UCRAINA: Occupati da milizie gli aeroporti della Crimea, mentre Yanukovich parla da Rostov

di Giovanni Bensi e Davide Denti

Azioni dimostrative sono in corso dalla prima mattina in Crimea da parte di milizie filorusse, che hanno circondato l’aeroporto del capoluogo Simferopol. Nel frattempo, il deposto presidente Yanukovych è riapparso ed ha tenuto un discorso da Rostov sul Don, in Russia, negando la legittimità dell’attuale governo, ma ribadendo anche l’integrità territoriale dell’Ucraina. A Kiev si è insediato ufficialmente il governo Yatsenyuk, un “governo kamikaze”, ha detto il neo premier, per via delle misure impopolari che dovrà assumere.

Prosegue la radicalizzazione dello scontro in Crimea. Blitz di commando russi negli aeroporti, nella notte

Proprio nel giorno in cui Arseniy Yatsenyuk presentava al Parlamento di Kiev il suo programma come nuovo premier di transizione in Ucraina, s’infiammava la Crimea. A Simferopoli, capitale della repubblica autonoma, ieri un commando di 60 uomini armati e in tuta mimetica (tra cui membri del gruppo di bikers Night Wolves, che in passato avevano avuto udienza da Putin, facendo anche ritardare un suo appuntamento con Yanukovych) ha preso il controllo del Parlamento e del governo locale, issando una bandiera russa in cima all’edificio Il blitz, che non ha causato feriti, è opera delle autoproclamatesi forze di autodifesa della popolazione russofona della Crimea. Il parlamento regionale, cui avevano accesso solo i deputati russofili, ha votato quindi perché si tenga un referendum sullo status della Crimea il 25 maggio prossimo, in concomitanza con le elezioni legislative e presidenziali anticipate nel paese. Nel referendum, denunciato come illegittimo da Kiev, si chiede di confermare che “la Repubblica autonoma di Crimea ha la sua indipendenza statuale ed è parte dell’Ucraina in base ad accordi e trattati”.

Inoltre, l’assemblea ha dimesso la giunta regionale e nominato nuovo governatore Sergey Aksyonov del partito Unità Russa. Aksyonov, così come il presidente del parlamento della Crimea Volodymyr Konstantinov, non riconoscono la deposizione di Yanukovych e lo considerano ancora presidente legittimo del paese. “Seguiremo le sue indicazioni,” ha dichiarato Aksyonov. Non è chiaro quanti deputati abbiano partecipato al voto e se questo si sia svolto in maniera regolare, a causa dello stato d’assedio dell’edificio. Secondo la Costituzione ucraina, il governatore della Crimea è nominato dal parlamento locale in consultazione col presidente della repubblica.

In risposta alle tensioni in Crimea, il ministro dell’interno Arsen Avakov ha messo in allerta le forze di polizia, comprese quelle speciali. Da Kiev e’ arrivato anche un monito a Mosca: il presidente ad interim Oleksandr Turchinov ha avvertito i russi che “qualsiasi movimento militare al di fuori della base” navale di Sebastopoli, “ancor più se avverrà con le armi, sarà visto come un’aggressione militare”. L’incaricato d’affari russo è stato convocato per invitare Mosca a rispettare l’integrità territoriale della repubblica ex sovietica.

Si sarebbe intanto ritirato dall’aeroporto di Belbek a Simferopoli il commando armato che ne aveva assunto il controllo nella notte, fino all’arrivo di soldati russi appoggiati da blindati che si erano schierati a presidiarne il perimetro: lo ha dichiarato un portavoce dello scalo, Ihor Stratilati, intervistato dall’emittente radiofonica russa ’Ekho Moskvy’. Il portavoce ha confermato che le operazioni sono comunque proseguite senza particolari problemi. Il gruppo, composto da una cinquantina di persone in tuta mimetica e armate fino ai denti, era arrivato a bordo di tre camion corazzati ’Kamaz’, privi di targhe o di altri segni di riconoscimento. Secondo Stratilati, “pensavano che fosse atterrato un aereo con manifestanti a bordo ma, quando si sono resi conto da soli che non c’era nessuno, si sono scusati e se ne sono andati”. Stando ad altre fonti aeroportuali, pero’, i miliziani non identificati rimarrebbero comunque nei pressi della struttura. Giornalisti presenti sul posto hanno riferito una diversa versione sulle cause dell’incursione: gli occupanti avrebbero inteso impedire l’arrivo nella Repubblica autonoma di Crimea, di cui Simferopoli e’ la capitale, del neo-ministro dell’interno ucraino, Arsen Avakov, il quale aveva dichiarato: “considero l’azione come un’invasione armata e un’occupazione.” Un’azione simile è avvenuta, più tardi nella giornata, anche presso l’aeroporto di Sebastopoli. Secondo Avakov, i soldati responsabili delle azioni dimostrative presso gli aeroporti di Simferopoli e Sebastopoli sarebbero membri della flotta russa con base a Sebastopoli, ma i media russi li definiscono pattugli di autodifesa della Crimea.

La Crimea è una repubblica autonoma all’interno dell’Ucraina, dopo essere stata a questa ceduta dal Krushchev  nel 1954. I due milioni di abitanti della penisola sono in maggioranza russofoni e non vedono di buon occhio gli avvenimenti a Kiev. Ma esiste anche una consistente fetta di ucrainofoni e tatari di Crimea (discendenti dei tatari espulsi da Stalin verso l’Asia centrale e ritornati negli anni ’90) che sono invece leali al nuovo governo di Kiev e molto diffidenti di Mosca.

Yanukovych parla da Rostov. “Sono ancora il presidente legittimo. L’Ucraina resti unita.” 

Intanto è tornato a farsi sentire il presidente ucraino deposto, Viktor Yanukovych, con un discorso e conferenza stampa di un’ora da Rostov na Donu, in Russia, non lontano dai confini ucraini.

Dopo giorni in cui si speculava della sua posizione, è dunque confermato che Yanukovych abbia lasciato il paese – i media russi parlavano di Barvikha, una casa di cura del Cremlino vicino a Mosca, un giornale greco ha scritto che si trova nel monastero del Monte Athos ma per il nuovo procuratore generale di Kiev, Oleg Makhnitskij, esponente del partito nazionalista “Svoboda” (“Libertà”), Yanukovych era ancora in Ucraina. Janukovich aveva rilasciato una dichiarazione ieri, diffusa dai media russi, sostenendo di essere ancora il “presidente legittimo”, aveva avvertito che le regioni del sud-est non si piegheranno alle nuove autorità imposte dalla piazza e aveva chiesto alla Russia garanzie per la propria incolumità rispetto agli “attacchi degli estremisti”. Mosca aveva fatto sapere di avergli assicurato “la sicurezza personale su tutto il territorio russo”.

Nel discorso da Rostov, Yanukovych ha ribadito di essere ancora il presidente legittimo, di non essere stato cacciato ma di essersi dovuto allontanare dal paese per via delle minacce all’incolumità sua e della sua famiglia. Ha accusato l’attuale parlamento e governo di essere illegittimi e controllati dai “fascisti”, e l’occidente di aver condotto all’attuale situazione con la propria condotta irresponsabile e non avendo fatto rispettare gli accordi presi. Ricollegandosi all’accordo con i leader dell’opposizione su mediazione dei ministri degli esteri Ue, Yanukovych ha detto che le elezioni presidenziali si dovranno tenere solo a dicembre, e che non parteciperà alle elezioni previste per maggio, in quanto “illegali”. Per quanto riguarda la situazione in Crimea, secondo il deposto presidente essa è una reazione al “banditismo” a Kiev; allo stesso tempo, ha reiterato la sua opinione che l’Ucraina debba restare unita, e annunciato che non chiederà azioni militari esterne. Infine, si è detto pronto a rientrare in Ucraina non appena la sicurezza sua e della sua famiglia saranno garantite, e ha confermato di non aver incontrato Putin in questi giorni ma di avergli solo parlato al telefono.

Il governo Yatsenyuk ottiene la fiducia del parlamento

Nel frattempo la Rada suprema, il Parlamento, ha confermato con 371 sì su 450 la nomina di Yatsenyuk, fedelissimo di Julija Tymoshenko, come premier per la transizione. L’ex ministro dell’economia, che era già stato designato mercoledì sera dai manifestanti riuniti in Majdan Nezalezhnosti, a Kiev, si è impegnato a non candidarsi alle presidenziali del 25 maggio. Poi ha avvertito che il nuovo esecutivo dovrà prendere “decisioni estremamente impopolari” per guidare il Paese attraverso la crisi economica e si è impegnato a rispettare i diritti della minoranza russofona. A quest’ultimo riguardo, il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, ha espresso preoccupazione per le “gravi violazioni dei diritti umani” dei russofoni in Ucraina a cui, ha avvertito, Mosca “risponderà in maniera decisa e intransigente”.

Lavrov incontrerà la responsabile della politica estera Ue, Cathy Ashton, a Roma, il 5 marzo. L’incontro russo-georgiano, che avrebbe dovuto tenersi negli stessi giorni, è stato posticipato di una decina di giorni.

Foto: Russia Today

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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2 commenti

  1. Milizie jugoslave.

  2. Tutto come previsto. Fa strano -.ma nemmeno troppo – sentire chi ha bombardato la Yugoslavia in barba ad ogni risoluzione ONU, e chi ha trasformato i terroristi dell’UCK da mane a sera in patrioti – per non parlare delle guerre preventive in giro per il globo! – pretendere ora dalla Russia che rispetti la sovranità di Kiev. Si può essere filorussi o no, ma non serve un cervello alla Eistein per capire il gioco sporco e indegno della politica occidentale. Volete aprire gli occhi o no, cari filo-occidentali? Se si deve discutere, che lo si faccia a carte scoperte, non raccontando menzogne e pretendendo dagli altri che le si riconosca come verità (senza aggiungere altro sui fascisti antisemiti di Lviv/Lvov).