Ucraina, una partita che Mosca è destinata a perdere

Ciò che sta accadendo in Ucraina è ben di più di un semplice scontro che vede fronteggiarsi l’Ucraina e la Russia, o le potenze occidentali contro Putin.

Tralasciando quel che avviene in questi giorni, e quello che si potrebbe definire “effetto collaterale” dello scontro, si è di fronte a vere e proprie visioni diverse del mondo. La posizione geografica dell’Ucraina la pone esattamente a metà strada tra un mondo, quello russo, che porta con sé necessariamente delle consuetudini antiquate e sorpassate, e quello europeo che con i propri limiti è comunque ciò che di più avanzato possa esistere.

Mi spiego. La Russia è stata la culla di un ideale, quello comunista, che è durato a lungo e che le permetteva di primeggiare, rivendicando una supremazia anche morale rispetto agli altri. La “missione” che perseguiva è stata a lungo fatta propria dalla governance russa permettendo di sacrificare i diritti dell’individuo a favore di qualcosa che veniva proposto come superiore: il benessere della pluralità giustificava le limitazioni, anche se crudeli, imposte al singolo e la popolazione lo ha accettato, almeno fino all’implosione dell’Unione Sovietica. Da allora alla Russia manca una finalità spacciabile come missione morale.

L’Unione Europea, quasi senza accorgersene, ha invece assunto il ruolo di esempio per coloro che vedono nel diritto dell’individuo un credo vero e proprio. Certo, tutti ci lamentiamo dell’Unione Europea, della crisi economica, dell’egemonia della Germania e spesso ci dimentichiamo del perché abbiamo assunto questo tortuoso percorso comune. Fuori dai confini europei invece l’Unione Europea significa libertà, diritti inalienabili, limitazioni per lo Stato. Abbiamo tutti espresso il sentimento in qualche affermazione di vedere un assolutismo, magari illuminato, che finalmente mettesse dei limiti alla burocrazia, alla lentezza dell’azione statale, all’inefficacia, ma ben pochi di noi scambierebbero il loro status di cittadini europei per diventare cittadini di paesi dove la polizia impunemente blocca le persone per strada chiedendo tranquillamente delle tangenti, o dove la volontà di un Presidente o degli oligarchi potrebbe limitare senza grosso scandalo le proprie libertà fondamentali.

L’Europa, ed è questo il motivo per il quale nonostante i suoi limiti continuerà ad espandersi, rappresenta bene ciò che il sociologo Toynbee, in altri contesti, presentava come una potenza radioattiva, cioè capace di attecchire anche in ambienti esogeni a quelli in cui è nata. E’ portatrice di un’aggressione culturale che ormai da decenni assedia lo spazio ex sovietico e Putin, che è fine politico, ne è a conoscenza.

In Ucraina sta avvenendo uno scontro che, seppur giustificato ormai da cause contingenti diverse, e sviluppato da forze che non hanno certo tutto ciò in mente, rappresenta bene questa situazione. Come stato cuscinetto tra sfera di influenza russa ed europea è considerata da Mosca come l’ultimo baluardo prima dell’avanzata all’interno dei propri confini di questi valori che potrebbero prender piede inesorabilmente, trasformandola totalmente. Tale processo è inarrestabile, ma può essere procrastinato ed è ciò a cui mira Putin. L’Europa si è inserita nell’affaire ucraino con strumenti non propri quali la potenza geostrategica e l’appoggio ad una fazione ritenuta “più buona” dell’altra. Con queste armi la Russia è destinata a vincere: gioca meglio, e con maggiore sagacia. Ma se l’Europa saprà attendere, sarà vittoriosa, senza giochi sporchi e senza l’uso di metodi che non è capace di utilizzare. E’ solo questione di tempo.

Chi è Pietro Rizzi

Dottorando in Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Bergamo, collabora con l’OSCE/ODIHR come osservatore elettorale durante le missioni di monitoraggio in Est Europa. Redattore per East Journal, dove si occupa di Ucraina, Est Europa e Caucaso in generale. In passato è stato redattore ed art director del periodico LiberaMente, e si è a lungo occupato di politica come assistente parlamentare e consulente giuridico per comitati referendari. Ha risieduto, per lavoro e ricerca, a Kiev e Tbilisi.

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16 commenti

  1. “Ma se l’Europa saprà attendere, sarà vittoriosa, senza giochi sporchi e senza l’uso di metodi che non è capace di utilizzare”…..sei proprio sicuro di parlare dell’Unione Europea, quella di Barroso e Van Rompuy, che con gli USA ha appoggiato i nazisti a Kiev per far cacciare un presidente che, piaccia o meno, è stato democraticamente eletto? Mmmhhh……..

  2. Luca De Angelis

    Il mio commento arriva da Kiev e si unisce ad un applauso. Sono esattamente queste le motivazioni che hanno portato a Maidan e agli avvenimenti successivi. La cricca fascisto-kagebista di Mosca ha proprio paura della liberta’ individuale. Grazie per averlo messo per iscritto.

    • Sono curioso di sapere secondo quali parametri le istanze di Majdán Nezaléžnosti di Kiev sono vere, giuste, indipendenti e votate alla libertà mentre le proteste del Donbass e dintorni sono invece false, sbagliate, pilotate e votate alla sottomissione alla Russia.
      Io questa classica doppia morale non la capisco e non la condivido. Se la fanno i governi dell’UE o degli USA, che hanno degli interessi da tutelare, mi fa schifo ma posso anche comprenderlo. Ma che le persone sposino acriticamente queste tesi mi inorridisce.
      Io penso che in entrambe le piazze ci siano delle ragioni e dei torti. A Kiev il golpe è stato fatto materialmente dai fascisti di Svoboda e dai nazisti di Pravyi Sektor, il potere è finito nelle mani di Bat’kivshchyna che è un partito corrotto quanto se non di più di quello di Yanukovych’. Quindi è cambiato tutto ma in realtà non è cambiato nulla, e tutte le richieste della prima Majdán sono già state ampiamente tradite. Per prima Majdán intendo quella che mi hanno raccontato pacifica e piena di giovani di nobili speranze e ancora non inzozzata da tutta quella feccia fascista di cui sopra.
      Ad est, invece, è ovvio che si stia giocando una partita economica e geografica da parte della Russia. Una partita giocata con mezzi leciti e anche probabilmente con degli infiltrati che provengono dalla Federazione. Ma non si possono definire terroristi delle persone che protestano legittimamente contro la destituzione, mediante golpe, di un presidente eletto democraticamente in elezioni libere e riconosciute come tali da tutti, fino a l’altro ieri. Non si può dimenticare che nei giorni successivi al golpe si è cancellato il russo tra le lingue riconosciute in Ucraina e sono stati oscurati i canali Russi. Non si può dimenticare la vigliaccheria iconoclasta dei vari fascisti di cui sopra che hanno distrutto le statue di Lenin o i monumenti ai caduti dell’Armata Rossa. Tutto questo, agli occhi di un cittadino russ-ucraino, è stato visto come un’attacco alla propria persona, alla propria cultura e alla propria identità.

  3. Caro Pietro

    come promesso ti rispondo, e parlo solo a nome mio. Non sono d’accordo pressoché su nulla, ma soprattutto trovo sbagliato asserire che la Russia sia espressione di consuetudini antiquate e sorpassate. E che lo sia “necessariamente”. In tal modo sembri esprimere una visione eurocentrica che per nulla si cura del relativismo culturale – il principio per cui non esistono società o culture migliori, ma solo diverse – ed è anche un tantino arrogante.

    L’esempio del periodo comunista, tentativo fallito di modernizzazione in cui, però, la Russia aveva una missione “ideale”, non tiene in considerazione il resto della storia russa: la “missione” civilizzatrice della Russia nel Caucaso o nelle terre tatare; la Russia “antemurale” e salvatrice d’Europa contro Napoleone; cose che una lettura della storia eurocentrica può etichettare come “sbagliate”, come “reazione dell’ancien regime”, ma che rappresentarono (come per altri paesi europei) una motivazione ideale per l’azione dello Stato. Insomma, la Russia non è solo il periodo comunista. Da sempre porta (ed esporta) valori propri che – anche se non li condivido – non trovo meno validi di quelli che le si sono opposti.
    Quando quei valori sono stati imposti a società che non li volevano, quelle società li hanno combattuti. Per la stessa ragione oggi la Russia ha diritto di combattere contro l’imposizione di valori non propri.

    Ancora: questa Europa delle libertà dell’individuo è cosa piuttosto recente. Diciamo una settantina d’anni in tutto, con in mezzo i totalitarismi (ah, la libertà europea, che bella cosa!). Prima l’Europa era un insieme di stati autoritari, dove i cittadini contavano come il due di coppe, e il fatto che ci siano stati esempi o tentativi di emancipazione politica (penso al 1848 o al 1789) non significa che l’Europa fosse la patria della libertà. Anzi, tali tentativi di emancipazione testimoniano il contrario. Da europeo non mi metterei a fare la lezioncina a chi non è democratico ed emancipato come noi.

    Dopo la seconda guerra mondiale l’Europa ha costruito democrazie avanzate, pur perfettibili, basate sulle libertà individuali in cui garantire diritti sociali e civili. Ma questi diritti non li ha realizzati l’Unione Europea, c’erano e ci sarebbero stati anche senza. Non capisco questa tua apologia dell’Unione Europea alla quale attribuisci meriti non suoi.

    Per queste ragioni trovo quanto scrivi contrario ai valori europei che dici di sostenere. Spero che quei valori non trionfino: sono i valori dell’eurocentrismo e della superiorità morale che per secoli hanno insanguinato il mondo. Sono i valori di chi non accetta i valori altrui, di chi rifiuta il relativismo culturale, di chi si sente “migliore” e quindi in diritto di imporre i propri valori ad altri. L’idea di essere “migliori” in Europa e fuori Europa ha fatto troppi disastri. Direi che è ora di smetterla.

    L’ottimismo sull’Unione Europea, sui suoi valori, della bontà della sua opera civilizzatrice, lo trovo ingenuo. Il nostro continente sta attraversando una fase di riduzione progressiva delle libertà – qualcuno attribuisce parte della colpa alla stessa UE e alle sue politiche economiche, forse non a torto – e direi che abbiamo molto da lavorare in casa nostra prima di andare dal vicino a dirgli che casa sua è brutta. La questione sull’Ucraina è -come dici tu- un’altra questione. La questione che poni è sui valori, ed è quella che contesto.

    Quanto ti scrivo è la mia opinione, non vuole essere un atto d’accusa è ovvio. Spero che possa essere occasione di confronto, tenendo sempre ferma la stima nei tuoi confronti. Un caro saluto

    Matteo

    • Cosa ci sia di nobile nell’aggressione russa all’Ucraina alas Georgia alla Cecenia nelle leggi contro la libertà di informazione e di espressione nell’annesdione dell’ossetia del sud e nell’abkzia nel fomentare disordini in transnistria e repubbliche baltiche non è dato sapere secondo la nostra visione eurocentrica. Invece ha senso nella visione euroasiatista del governo russo e come tale si esclude dai principi della civiltà europea che trae origine dal pensiero giudaico cristiano.qui è la differenza tra l’Ucraina che ha deciso di rimanere ancorata a questa storia e la russis di putin che vuole l’Ucraina ricacciata nel mondo euro asiatico del quale l’unione doganale con kazakistan birlorussia ed Armenia era un’anticipazione

      • E cosa ci sta di nobile nel sostenere l’UCK (che fino ad allora veniva considerata un’organizzazione terroristica) per poter costruire la più grande base NATO in Europa? E’democratico negare la cittadinanza a quelle centinaia di migliaia di Russi etnici e membri di altre etnie che si sono trasferiti in Estonia e in Lettonia negli anni della dominazione sovietica e la cui unica colpa era di non avere imparato le lingue locali in un’epoca in cui bastava sapere il russo? E’nobile occupare un teatro a Mosca e una scuola in Ossezia del Nord prendendo in ostaggio chi vi si trova dentro? E’democratico sostenere un governo nato da quello che di fatto è un colpo di Stato solo perché quello regolarmente eletto (guidato da un magnaccio corrotto, certamente, ma non è che gli altri siano meglio di lui…) non ci piace perché ci ha disobbedito?

    • “Da sempre esporta valori propri” … peccato che il più delle volte gli importatori non sono d’accordo

    • Accidenti, questa è al più sbalorditiva conversione dai tempi di San Paolo ! Matteo folgorato sulla strada di Mosca 😉

      • Caro Vlad

        non sono così bianco o nero come pensa, alla fin fine. E su alcune cose che lei scrive nei suoi commenti sono anche d’accordo. Non sono un “fan” del putinismo ma non nemmeno anti-russo! 🙂

        Matteo

  4. Caro Direttore, caro Matteo, cari tutti,
    devo delle spiegazioni, a quanto pare, e non mi sottraggo. Le “consuetudini antiquate e sorpassate” del mondo russo alle quali mi riferisco sono la corruzione, il despotismo, l’assoluta inesistenza della divisione dei poteri: chiunque ha vissuto o è stato in quei paesi non può non averne provato la pesante esistenza. Non mi permetto di parlare di culture: ognuno ha la propria e sarei pretenzioso a dire quale sia la migliore, ma certamente alcune consuetudini – e la parola non è casuale – sono migliori delle altre e ciò è dimostrato dalla continua domanda che deriva dai paesi che pur essendo a conoscenza di quel che avviene in Europa vogliono far parte di questo percorso comune. La vedo un po’, mi si passi l’esempio semplicistico, come la legge della domanda e dell’offerta: sono molto di più coloro che vogliono entrare in UE di coloro che vogliono uscirne (realmente….non a parole, sia chiaro!) e soprattutto sono di più di coloro che vogliono entrare nella sfera di influenza russa. Mi è stato fatto presente, da voci autorevoli, che anche la Russia esercita una forte attrazione culturale….la domanda che pongo è: verso chi? ci sono stati che al confine tra la sfera di influenza russa ed europa hanno lasciato l’orbita europea?! sia chiaro, parliamo di stati che appartenevano ad un mondo e sono passati ad un altro: io ne conto solo nello spazio ex sovietico che hanno puntato a diventare parte dell’UE, non il contrario. E’ la storia degli ultimi venti anni che parla in questo caso.
    Mi viene obiettato che la Russia ha portato avanti missioni che superano le idee comuniste: tutte vere, ma- cito- “la “missione” civilizzatrice della Russia nel Caucaso o nelle terre tatare” non era forse un’imposizione della propria cultura e della propria sovranità? non ho detto che l’EU sia inferiore della Russia, mentre la Russia in quei casi asseriva di essere superiore rispetto alle regioni conquistate, e basta parlare con qualsiasi persona di nazionalità russa per comprendere che le nazionalità appartenenti all’area ex sovietica sono considerate inferiori.
    I valori esportati dalla Russia sono li stessi che gli stati dell’UE hanno esportato a lungo: la differenza è che l’UE, intesa come limitazione della sovranità dei singoli stati, ha posto dei limiti, mentre la Russia continua a provare ad esportarli risultando anacronistica!
    Mi si dice che l’UE impone dei valori, o prova ad esportarli: lo ha fatto in Ucraina, ed è proprio ciò che nel mio articolo ho criticato e che soprattutto trovo poco valido. Ma al di fuori di casi limitati l’UE non esporta i suoi valori, sono gli stati limitrofi ai suoi confini che ne aderiscono, anche a costo di sottoporsi a controlli esterni a lungo e di limitare la propria sovranità: ecco la grossa differenza, l’UE non impone, mentre per la Russia non mi sembra si possa dire la stessa cosa. Un processo spontaneo, quello europeo, contro un processo imposto come quello russo (in casi come quello georgiano, o ceceno).
    Dici che “l’Europa delle libertà dell’individuo è cosa piuttosto recente”: chi dice diversamente?! non mi voglio certo rifare ad Adamo ed Eva, ma nello stato attuale delle cose questa Europa delle libertà dell’individuo è la forma più avanzata che esista e, per quanto perfettibile, trovo che sia già una conquista. Lezioncine?! ma a chi?! non siamo noi ad esportare forme democratiche se non sbaglio: è proprio ciò che caratterizza il soft power e cioè che non si esporta e ripeto che quando abbiamo provato ad esportarlo, vedi l’Ucraina del Maidan, l’abbiamo fatto senza grandi capacità! Concretamente: Matteo, se hai vissuto in Russia o in stati ex sovietici saresti disposto a rinunciare alla tua cittadinanza europea per acquisire quella di uno di quei paesi? ecco…questa domanda se la fanno anche tutti coloro i quali, avendo visto come funzione in Europa sono poi tornati nei loro paesi di origine.
    Affermi che l’Unione Europa è composta ma non è fautrice di democrazie avanzate, pur perfettibili, basate sulle libertà individuali in cui sono garantiti diritti sociali e civili. D’accordo in alcuni casi, per quanto riguarda i paesi fondatori dell’UE, ma in disaccordo per gli stati che sono diventati parte dell’UE successivamente: certo, gli stati hanno dovuto affrontare percorsi democratici da soli, ma l’entrare in Europa ha significato limitare la propria sovranità, accettando, nel bene o nel male, di avere qualcuno sopra di sé a controllare che certi limiti non fossero superati. Ecco che stati o che vent’anni fa erano economicamente, giuridicamente e storicamente simili a stati quali l’Ucraina sono oggi democrazie affermate senza guerre civili al proprio interno. E’ un caso?! forse, ma le coincidenze mi sembrano eccessive! Finora nessuno è tornato indietro dall’appartenenza all’UE… mi sembra molto e la stabilità di cui è portatrice dovrebbe farci riflettere.
    Mi sembra subdolo mettermi in bocca parole come “eurocentrismo” e “superiorità morale”: non sono eurocentrico e non reputo l’Europa superiore moralmente, ma mi baso sui fatti e cioè che con i grandissimi limiti europei su numerosissimi fronti, siano essi economici o sociali, alcuni traguardi che abbiamo raggiunto sono ammirati ed apprezzati e spesso anche invidiati!
    Ottimismo sull’Unione Europea non è un argomento che solitamente faccio mio: sono fortemente euroscettico, ma quei pochi traguardi sotto alcuni aspetti fondamentali quali quelli dei diritti fondamentali, mi sembra opportuno sottolinearli e sia chiaro: non vado in casa altrui a farli presenti, sono gli altri che vengono a chiederci come fare a copiarci, anche perché essi portano, nonostante le crisi economiche di questi anni, benessere economico.
    La questione ucraina è ben altra cosa, ne sono consapevole, e l’Europa non è più questione del contendere a differenza dei primi giorni delle proteste sul Maidan, però l’aggressione culturale involontaria dell’Europa rispetto a questo grande stato al confine tra nodo russo ed europeo è cosa di fatto: se in circa vent’anni la situazione è passata da un paese che era chiaramente in orbita russa ad un paese dove l’Europa è ricercata da buona parte della popolazione è forse opportuno ragionarci!!!
    Grazie per l’occasione datami per spiegarmi. Con la stessa immutata stima che ho per te, caro Direttore, ti saluto cordialmente,

    Pietro

    • Il limite della tua posizione sta nel fatto che è puramente ideologica, e in quanto tale prescinde dalla realtà. E’ un abbaglio che voi occidentalisti prendete sistematicamente, quello di ritenere che l’occidente sia un modello al quale il resto del mondo aspira ad omologarsi. E’ lo stesso errore fatto con le “primavere arabe”, scambiate per movimenti democratici filo occidentali, quando era chiaro trattarsi di rivolte islamiste anti occidentali. A Kiev la nemesi ha colpito ancora. Quella che è una rivolta nazionalista dallo spirito decisamente aggressivo e reazionario, viene scambiata per una rivoluzione democratica per l’Europa. Le bandiere europee sono sparite da tempo dall’Ucraina, erano solo uno specchietto per le allodole, e anche gli slogan sono tutti nazionalisti, la parola democrazia non viene pronunciata mai a Kiev. Quanto all’affermazione che la Russia non eserciterebbe attrazione sui paesi vicini, sta giusto per nascere l’Unione Eurasiatica, alla quale aderiscono mezza dozzina di repubbliche che hanno declinato l’offerta occidentale e hanno scelto la partnership con Mosca. Inoltre secondo recenti sondaggi la maggioranza dei Moldavi preferirebbe la Russia all’UE, e pure in Ucraina la popolazione è quantomeno spaccata in due. In Russia (dove vivo) l’occidente ha smesso da tempo di essere un modello. Lo è stato fino a qualche anno fa, ma adesso i russi hanno riscoperto la loro peculiarità e non hanno più alcun complesso. Quanto agli ucraini, nell’UE non vedono la democrazia (alla quale sono interessati solo una minoranza di intellettuali di Kiev) ma una mucca da mungere.

  5. Personalmente credo che la partita che la Russia ha deciso di giocare sia complessa e rischiosa. Anche sul piano geopolitico e militare. Scrivo da Kiev come Luca De Angelis e vi posso assicurare che il sentimento nazionale ucraino è ben vivo. Ripetere una seconda Crimea nel Sud Est sarà impresa impossibile. Non si faranno fare ancora una cosa del genere. Di conseguenza la Russia è di fronte alla GRAVISSIMA decisione di invadere l’Ucraina, ovvero di fare una guerra convenzionale sul terreno. Se tale guerra si limiterà alla conquista di qualche Oblast sarà una sconfitta geopolitica. Ne nascerà un’Ucraina occidentale anti russa e filo NATO. Se poi dovessero decidere di conquistare tutta l’Ucraina, allora si troverebbero a combattere una popolazione ostile e a mettersi nelle condizioni di avere gravissimi contraccolpi economici. Mi dispiace, la strategia di Putin rischia di essere suicida. A meno che non abbia la convinzione che l’esercito ucraino si rivolterà contro il suo governo e farà un bel colpo di stato pro Russia. In tutti gli altri casi Putin rischia una sonora sconfitta.

  6. Vorrei solo aggiungere qualche elemento di riflessione e avere conforto da quanti si trovano in loco.
    Non diamo un po’ troppo scontato che l’opinione russa sia così compatta dietro queste ventate neoimperialiste putiniane? Certo Putin canta una canzone che al momento piace molto, riempie d’orgoglio i nostalgici e i reduci di qualsiasi cosa, titilla le derive ultranazionaliste e tradizionaliste, fa balzi storici recuperando e reinterpretando a suo uso e consumo e con disinvoltura le tradizioni e i sapori della Russia zarista e ha anche ridato spazio e visibilità alla chiesa ortodossa. Si è pure consentita agibilità politica ad un personaggio come il vicepresidente della Duma russa, Vladimir Zhirinovsky e il suo partito, ultranazionalista, panslalvista e rozzamente antifemminista, omofobo e antisemita. Certo poi ci sono gli interpreti più sottili del rinnovato Conservatorismo Imperiale Russo, come Alexander Dugin e il suo Euroasiatismo. Ma tutto questo incredibile cocktail di rimandi e richiami nasconde la decisione di abbandonare una vera politica di modernizzazione (e non intendo solo in ambito produttivo/industriale) e l’adagiarsi sul peggio della vecchia Unione Sovietica: una società dominata dalla corruzione, dal fatalismo, dall’arrangiarsi al cui vertice si è insediata una cricca di oligarchi parassiti nata e cresciuta cannibalizzando le dismissioni del paradiso sovietico.
    Detto questo e dando per scontato che non riesca l’operazione di destabilizzazione del governo di Kiev, sicuramente il Donbass non sarà la passeggiata crimeana, allora bisognerà vedere come reagirà l’opinione pubblica russa ai primi morti, al fatto che i fratelli ucraini sparano addosso ai liberatori, al fatto che il governo fascista di Kiev non si squagli o non venga rovesciato da festanti insorti, alla prospettiva di una campagna anche solo di qualche settimana….L’Ucraina non è la Crimea, men che meno la Georgia…
    Secondo ordine di considerazioni. L’economia russa, rinunciando ad una vera modernizzazione, che avrebbe significato la creazione di una struttura industriale diversificata e estesa, è sempre di più monodipendente dall’esportazione delle materie prime, e principalmente di quelle energetiche. Estrazione e esportazione di quest’ultime ormai esclusivamente in mano pubblica, sub specie boiardi ammanigliati al gruppo di potere del Kremlino. Se nell’immediato questo risulta facile, conveniente e vincente, alla lunga potrebbe fornire dei piedi d’argilla al colosso putiniano. Se è vero che l’EU dipende per il 30% dal gas russo, è altrettanto vero che non è facile trovare un altro cliente di tale spessore, e il gas non lo possono dar da mangiare ai comuni cittadini… I costi della politica neoimperialista stanno lievitando enormemente: solo la ri-russificazione della Crimea si sta rivelando un buco nero dove i miliardi (di dollari) si rincorrono come noccioline (mentre gli eventuali benefici economici si vedranno, forse, fra anni….). La politica di modernizzazione e riarmamento militari, finanziate dalle royalties del gas, potrebbero essere in futuro ancora più pesanti, distorcendo e stressando sempre di più il fragile tessuto economico ed industriale russo. E notazione finale: cosa faranno i poveri boiardi di stato se verranno “sanzionati” i loro sudati risparmi depositati prudenzialmente all’estero lontani dalle sgrinfie e dai mutevoli umori dell’attuale autocrate del Kremlino?
    Vedremo come la Russia verrà fuori da questo cul de sac.

  7. Vede signor Pietro Rizzi, ex presidente americano Bush senior assicurò Gorbatschow che la NATO non si sarebbe espansa verso est! L’allora ministro degli esteri tedesco Hans Dieter Genscher ha confermato ultimamente che quest’assicurazione è stata data.
    Putin non aveva nessun’altra scelta. Per la Russia l’occidente non è più credibile. L’Ucraina sarebbe diventata in un modo o nell’altra parte della NATO anche se la Russia non avesse annesso la Crimea!
    Addirittura ex cancelliere tedesco Schmidt comprende la reazione della Russia.
    Ma indipendentemente dai punti di vista una cosa rimane a mio avviso la più importante.
    La Russia è che si voglia o no parte del continente europeo.
    Una vera politica che garantisca sicurezza all’Europa è fattibile solo lavorando “con” e non “contro” la Russia.
    Tutte le forme di strategie o modelli che non coinvolgano la Russia falliranno.

  8. Buon giorno a tutti. Mi presento: sono un semplice cittadino che si ritiene critico e vuole farsi un’opinione sua. Osservo la situazione dell’Ucraina da quando Westerwelle ex ministro degli esteri tedesco tenne un comizio sulla piazza di Maidan.
    Noto che qui in questa sede scrivono molte persone interessate e a quanto sembra preparate.
    Ciò nonostante ho dei grandissimi dubbi.
    Penso che siamo tutti d’accordo se sono dell’opinione che “tutti i fatti devono esser messi sul tavolo” affinché si possano trarne le dovute conclusioni.
    Inoltre:
    Il citare solo i fatti che avvallano la propria opinione, è pura propaganda.
    Il non poter o voler approfondire la ricerca nella dimensione della molteplicità degli eventi è dilettantismo.

    Ritornando alla crisi Ucraina desidero far notare che:
    Non può esistere una legalità basata sull’illegalità.
    Nel 1954 Krusciov regalò la Crimea all’Ucraina terra e popolazione inclusa senza chiedere a questa se volesse esser regalata! Questo a mio avviso fu un atto contrario al diritto internazionale e quindi illegale.
    In seguito (da quello che ho letto) in trattati bilaterali la Russia accettò che la Crimea facesse parte dell’Ucraina fintantoché questa rimarrà amica e partner strategico della Russia.
    Ne deduco che la Crimea è sempre stata terra russa.

    • Caro Gino, ne deduce male: la Crimea è stata russa solo dal 1783, quando fu conquistata dallo zar mettendo fine a 400 anni di Khanato tataro, al 1954 quando Krusciov la trasferì (non la “regalò”) a Kiev. 181 anni che non bastano certo a sostenere che sia “sempre stata terra russa”. Il popolo originario della crimea non sono i russi, ma i tatari, di cui abbiamo parlato in passato (https://www.eastjournal.net/tatari-il-popolo-della-crimea/40529) e la cui consistenza è stata decimata durante il periodo russo e sovietico da una politica di colonizzazione russa della Crimea e di deportazione dei tatari in Asia centrale, da cui poterono rientrare solo negli anni ’90 (qua trova un grafico sull’andamento democrafico di russi, ucraini e tatari in Crimea nel ‘900: http://static2.businessinsider.com/image/53259cee69beddd24c5495fa-593-768/rtr3h4hz.jpg)

      Il trasferimento all’Ucraina, inoltre, fu materia di amministrazione interna dell’Unione sovietica (certo non “democratico” per le nostre categorie di oggi, ma d’altronde cosa c’era di democratico in URSS?) e quindi non rileva per il diritto internazionale. Ne rileva invece oggi l’occupazione ed annessione russa, poiché Mosca aveva riconosciuto in una serie di trattati bilaterali e multilaterali (1975, 1991, 1994…) il principio d’inviolabilità dei confini in Europa, compresi quelli delle repubbliche sorte dalla dissoluzione dell’Unione sovietica – di cui, ricordiamo, la Russia è solo uno e non l’unico stato successore.

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