SERBIA: Introduzione ai principali movimenti neofascisti

Parte /5 di “Quanto è piccola la Grande Serbia”

Dato il breve quadro tracciato riguardo alle posizioni di pensiero maggioritarie all’interno della Chiesa ortodossa serba, non sarà difficile comprendere come siano germogliati, protetti dallo scudo della fede, sin dai primi anni ’90, movimenti giovanili e studenteschi di estrema destra. Si tratta di una rete di più o meno piccole organizzazioni, ciascuna con un proprio statuto, che in percentuali differenti condividono le stesse priorità e gli stessi valori: la razza, la difesa della Serbia e della serbitudine, la fede ortodossa e l’amore per la Chiesa, l’odio e l’uso di metodi violenti contro i propri nemici, veri o presunti, visti ipso facto come nemici dell’unità e della salvezza del popolo serbo. Diamo un brevissimo quadro dei principali.

Il movimento che fino a pochi anni fa godeva di maggiore fama e prestigio era senz’altro “Obraz” (Onore). Legato all’omonima organizzazione russa, “Obraz” si definisce come movimento politico e ortodosso, che “non crede nel pluralismo d’interessi del popolo serbo”, bensì “in un unico sistema di valori ed un destino comune per tutti i Serbi”. L’organizzazione vede “i sionisti, i convertiti all’islam, gli ustascia, i democratici, i falsi pacifisti, pervertiti, criminali e drogati” come nemici del popolo serbo. Ma com’è nato, “Obraz”? Il fondatore, Nebojsa Krstic, era sociologo delle religioni a Niš, laureato alla Facoltà di filosofia e religione dove nel 1991, per uno studio pubblicato sulla rivista Logos, chiusa nel 1994 per un articolo dai toni fortemente antisemiti, è stato premiato dal patriarca Pavle. Negli stessi anni egli fonda “Obraz”, ancora sotto forma di rivista, mentre dal 1995/96 essa evolverà in vero e proprio movimento. La simpatia tra Krstic e la Chiesa farà sì che per diversi anni Obraz rimanga l’organizzazione di riferimento per la gioventù ortodossa, ma dopo la morte di Krstic nel 2001 e le posizioni sempre più marcatamente fasciste, la Chiesa preferirà discostarsene, seppure senza mai recidere nettamente i rapporti col movimento, e rivolgersi alle “Dveri” (Porte).

“Srpski sabor Dveri” (Assemblea serba delle Porte) nasce inizialmente, al pari di “Obraz”, sotto forma di rivista (“Dveri srpske” – Porte serbe), una “pubblicazione nazionale di tutti gli Studenti di Serbistica”, che divenne poi il punto di riferimento di tutti gli studenti nazionalisti e di matrice cristiano-ortodossa. I valori della rivista vennero trasposti nel movimento, che raccoglie “tutti quei giovani che riconoscono il proprio agire nel solco degli insegnamenti di San Sava e seguono la sua via.” La rivista viene distribuita oggi in tutte le principali città, nelle librerie e nei negozi delle chiese ortodosse. È strumento primario per l’indottrinamento e la diffusione dei messaggi della Chiesa ortodossa serba tra i giovani, e per quanto le sue posizioni non siano apertamente simili a quelle di altri movimenti più marcatamente politicizzati, i rappresentanti di Dveri si sono in più occasioni mostrati in sintonia, sia nei contenuti che nelle azioni, con altri gruppi organizzati di matrice violenta e nazionalista.

Più esplicitamente neonazista è “Krv i čast” (Sangue e onore), organizzazione politica nata nel 1995 che considera la razza ed i valori ariani come propri postulati principali: “La razza è l’unica cosa che ci unisce, qualsiasi altra cosa in mancanza di coscienza razziale non porta all’armonia ma al conflitto tra nazioni europee. La razza è stata il fondamento di ogni civiltà, ed il miscuglio della razza la sua rovina. La razza è un fattore biologico ereditario che ci identifica.” Per questa ragione, ogni mezzo, anche violento e criminale, è giustificato per il supremo fine della difesa della razza, e proprio per tale motivo Radovan Karadzic è un eroe, che ha saputo difendere fermamente il popolo serbo e che ora ne paga ingiustamente le conseguenze.

“Srpski narodni pokret 1389” (Movimento serbo popolare 1389) nasce tardi, nell’ottobre 2004, con l’intento di raccogliere attorno a sé tutte quelle forze sparse e sparute che lottano in maniera caotica in nome del patriottismo serbo. I suoi fondamenti sono: la religione ortodossa, l’unità, il mantenimento della purezza e ricchezza della lingua serba, l’alfabeto cirillico, i valori della famiglia, la sovranità dello stato e l’integrità territoriale della Serbia. I suoi appartenenti dichiarano: “Il popolo serbo attraversa una grave crisi biologica, morale, economica e altro, e deve afferrare il proprio destino o per uscire da questa apatia oppure per muovere il primo passo verso la tomba. È palese che manca sfortunatamente individuo o istituzione che possa (o voglia) guidare la nazione tramite la forza della propria autorevolezza o del carisma, pertanto ognuno di noi si deve chiedere – cosa posso fare per la mia patria?”.

 

Chi è Filip Stefanović

Filip Stefanović (1988) è un analista economico italiano, attualmente lavora come consulente all'OCSE di Parigi. Nato a Belgrado si è formato presso l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano e la Berlin School of Economics, specializzandosi in economia internazionale. Ha lavorato al centro di ricerche economiche Nomisma di Bologna e come research analyst presso il centro per gli studi industriali CSIL di Milano. Per East Journal scrive di economia e politica dei Balcani occidentali.

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