UCRAINA: Yatsenyuk premier, la piazza va al governo. Sale la tensione in Crimea

di Giovanni Bensi e Davide Denti

Varato ieri sera il governo di transizione a Kiev. I ministri si sono presentati alla piazza, prima del voto di venerdì sulla fiducia alla Rada. Del governo fa parte il partito Batkivshchyna (Patria) di Tymoshenko e Yatsenyuk, insieme al partito di estrema destra Svoboda (Libertà) e a vari indipendenti e membri della società civile e delle proteste. Rimane fuori dal governo (ma lo sosterrà) il partito Udar di Viktor Klitschko, così come l’oligarca Petro Poroshenko, oltre alla vechia guardia di regionari e comunisti già a sostegno di Yanukovych. Intanto, aumentano le tensioni in Crimea tra filogovernativi e filorussi.

Il nuovo governo Yatsenyuk

Batkivshchyna ottiene 7 posti: premier, un vicepremier, energia, giustizia, interni, affari sociali. Svoboda ottiene due ministeri, agricoltura (Oleksandr Myrny) e ambiente (Andriy Mokhnyk, vicecapo del partito), e il procuratore generale facente funzioni. Gli altri ministeri sono per attivisti di euromaidan e membri della società civile.

Primo ministro è Arseniy Yatsenyuk, del partito Patria, già vice della Tymoshenko. Gli fa da vice Borys Tarasiuk, incaricato anche dell’integrazione europea.  Oleksandr Shlapak, economista e vicecapo dell’amministrazione presidenziale sotto Yushchenko (già forte critico della Tymoshenko), è il nuovo ministro delle finanze. Pavlo Sheremeta, economista indipendente, fondatore della Kyiv-Mohyla Business School e presidente della Kyiv School of Economics, è il nuovo ministro dell’economia. L’ambasciatore Andriy Deschytsia, che iniziò il dissenso dei diplomatici verso il ministro Leonid Kozhara, sarà il nuovo ministro degli esteri.  Confermato agli interni Arsen Avakov, già governatore di Karkhiv, vicino a Yushchenko.

Mininstro dell’energia è Yuriy Prodan, già nella stessa posizione nel governo Tymoshenko dal 2007 al 2010. Anche Ludmyla Denysova, ministro del lavoro e politiche sociali, era già stata ministro di Tymoshenko nello stesso periodo.

Sergiy Kvit, rettore della Kyiv Mohyla Academy, dovrebbe essere il nuovo ministro dell’educazione. Il nuovo ministro della cultura è Yevhen Nishchuk, portavoce di euromaidan, attore e professore di teatro. Oleh Musiy, dottore e coordinatore dei servizi medici di euromaidan, è il nuovo ministro della sanità. Olha Bohomolets, attivista dei servizi medici di euromaidan, sarà suo viceministro per le questioni umanitarie.

Volodymyr Groisman, sindaco della città di Vinnytsia, molto popolare e considerato vicino a Poroshenko, sarà il nuovo ministro per le politiche regionali. Anche l’attivista di automaidan, Dmytro Bulatov, sarà nel governo come ministro dello sport e dei giovani.

Diverse le nomine anche a capo di enti paragovernativi. Stepan Kubiv, deputato del partito Patria e già a capo di Kredobank nel 2000-2008, è il nuovo governatore della banca centrale. Tetiana Chornovol, giornalista investigativa e attivista di euromaidan, dovrebbe dirigere una nuova unità anticorruzione. Ehor Sobolev, attivista di euromaidan, sarà a capo del nuovo comitato per la lustrazione. Andriy Parubiy, deputato di Batkivshchyna e capo dell’autodifesa di euromaidan, è il nuovo segretario del consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa. 

La maggior parte dei ministri in pectore arriva dall’Ucraina occidentale e centrale; solo due ministri possono dire di rappresentare geograficamente il sud e l’est: Arsen Avakov, già nominato ministro degli interni, che proviene da Kharkiv, e Lyudmyla Denysova, dalla Crimea. (d.d.)

Sale la tensione in Crimea. Scontri tra filorussi e filogovernativi a Simferopoli

Proprio in Crimea continuano le turbolenze. I due milioni di abitanti della penisola, trasferita dalle autorità sovietiche sotto amministrazione ucraina nel 1954 e oggi repubblica autonoma all’interno dell’Ucraina, sono in maggioranza russofoni e non vedono di buon occhio gli avvenimenti a Kiev. Dall’altra parte, esiste anche una consistente fetta di ucrainofoni e tatari di Crimea (discendenti dei tatari espulsi da Stalin verso l’Asia centrale e ritornati negli anni ’90) che sono invece leali al governo di Kiev. Nella giornata di mercoledì, scontri tra diversi gruppi di manifestanti nel centro del capoluogo Simferopoli hanno fatto due morti (per infarto e ferite, pare) e trenta feriti. Due palazzi governativi sono stati occupati dai filorussi, che vi hanno issato la bandiera russa e lo striscione “La Crimea è Russia”. Il ministro degli interni Arsen Avakov, ha fatto bloccare dalle forze di polizia tutto il quartiere adiacente alla sede del parlamento, precisando di avere preso questa decisione “per fronteggiare lo sviluppo di azioni estremiste” e “scontri armati nel centro della città”.

Nel frattempo, per stemperare le tensioni nel paese dopo la cancellazione della legge sulle lingue minoritarie (che proteggeva in pratica solo il russo), Andrii Sadovyi, sindaco della città di L’viv, nella regione più occidentale, ha proclamato il russo lingua ufficiale della città per un giorno. “Posso benissimo parlare russo seppur con un accento”, ha detto. “È il momento per questa iniziativa. Bisogna seminare un terreno fertile e non l’asfalto coperto di sangue”. Sadovyi è al momento forse il politico più popolare in Ucraina, e potrebbe candidarsi alle elezioni presidenziali, anche se non ha ancora confermato il suo interesse per tale posto. (d.d.)

Le reazioni russe

Il pericolo di un conflitto armato per la Crimea si fa più minaccioso. La Russia, infatti, continuerà a difendere i diritti dei suoi connazionali all’estero, in modo “fermo e senza compromesso”. L’ammonimento arriva oggi dal ministero degli esteri di Mosca, mentre sale la tensione in Crimea dove milizie di autodifesa formate dalla popolazione russofona hanno preso il controllo della sede del parlamento e del governo locali. “Il ministero degli esteri russo continuerà a difendere i diritti dei suoi connazionali nell’arena internazionale e reagirà in modo fermo e senza compromesso in caso venissero violati”, ha scritto il dicastero su twitter, denunciando allo stesso tempo “violazioni dei diritti umani su vasta scala in Ucraina”. Tra questi, a destare la “preoccupazione” di Mosca, una serie di episodi di “discriminazioni, aggressioni e vandalismo”.

Poco prima, una nota dello stesso ministero aveva riferito di continue profanazioni di “monumenti della storia” legata alla passata dominazione russa e sovietica in Ucraina. In particolare – ha denunciato il dicastero – l’ultimo episodio riguarda il Memoriale della fiamma eterna nella città di Sumy. “Stanno umiliando la memoria dei soldati che hanno liberato l’Ucraina”, ha accusato la Cancelleria moscovita, spiegando che “a Sumy è apparsa una vasta discarica vicino alla fiamma eterna, che commemora gli eroi della Seconda guerra mondiale”, proprio nel “70° anniversario della liberazione dell’Ucraina” dai nazisti.

Intanto i jet da guerra russi lungo i confini occidentali sono stati posti in allerta da combattimento. Lo ha annunciato il ministero della difesa dopo il blitz della milizia filo-russa che ha preso il controllo delle sedi del parlamento e del governo della Repubblica autonoma di Crimea. “I nostri aerei da guerra stanno effettuando pattugliamenti aerei continui nelle regioni di confine”, si legge in un comunicato. “Al momento hanno ricevuto un segnale di massima allerta”, aggiunge la nota. (g.b.)

 Foto: Marco Residori, Flickr

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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11 commenti

  1. I monumenti della storia lasciati dalla Russia: fiamme eterne, monumenti di Lenin, Chernobyl! L’Ucraina deve essergliene grata…in eterno!

  2. ottimo articolo, insieme agli altri pubblicati sul sito mi ha permesso di fare un po’ di chiarezza. Ho un dubbio : su tutte le testate si parla di migliaia di ucraini russofoni che fuggono verso la russia (e molti traggono spunto da ciò per sostenere la buonafede di putin). Non capisco se sono semplicemente terrorizzati dalla possibilità di rimanere coinvolti in una guerra imminente sotto casa o se invece temono persecuzioni, rappresaglie da parte del nuovo governo ucraino. I russofoni in ucraina sono o sono mai stati oggetto di persecuzioni da parte degli ucraini occidentali?

    • Ciao Leo. Non mi risulta proprio (è una notizia senza riscontro messa in giro da Itar-Tass e Russia Today, media finanziati e controllati dal Cremlino) e no, non ci sono mai state “persecuzioni” contro i russofoni in Ucraina. Tutti i miei amici ucraini russofoni sono contrari all’intervento russo e non vedono l’ora che la Russia si renda conto che l’Ucraina è un paese indipendente ormai da 23 anni.
      L’identità nazionale ucraina, finora, è stata particolarmente non-etnica (a differenza, ad esempio, del caso dei paesi baltici): russofoni e ucrainofoni (oltre alle altre minoranze: ungheresi, armeni, georgiani, ebrei…) sono sempre stati considerati cittadini ucraini alla stessa stregua, sin dal 1991, pur nel riconoscimento della lingua ucraina come unica lingua nazionale. Uno dei maggiori rischi della situazione attuale è di far collassare l’identità nazionale ucraina su una definizione etnica, anziché cittadina, della stessa.

      • ciao davide, grazie per la risposta. Immaginavo che fosse una notizia falsa o comunque gonfiata dal cremlino, purtroppo in questi giorni sta succedendo spesso che i giornali pubblichino notizie diffuse dalla propaganda russa per poi smentirle qualche ora dopo (ad esempio quella delle bandiere russe issate sugli edifici pubblici di città ucraine del sud est, anche al di fuori della Crimea).
        Mi ero fatto l’idea di uno scontro etnico molto più marcato, il fatto che invece abbaino una identità nazionale comune è una ottima notizia.

        • Sempre per darti un’idea, Leo: in questi giorni che Mosca descrive come “furore nazionalista” e nazifascismo, i principali giornalisti della TV ucraina si chiamano Savik e Mustafa (non esattamente due nomi etnicamente ucraini). Il neo-nominato governatore di Dnipropetrovsk è l’oligarca e milionario di fede ebraica Kolomoyskyi, capo della European Jewish Union. E le immagini dei “rifugiati” ucraini trasmesse dal primo canale della TV russa erano al contrario quelle della frontiera di Shegyni – al confine con la Polonia, anziché con la Russia…

        • Devono essere al soldo del Cremlino anche la CNN e tutte le TV occidentali che mostrano le immagini delle bandiere russe sui parlamenti regionali dell’Ucraina orientale. Questo Cremlino quanti soldi ha ? L’identità nazionale è talmente unica che i russofoni stanno formando milizie armate per combattere gli ucraini

          • le agenzie di stampa fedeli al cremlino hanno passato giorni a diffondere notizie false, poi smentite dai giornali internazionali (i profughi che scappano in russia, le bandiere russe sugli edifici pubblici un paio di giorni fa). Questo mi basta per sospettare della loro malafede, anche se adesso sono stati occupati veramente i parlamenti regionali.

      • I amici ucraini russofoni contrari all’intervento russo devono essere gli unici in tutta l’ucraina, a giudicare dalle cronache )) Ma dai, capisco il tifo, ma mezza Ucraina sta sventolando le bandiere russe

      • Ti consigliere di leggerti “La Guardia Bianca” di Bulgakov. Scoprirai che l’identità nazionale ucraina e ASSOLUTAMENTE etnica, da sempre !! Mai sentito parlare di Sefan Bandera e di Simon Petljura ? Non spararle grosse, hai fatto un’affermazione che non sta ne in cielo ne in terra. Tutti gli ucrainofoni non fanno che menartela con la loro cultura, col loro poeta nazionale Shevchenko (da non confondersi col calciatore), con le loro tradizioni, con il fatto che non sono russi, ecc. Nel romanzo di Bulgakov si parla della guerra civile del 1917-18 a Kiev, ucrainofoni contro russofoni, migliaia di morti fino a che non sono intervenuti i russi (bolscevichi)

        • L’ho letto, è un libro molto bello (ne abbiamo anche ripreso un capitolo su questo sito). Peccato però che il libro parli dell’Ucraina del 1918, mentre io parlavo dell’Ucraina indipendente post-1991. Evidentemente non la stessa cosa.

          • Tu credi ? Guarda che non è cambiato sostanzialmente niente. Il nazionalismo ucraino è stato il motore delle proteste di Maidan, cosi come il lealismo verso la Russia ha scatenato la reazione delle regioni russofone. In tutta l’Europa orientale i nazionalismi stanno risorgendo. E’ anche una reazione alla globalizzazione, in quella parte del mondo l’identità è ancora un bene da difendere.