UNGHERIA: Orbán guarda alla Transcarpazia ucraina

L’Unione Europea, oltre agli ormai noti problemi economici di cui tanto si parla sulla carta stampata e nei telegiornali del continente, si trova oggi ad affrontare anche un quadro socio-politico molto complesso, originato da un continuo intrecciarsi di minoranze etniche e flussi migratori. Due questioni, queste, spesso acuite dai conflitti e dagli espansionismi che hanno caratterizzato l’intero XX secolo europeo. Caso emblematico è quello delle minoranze ungheresi in Ucraina, recentemente salito alla ribalta per alcune prese di posizione da parte di Viktor Orbán, attuale primo ministro magiaro, definite da più parti come “poco ortodosse”.

Il 4 giugno 1920, al termine della Prima Guerra Mondiale, la neonata repubblica ungherese si trovò costretta a firmare a Parigi il Trattato del Trianon, destinato a regolare le sorti dell’ormai decaduto Impero Austro-Ungarico, ma solo per quanto riguardava i territori magiari (il Trattato di Saint Germain-en-Laye, invece, si preoccupò del futuro della nascente repubblica austriaca). Quel trattato, oltre a sancire la perdita del 75% del territorio facente parte della Corona Ungherese, si rivelò un autentico disastro demografico: secondo i dati più recenti, il 32% di coloro che risiedevano in Transilvania, ad esempio, era di nazionalità ungherese, così come il 30% degli abitanti della Slovacchia o il 28% di quelli di Serbia. Fu una spartizione destinata a generare forti attriti culturali, ad alterare comportamenti demografici, condizioni politiche e dinamiche insediative.

Quella d’Ucraina è la minoranza ungherese più piccola sul continente europeo, con appena lo 0,3% di presenze sul totale della popolazione ucraina; concentrata nella regione della Rutenia Subcarpatica (o Transcarpazia), essa costituisce, con 150.000 unità, il 12,1% della forza demografica locale.

Fin dalla caduta del Muro di Berlino, i rapporti fra i governi di Budapest e quelli di Kiev sono stati cordiali e guidati dal principio del buon vicinato; l’Ungheria, tra l’altro, fu il primo stato a riconoscere l’indipendenza ucraina e Árpád Göncz, all’epoca presidente della Repubblica Ungherese, fu invitato a visitare le popolazioni magiare stanziate in Zakarpattia.

Nel 2012, inoltre, nella regione di Vinogradov, nel cuore dei Carpazi, l’ungherese ha ottenuto lo status di lingua nazionale su proposta del Partito degli Ungheresi in Ucraina e del Partito Democratico degli Ungheresi in Ucraina, due formazioni politiche che, insieme alla Federazione Democratica Ungherese in Ucraina, costituiscono l’apparato politico delle minoranze magiare situate aldilà della provincia di Szabolcs-Szatmár-Bereg.

Sotto il velo del reciproco rispetto, però, si celano ambizioni ben superiori. La politica nazionalista di Orbán, infatti, non ha tardato a farsi sentire anche in questo contesto: il 10 maggio scorso, sostenendo ancora una volta la propria volontà aunire il paese aldilà dei confini, Orbán ha affermato che gli ungheresi residenti nel bacino carpatico occidentale hanno diritto non solo alla doppia cittadinanza (cosa già attuata il 26 maggio 2010 quando il parlamento ungherese, inaugurando una nuova era di “unità nazionale”, ha deciso di concedere la cittadinanza ungherese a tutte le popolazioni di etnia magiara residenti all’estero, per oltre due milioni di persone), ma anche all’autonomia territoriale.

Una mossa che, di lì a poco, porterebbe la regione transcarpatica nuovamente all’interno dei confini ungheresi. Kiev, nel frattempo, non nasconde il proprio nervosismo: oltre a doversi occupare di una situazione interna esplosiva, le autorità ucraine sentono ora anche la necessità di doversi guardare le spalle da un alleato visto come ambiguo; un alleato che, da un lato, sostiene energicamente le rivendicazioni filo-europee di Porošenko, ma dall’altro sembra non aver mai abbandonato quelle aspirazioni alla restaurazione della “Grande Ungheria” tanto care alla retorica del premier magiaro.

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5 commenti

  1. 1 luglio – Putin ha accusato tutto il mondo del conflitto in Ucraina e Poroshenko – di aver interrotto i colloqui di pace. E questo mentre i terroristi hanno per 80 volte violato la tregua, uccidendo 20 soldati ucraini.

    1 luglio – Il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto al MAE di preparare una bozza di proposte che vietino di influenzare i processi interni ai Paesi dall’esterno. Lo ha dichiarato nel corso di un incontro con gli ambasciatori russi che si è tenuto oggi a Mosca. Allo stesso tempo, egli ha rinnovato la sua dichiarazione che la Russia continuerà a sostenere la popolazione russa e di lingua russa in tutto il mondo. Si tratta veramente di incoerenza e schizofrenia politica?

    1 luglio – L’Assemblea parlamentare dell’OSCE ha qualificato le azioni della Russia come aggressione militare per interessi propri.

    1 luglio – Le forze dell’operazione antiterrorismo hanno preso sotto il proprio controllo Staryi Karavan, Zakitrne, Brusivka nella regione di Donets’k, – ha comunicato il comandante della Guardia Nazionale Stepan Poltorak.

    1 luglio – Le guardie di confine e i militari ucraini hanno ripreso il punto di controllo Dovzhanskyi sul confine con la Russia.

    1 luglio – Uno dei compiti principali della nuova fase della ATO è la completa chiusura del confine fra l’Ucraina e la Russia, – ha dichiarato il ministro degli Affari Interni Arsen Avakov.

    1 luglio – L’Ucraina è pronta a sospendere l’ATO se i terroristi abbandonano l’uso delle armi e rilasciano gli ostaggi, – ha detto il presidente Petro Poroshenko. Il 30 giugno Poroshenko ha preso la decisione di non proseguire con il cessate il fuoco unilaterale e già il 1 luglio le forze dell’ATO hanno intrapreso una massiccia offensiva contro i terroristi nel Donbas.

    1 luglio – La Russia in ogni momento può passare all’aggressione militare aperta contro l’Ucraina, – ha dichiarato il segretario del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andriy Parubiy. Probabilmente Parubiy è giunto a questa conclusione dopo aver sentito il discorso revanscista di Putin nel corso dell’incontro con gli ambasciatori. Egli ha sottolineato che l’Ucraina sarà pronta nel caso in cui la Russia dovesse ricorrere al coinvolgimento diretto della proprie truppe nel conflitto in Ucraina.

  2. Giovanni Punzo

    Beh, per prima cosa solo un personaggio ‘stravagante’ come Orban (non uso altre definizioni) poteva pensare a una cosa del genere. Tuttavia la Rutenia subcarpatica esiste e non dimentichiamo che Horty durante la Seconda Guerra mondiale si riappropriò di territori ‘sottratti’ all’Ungheria dopo il trattato del Trianon: se ricordo bene della Vojvodina e di parte della Transilvania. Questa vicenda fa parte a sua volta di un’altra questione: la specificità di Leopoli e di quella parte di Ucraina (Rutenia ai tempi dell’impero d’Austria) che ha una storia ben diversa. Leopoli, fino al 1918, aveva una popolazione che in maggioranza parlava polacco, ma era anche costituita da numerose comunità ebraiche. Questo piccolo mondo fu spazzato completamente via dalla II GM. Non esiste insomma solo un duro confronto nella parte orientale del paese, ma anche una diversa polarizzazione della parte occidentale del paese, sebbene si possa definire sotto traccia. Vi ricordo che il mito asburgico che tanto aveva sedotto il mondo slavo nasce appunto da quelle parti, almeno mezzo secolo prima di Joseph Roth, per opera di Leopold von Sacher-Masoch, scrittore austriaco che si era definito di madre lingua rutena.

  3. 2 luglio – Nel Donbas è stata intensificata l’operazione antiterrorismo. “Le Forze Armate dell’Ucraina e la Guardia Nazionale continuano ad attaccare attivamente i terroristi e i criminali. Le azioni dei nostri militari sono efficaci ed efficienti”, – ha detto il capo del Consiglio Supremo dell’Ucraina nel corso dell’apertura della sessione parlamentare. I militanti stanno minando le strade, e questo rappresenta una minaccia per i civili delle regione di Donets’k e di Luhans’k, – ha detto l’addetto stampa dell’ATO Oleksiy Dmytrashkovskyi. Essi hanno effettuato un tentativo di sparare da un MANPAD all’aereo Su-24, coinvolto nell’operazione ATO. “I terroristi hanno iniziato ad evacuare l’edificio dell’Amministrazione regionale di Donets’k. Il loro scopo è quello di portare fuori dalla città tutte le risorse finanziarie e le armi di cui si sono impossessati”, – ha dichiarato il portavoce del Centro informazioni del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andriy Lysenko.

    2 luglio – Da quando l’ATO è iniziata, i territori di Donets’k e di Luhans’k sono stati lasciati da oltre 27 mila cittadini ucraini, – ha comunicato il Servizio di Stato sulle situazioni di emergenza.

    2 luglio – La Russia sta creando una base per la formazione di militanti nei pressi di Simferopol. I militanti verranno poi inviati in Ucraina, – ha dichiarato il portavoce del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andriy Lysenko.

    2 luglio – Gli ucraini sono sempre più favorevoli all’adesione alla NATO perché capiscono le minacce esterne al Paese, – ha detto il direttore del fondo “Demokratychni Initsiatyvy” Iryna Bekeshkina. Secondo le sue informazioni, in questo momento a favore dell’adesione alla NATO si è espresso il 34% degli ucraini, mentre nell’agosto del 2012 la percentuale era del 12%.

    2 luglio – Il presidente Poroshenko è pronto ad interrompere l’uso della forza nel Donbas, a patto che vengano soddisfatte le principali condizioni di cui si parla nella decisione del Consiglio d’Europa del 27 giugno.

    2 luglio – Da quando è iniziata l’operazione antiterrorismo in Ucraina sono morti circa 200 militari, – ha detto il portavoce del Centro informazioni del Consiglio di Sicurezza e di Difesa Nazionale Andriy Lysenko. Di questi, 150 sono militari delle Forze Armate, 7 – funzionari del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, 6 – della Guardia di Frontiera, 13 – militari della Guardia Nazionale e 24 – poliziotti. In più, sono 619 i soldati feriti e 29 militari ucraini sono prigionieri dei terroristi russi.

  4. Certo Oksana che è una grande vittoria di libertà dell’Ucraina da ora sarete finalmente liberi, passate dal giogo Russo a quello Nato.
    Complimenti!!!!

  5. Danilo Testori

    di rivendicazioni se ne possono fare mille anche a voler smembrare l’Italia, volendo

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