La Russia sovietica vista dall'Italia fascista

Il fascismo italiano ha avuto diverse anime e diversi nemici dichiarati. Contrariamente a quanto si possa pensare, il principale fu indubbiamente l’americanismo e non invece il bolscevismo. Nel corso degli anni i lavori dello storico Giorgio Petracchi ci hanno fornito importanti informazioni e accurate ricostruzioni di quella particolare vicenda costituita dai rapporti tra fascismo e bolscevismo e tra Italia e Unione Sovietica.

Certo, l’anticomunismo era stato un elemento che aveva contribuito all’ascesa del fascismo, ma subito dopo la presa del potere l’atteggiamento del regime divenne altrimenti articolato, rimanendo attento nel preservare la distinzione tra ideologia comunista e stato sovietico. Nel primo discorso di Benito Mussolini alla Camera dei deputati, nel novembre 1922, quello in cui minacciava di trasformarla in un “bivacco di manipoli”, era anche presente una importante dichiarazione di politica estera: la determinazione a riconoscere de jure la Russia sovietica.

Roma fascista mantenne un rapporto, sia politico che culturale, con Mosca. Per tutti gli anni Venti e fino alla metà degli anni Trenta, giornalisti, intellettuali, scrittori, si recarono nel “paese dei Soviet” con assiduità. E l’attività editoriale sulla Russia sovietica fu tanto fiorente quanto impressionante per il numero di opere pubblicate. Forse fu il periodo del Ventesimo secolo in cui si prestò maggiore attenzione a quel paese.

Numerose furono le opere di autori italiani, altre vennero tradotte dall’estero e tante furono quelle di autori russi (la sola casa editrice Slavia pubblicò 57 volumi nella collana “Il genio russo”). Si pubblicò di tutto, anche la “Storia della rivoluzione russa” di Trotskii. Ma non la letteratura violentemente antibolscevica. Da questo punto di vista il regime esercitò un rigoroso controllo editoriale: le pubblicazioni destinate al grande pubblico, seppure anche polemiche, non erano antibolsceviche; quelle più critiche erano poche, e pubblicate in collane specialistiche dalla scarsa diffusione.

Il regime fascista, bene informato dalla sua vasta rete consolare sulle deportazioni di massa e sulla carestia che all’inizio degli anni Trenta portò alla morte milione di contadini ucraini, adottò la strategia del silenzio. Sorprendendo e indignando i diplomatici italiani, Roma non utilizzò quelle informazioni né nella propaganda interna né in quella internazionale. L’epoca d’oro fra i due regimi fu quella tra la fine degli anni Venti e il 1935 (il culmine venne raggiunto nel 1933 quando si stipulò il Patto di amicizia, non aggressione e neutralità e ci furono i colloqui tra Mussolini e Litvinov). Poi mutarono.

Queste vicende vengono affrontate nell’incontro-dibattito “La Russia sovietica vista dall’Italia fascista”, che si terrà a Trento mercoledì 7 maggio, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55). L’incontro è organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale. Con questo incontro prosegue il ciclo “Gli spiriti della rivoluzione. La Russia e l’Europa”.

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4 commenti

  1. I dibattiti possono essere registrati e postati su youtube in modo che tutti ne traggon beneficio?

  2. Girello Destrorsi

    “In Italia, compagni, c’era un solo socialista capace di guidare il popolo alla rivoluzione: Mussolini! Ebbene voi lo avete perduto e non siete stati capaci di recuperarlo!”
    Lenin rivolto a Nicola Bombacci – 31 ottobre 1922 (3 giorni dopo la “marcia” su Roma)

  3. Prescindendo dalle diatribe fascisti-antifascisti che nulla hanno a che fare con l’ideologia, penso che il fascismo sia molto più assimilabile al comunismo che al nazismo e che l’opera politica dl Mussolini abbia avuto come scopo l’applicazione di tante idee comuniste all’Italia ma con degli adattamenti alla cultura italiana sapendo perfettamente, ad esempio, che non avrebbero certo attecchiti concetti come l’ateismo di stato, con uno Stato Vaticano così tanto presente nelle cose italiane; mi sto sempre più convincendo che non fosse per Mussolini L’unione Sovietica la nazione da combattere, ma forse con cui allearsi per potere scalzare via dal Medio Oriente angloamericani e francesi: Lui si adoperò, ad esempio per migliorare la marina di quella nazione, dando i piani particolareggiati delle classi Vittorio Veneto da cui sarebbero state poi impostate quelle quattro corazzate sovietiche ( le famose super Littorio, mai realizzate) nel tentativo di scalzare la potenza coloniale britannica , da lui odiate (non so fino a che punto, a torto) dal Medio Oriente (e non solo); penso che il suo gioco sia stato capito per tempo de Winston Churchill che brigò in tutte le maniere per alterare il gioco di alleanze e portarle a quelle che poi sarebbero state in guerra: Fantasia, quella mia? Può darsi ,

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