UCRAINA: Altri incidenti a Sloviansk. L'occidente deve fare un passo indietro

Gli incidenti di Sloviansk

La tregua pasquale in Ucraina è stata presto interrotta da uno scontro a fuoco presso un posto di blocco dei separatisti a Sloviansk. Tre separatisti filorussi sono rimasti uccisi, un morto invece si registra nel campo avverso che-  secondo Russia Today – sarebbe stato un commando di ucraini organizzato da Pravy Sector, il gruppo di estrema destra extraparlamentare che si guadagnò la ribalta delle cronache durante le proteste di piazza Indipendenza a Kiev. I dettagli della vicenda non sono chiari, e le parti in causa si rimpallano le responsabilità dell’accaduto. Secondo i Servizi di sicurezza ucraini si tratta di un incidente ideato e realizzato a tavolino dai filorussi, per creare un precedente atto a scatenare una reazione di Mosca, una specie di Golfo del Tonchino in versione contemporanea.

Qualunque sia la vera natura dell’accaduto, è chiaro che lo stillicidio di incidenti e provocazioni che ormai da alcuni giorni si verifica nella zona non potrà che aggravare la tensione già in atto. Quanto sta avvenendo dovrebbe far riflettere le parti in causa, e principalmente le grandi potenze occidentali coinvolte nella crisi, al fine di trovare una soluzione equilibrata prima che la situazione precipiti definitivamente. E’ chiaro che, in questa delicata congiuntura, di un eventuale tracollo della situazione beneficerebbe solo Mosca, che non è da escludere stia operando proprio in tale direzione.

Per Putin l’Ucraina è parte irrinunciabile del mondo russo

Vladimir Putin è convinto – forse non a torto – che la rivolta del Maidan, che ha portato alla caduta del presidente Yanukovich, sia stata ispirata e sostenuta dall’occidente. La sua sarebbe quindi una “reazione” e non una “aggressione”. In questo modo, usando  metodi simili a quelli che hanno consentito la caduta del regime ucraino, sta destabilizzando gravemente le regioni orientali del paese confinante, per poter probabilmente giungere a una situazione simile a quella della Crimea, ovvero ottenere un pronunciamento referendario favorevole all’incorporazione di quelle regioni nella Russia, o una situazione di instabilità prossima alla guerra civile, in cui poter intervenire con funzioni di apparente peacekeeping.

La posta reale in gioco è comunque quella dell’intera Ucraina, e non solo di alcune sue parti, che possono esserle strappate in corso d’opera: Putin ritiene l’Ucraina parte costitutiva ed essenziale del mondo russo e della sfera d’influenza russa. La storia gli dà ragione, e la pretesa eventuale da parte dell’occidente di estendere la propria influenza all’Ucraina, risulta troppo ardita e pericolosa. L’idea che l’Ucraina possa un giorno entrare a far parte della Nato è contraria a una logica di rispetto delle sfere d’influenza che ha assicurato la pace in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

L’occidente dovrebbe favorire la neutralità dell’Ucraina

L’occidente dovrebbe garantire che il paese possa collocarsi in una sfera di neutralità, dando garanzie che in nessun caso possa un giorno entrare a far parte della Nato. Economicamente l’Ucraina è legata a doppio filo alla Russia, e dunque in ogni caso la sua esistenza è legata a quella del più potente vicino. Identità culturale e storica rendono i due paesi parte di un’unica koinè, da cui l’occidente è sostanzialmente lontano. La Russia, ed il suo Presidente, non rinunceranno mai alla loro influenza sull’Ucraina, e la semplice idea che la Nato possa arrivare sino a Kiev è semplicemente intollerabile.

Dunque l’occidente deve sapere che la Russia è disposta a qualsiasi cosa per mantenere il controllo sull’Ucraina. Qualsiasi cosa. Le modalità con cui si eserciterà questa volontà di controllo sono ancora da appurare, e sono legate alle circostanze in evoluzione. Ma per il bene dell’Ucraina è necessario che l’occidente si renda conto della gravità della posta in gioco e della risolutezza dell’avversario. In caso contrario, l’Ucraina, il cui diritto di scegliersi presto un governo autonomo senza protettorati esterni è sempre più messo in discussione,  può scivolare verso la catastrofe.

Chi è Giovanni Catelli

Giovanni Catelli è nato a Cremona. Autore di prosa e poesia, i suoi racconti sono apparsi sul sito letterario Nazioneindiana, sulla Nouvelle Revue Francaise, sul Corriere della Sera e sulle riviste L’Indice, Diario, L’Immaginazione. I suoi libri sinora pubblicati sono: In fondo alla notte (Solfanelli, 1992), Partenze (Solfanelli, 1994), Geografie (Manni, 1998), Lontananze (Manni, 2003), Treni (Manni, 2008). Geografie, con una prefazione di Franco Loi, è stato tradotto in Ceco, Russo e Ucraino. Altri racconti sono stati tradotti e pubblicati in Ceco, Slovacco, Russo e Finlandese. Collabora con l'Indice dei Libri, la rivista praghese Babylon e dirige Cafè Golem, la pagina culturale di Eastjournal.net.

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10 commenti

  1. Salve

    Ho notato che quando pubblicate opinioni che non riflettono quelle della redazione lo scrivete. Questo testo pertanto riflette l’opinione della redazione?

    • Gent. Claudio

      lei ci segue da tempo e sa che le opinioni della redazione sono molte. Quando un articolo di opinione non proviene dalla redazione e non corrisponde a nessuna delle opinioni presenti in redazione, allora segnaliamo la cosa. Questo articolo non rappresenta l’opinione di tutta la redazione ma ci sono elementi che alcuni di noi condividono. Fa quindi parte delle opinioni che possiamo dire “nostre”. Ma il plurale è fondamentale, non abbiamo una sola opinione di redazione e ogni articolo che pubblichiamo e frutto di dibattito e compromesso. Un saluto

      Matteo

  2. L`analisi e` attenta, imparziale e condivisibile. L`talia non ha nulla da guadagnare dall`acuirsi della crisi e dall`emarginazione della Russia. Gli Americano forse. Speriamo che alla fine prevalga il buon senso e la pace: e che anche la nostra politica internazionale inizi asegnare le distanze da chi ha sofficato sul fuoco di Maidan. Valentino Lo Curto

  3. Condivido totalmente l’opinione di Giovanni Catelli.
    É stato un gravissimo errore politico occidentale appoggiare i movimenti antirussi per scatenare la crisi che ha poi costretto alle dimissioni il presidente ucraino legittimamente eletto. Se qualcosa del genere l’avesse fatto la Russia in uno qualsiasi dei paesi dell’est europeo avremmo gridato tutti al colpo di stato, ma siccome é l’occidente che fa questo in Ucraina allora va bene. Non si capisce perché le proteste filo-europee sarebbero state genuine ed ora quelle filo-russe sarebbero azioni terroriste. Certa stampa europea dovrebbe vergognarsi di propinarci queste storie. Cosí come l’occidente si é infognato in questa inqualificabile vicenda ora deve venirne fuori altrimenti tutti noi pagheremo un prezzo molto alto, non solo gli ucraini. L’Italia in particolare deve fare attenzione perché un’alta percentuale delle nostre forniture di gas arrivano dalla Russia. La linea politica del nuovo presidente dell’Eni (mi domando poi quanto sia indipendente) di rifornirsi dagli USA rischia di farci pagare il gas un 20-30% in più. E questo é solo l’inizio.

  4. claudio vito buttazzo

    Vedo che siete rinsaviti. E’ una buona cosa.

  5. Sinceramente non ho mai visto la seria risoluzione di una crisi se una delle due parti “cala le braghe” e l’altra trionfa su tutta la linea. Cerchiamo di riepilogare. L’Ucraina, dall’indipendenza in poi, ha avuto fasi filo occidentali e fasi filo russe (ultima quella di Yanucovich iniziata a febbraio 2010). Durante le ultime fasi filo occidentali la Russia ha sempre cercato di influire sui governi di Kiev e la situazione sul campo le ha sempre permesso di volgere la situazione a suo favore. In particolare le economie occidentali non avevano, come non hanno oggi, una situazione tanto florida da poter sostenere Kiev in caso di cessazione delle forniture di gas russo. Chi è stato in Ucraina conosce lo stato dei fabbricati, l’inefficienza termica degli stessi, l’abitudine di stare in casa a + 25 e in pantaloni corti in pieno gennaio. In sostanza far pagare alla devastata economia ucraina il gas a prezzi occidentali era ed è IMPENSABILE. Oggi non mi pare che la situazione sia diversa dal passato. Questa volta però la Russia si è comportata diversamente. In primo luogo bisogna capire perché Yanucovich non abbia soffocato nel sangue la rivolta di Piazza Indipendenza. Tutti sanno che con qualche centinaio di morti in piazza e una ventina di blindati giù per il vialone che la collega alla Tarasa Shevchenka sarebbe finito tutto. Certo sarebbero seguite sanzioni occidentali e casini diplomatici, ma NESSUNO sarebbe entrato in guerra per Kiev. Perché Yanucovich non ha reagito?? Suggerimento russo o sua volontà di non spargere sangue?? Dal successivo comportamento da satrapo in esilio sembrerebbe valida la prima ipotesi. Passato Yanucovich all’esilio di Rostov sono iniziate le azioni di infiltrazione sul territorio ucraino di forze speciali russe. La Crimea, come qualsiasi mente pensante ha certo intuito, è stata la prova generale. Vista la totale mancanza di reazione da parte dell’Ucraina e del mondo si è passati ad una infiltrazione su più larga scala. Ora mi pare evidente che l’obbiettivo di Mosca sia la caduta del governo di Kiev. Se questo accadrà gli occidentali non potranno certo intervenire. Sarà però probabile la reazione armata o terroristica dell’Ucraina occidentale. A quel punto il successore di Yanucovich dovrebbe sporcarsi le mani molto più di quanto lo stesso non avrebbe potuto fare a febbraio. In sostanza per la Russia non saranno rose e fiori. Se poi l’operazione di far cadere il governo di Kiev fallisse l’Ucraina dovrebbe comunque, per non affondare, mantenere saldi rapporti economici con la Russia. Dovrebbe trovare i soldi per pagare il gas, come avrebbe dovuto, se non ci fosse stata l’annessione, mantener fede agli accordi sottoscritti da Yanucovich in merito alla permanenza delle basi russe in Crimea. Domanda: ma se la Russia ha in mano il grimaldello economico per controllare l’Ucraina, cosa ha scatenato la politica aggressiva di Mosca?? Hanno veramente avuto paura di una Ucraina in mano a Svoboda e Pravi Sektor?? In verità questi movimenti, in presenza di regolari elezioni su tutto il territorio (Crimea e sud est compresi), non avrebbero MAI prevalso. Possono invece prevalere se alle prossime elezioni in certe aree non si voterà. In sostanza anche i russi rischiano di essersi “infognati”. Questo a Washington lo sanno. In Europa un po’ meno ed infatti l’Europa politicamente non conta nulla. Di conseguenza per evitare il disastro sarebbe necessario che le aree occupate dai filorussi passassero sotto il controllo di una forza neutrale di interposizione. Indi che si facessero libere elezioni su tutto il territorio ucraino (compresa la Crimea se il diritto internazionale non è carne di porco). Che si procedesse poi al varo di una costituzione federale che, con USA e Russia quali garanti, mettesse le basi per una Ucraina smilitarizzata e neutrale. A me pare invece che a questo punto la Russia, dopo i facili successi in Crimea e la luna di miele tra Putin e l’opinione pubblica interna, si sia pericolosamente ingolosita. Questo porterà certamente al disastro in quanto gli USA, che non sono l’Europa, saranno pronti a sostenere (in modio indiretto sia chiaro) ogni azione da parte degli ucraini occidentali . Questo perché hanno ben chiaro che, se la partita si chiudesse con l’annessione alla Russia del Sud Est e con la nascita di una piccola Ucraina filo NATO e anti russa, per loro sarebbe un successone.

  6. Concordo pienamente con le osservazioni di Massimo.
    L’articolo di Catelli si basa su un assunto: la Russia ha diritto ad uno spazio imperiale, ha diritto a tutelarsi e tutelare le minoranze russe o russofone ovunque siano, ha diritto a cancellare le conseguenze dello sfascio dell’Unione Sovietica e riconquistare il suo vero posto al sole.
    Le considerazioni sui russi all’estero sono puramente strumentali: bisogna ricordarsi delle politiche di discriminazione etnica che i (russi) sovietici hanno applicato per cinquant’anni non solo in Ucraina, ma anche nelle repubbliche baltiche e nel Caucaso. e la pesante opera di russificazione non solo culturale (es. l’imposizione dell’uso dell’alfabeto cirillico ai moldavi per distinguerli dal resto dei rumeni) ma anche economico. Le industrie pesanti era comunque appannaggio delle maestranze russe che venivano fatte affluire (qualcuno direbbe che vennero deportate) da altri parti della Russia proprio per annacquare o spezzare una compattezza etnica indesiderata. Ai locali venivano lasciata l’agricoltura inquadrata nei Kolchoz o peggio ancora nei sovchoz, dopo aver distrutto la classe dei kulaki. Intorno al 1924 Stalin ordinò sistematiche eliminazioni fisiche e deportazioni di massa nei campi di lavoro e in milioni pagarono questa loro presunta agiatezza. E l’Ukraina storica, il granaio d’Europa, pagò pesantemente le collettivizzazioni di Stalin.
    Circa poi la presenza a Kiev di gruppuscoli ultranazionalisti e/o fascisti, questo fa parte della dinamica politica interna ukraina e non credo che i russi possano tanto arricciare il naso visto personaggi come il vicepresidente della Duma russa, Vladimir Zhirinovsky e il suo partito…..
    Il perché proprio ora Putin abbia deciso questo esercizio muscolar-imperiale non è chiaro: ragioni interne? (vedi Matteo Zola RUSSIA: In Ucraina sta andando in scena la crisi del putinismo), paura di una Maidan sulla Piazza Rossa? Si e no. L’attuale crisi economica mondiale sta avendo serie ripercussioni sull’economia russa, che si salva solo per le sue materie prime, in primis i prodotti energetici. Guarda caso la cricca di oligarchi che sta intorno a Putin ha le sue basi di potere economico proprio nel settore energetico, d’altronde l’unico vero punto di forza dell’economia russa. Quindi ai “petrolieri” russi non interessa veramente una modernizzazione o una diversificazione dell’economia russa, interessa solo di poter continuare a fare i loro redditizi affari e magari allargarli. Che il governo spenda sempre più in armamenti, che i generali siano finalmente di nuovo contenti, che l’opinione pubblica si ubriachi di roboanti dichiarazioni nazionaliste, va benissimo, purché siano salvaguardati i loro interessi.
    Yanucovich era diventato un satrapo inefficiente e inaffidabile, forse più interessato a salvaguardare il suo gruzzolo in patria e all’estero che a curare e a perseguire gli interessi del Kremlino russo.
    Non penso che corriamo il pericolo di “morire per Danzica”. Certo noi europei (e noi italiani) dovremmo almeno cercare di capire che i russi (come chiunque altro) non fanno niente per niente e tranne le debite conseguenze.

  7. Il Partito Comunista d’Ucraina celebra Lenin

    Per celebrare il 144° anniversario della nascita di Lenin, una delegazione del Partito Comunista d’Ucraina ha portato dei fiori alla statua del grande rivoluzionario che si trova nei pressi della fabbrica “Bolshevik” di Kiev.

    Durante la cerimonia, Petro Simonenko, segretario del Partito Comunista d’Ucraina, ha ricordato che “senza Lenin non esisterebbe l’Ucraina moderna”, in quanto i territori ucraini erano parte dell’impero zarista.

    Solo con la creazione dell’URSS infatti venne costituita la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina che peraltro godeva di ampie autonomie.

    Le celebrazioni di oggi testimoniano che i comunisti ucraini non cedono alla repressione.

    Seby Midolo

    • Oggi si sono svolti i funerali del consigliere comunale Volodymyr Rybak , rapito, torturato ed ucciso dai “patrioti filorussi” a Horlivka, nella regione di Donetsk.
      Il politico locale era un sostenitore dell’indipendenza ed integrità territoriale dell’Ukraina e critico dei separatisti filorussi.
      Al di là della considerazione che non si possono affermare le proprie “ragioni” con l’omicidio politico, è veramente singolare che il primo martire sia nelle file degli unionisti, segno che questo consenso filorusso sia più vocale che reale.
      D’altronde tutta questa crisi è una grande operazione mediatica, una gigantesca operazione di disinformazione da parte del Kremlino. Un nuovo tipo di guerra, non fatta di carri armati e artiglieria, ma di inganni e controinformazione: in russo si chiama maskirovka, e si sta combattendo in Ucraina

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