comune in materia di sicurezza in Europa prima del vertice Nato (a settembre in Galles). L’idea di Kiska è di sostenere i progetti congiunti nel settore della difesa per contenere le spese. Solo due giorni dopo si reca in Germania, accolto dal presidente Gauck, per discutere della situazione in Ucraina.

La Russia e la crisi ucraina

In aprile, quando presidente era Gašparovič, Bratislava firmava un protocollo d’intesa con Kiev che dava il via libera al cosiddetto “flusso inverso” che oggi consente al Paese ucraino di ricevere forniture di gas dall’Europa tramite la Slovacchia (il tutto nonostante le perplessità del primo ministro Fico). Kiska non si discosta dalla linea di amicizia del suo predecessore, e si attiene alla politica del gruppo di Visegrád rispetto a questo problema: condanna l’aggressione russa in Ucraina, considera le sanzioni contro la Russia per il momento adeguate e manifesta la sua disponibilità ad aiutare il paese alleato a uscire dalla crisi. A metà luglio Kiska invita in Slovacchia il presidente Poroshenko ma la visita non è certa, forse avverrà in agosto.

Sondaggi

La performance di Kiska si dimostra ancor più impressionante dato che la presidenza slovacca è una carica perlopiù rappresentativo. Oggi Kiska sembra voler spingere quel ruolo fino al suo limite e a quaranta giorni da inizio mandato vanta l’appoggio dell’opinione pubblica. L’Istituto per gli Affari Pubblici (IVO) registra un miglioramento di qualità della democrazia nel secondo trimestre 2014. Per il politologo Grigorij Mesežnikov ciò è dovuto al nuovo presidente che “ha iniziato ad attuare misure incisive per l’andamento delle istituzioni democratiche” mettendo uno stop alla concentrazione di potere nelle mani di un solo partito.

Chi è Alessandro Benegiamo

Nato a Lecce nel 1989, ha collaborato a East Journal dall'agosto 2014 all'aprile 2015, occupandosi di Repubblica Ceca e Slovacchia

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