UCRAINA: Gli Usa ammettono: "la Russia ha il pieno controllo della Crimea". Ma crolla il rublo

E’ fatta. La Russia ha preso il controllo totale della Crimea. A dirlo – o meglio, ad ammetterlo – è la segreteria di Stato americana. Circa 6000 truppe aviotrasportate hanno occupato i punti nevralgici della penisola, e presidiano il confine tra la Repubblica autonoma di Crimea e l’Ucraina dove, nella giornata di ieri, sono stati visti soldati russi scavare trincee. “Le forze russe hanno il completo controllo operativo” dicono da Washington dove si fa largo l’ipotesi di concedere a Mosca il punto, nella speranza di evitare ulteriori interventi militari russi in altre aree del paese, chiudendo così la crisi. Un intervento armato in Crimea da parte delle forze occidentali, spiegano a Washington, provocherebbe la reazione russa su altri fronti.

L’amministrazione Obama sembra puntare su una rapida risoluzione della crisi e minaccia sanzioni economiche, fin qui piuttosto vaghe. “Il comportamento russo non si concilia con la presenza di Mosca nel G8” tuonano dalla Casa Bianca, ma sanzioni economiche alla Russia sono più facili a dirsi che a farsi e, nella partita energetica, Mosca potrebbe rivalersi sull’Europa lasciandola al freddo per un po’. Il prossimo G8 è previsto a Sochi, in Russia, per il giugno prossimo. Stati Uniti e Gran Bretagna stanno ventilando di boicottarlo ma è possibile che Putin accetti lo smacco se la contropartita è la conquista territoriale. Inoltre giugno è lontano e gli eventi precipitano in fretta.

La Russia ha trovato in un primo momento l’appoggio della Cina che, nella giornata di ieri, ha dichiarato “legittimo” l’operato del Cremlino.Tuttavia oggi Pechino ha ritrattato definendo inviolabile l’integrità dei confini ucraini e riconoscendo il governo in carica a Kiev. L’alleanza tra Pechino e Mosca è importante soprattutto in sede Onu dove i due paesi siedono nel Consiglio di sicurezza.

Le minacce di ritorsioni economiche nei confronti della Russia sono comunque bastate perché il valore del rublo crollasse all’apertura delle borse stamane. L’indice azionario russo è sceso dell’11%. Segno che la guerra, prima che combattersi con i fucili, si combatte a livello finanziario e su questo aspetto la Russia è piuttosto vulnerabile.

Bisognerà vedere quali saranno le reazioni a Kiev, al momento poco incline a vedere minata la propria sovranità territoriale. La crisi ucraina necessita una rapida risoluzione poiché “più il tempo passa, più le cose si complicano”, come dichiarato dal segretario di Stato americano John Kerry.

foto IBTimes

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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2 commenti

  1. Il crollo della borsa non spaventa minimamente la Russia. Dopo la guerra del 2008 con la Georgia la borsa di Mosca rimase addirittura chiusa una settimana dopo aver perso il 17% in una mattina. Ma tre settimane dopo era tornata al livello di prima. Fra l’altro il settore finanziario in Russia è marginale, la borsa è piccola e con scambi modesti. In compenso il prezzo di gas e petrolio è schizzato in su, e questi si sono soldoni per la Russia.

  2. Non capisco perché l’occidente si faccia tutti questi problemi per l’Ucraina, un paese che è sempre stato di influenza della Russia. Gli ucraini sono più russi che europei… Cosa hanno in comune con l’Europa? Manco l’alfabeto come i turchi. E poi, se non vanno d’accordo con i russi indigeni, che si dividano! Se un matrimonio va male, ti dividi e basta… che male c’é? Uno si tiene la casa al mare, l’altro quella in montagna. E poi chi ha i soldi da dargli? è un paese in bancarotta… Prenderselo, vuol dire affondare tutti di debiti.