UCRAINA: La quiete prima della tempesta

L’Ucraina da alcuni giorni non era più sulle prime pagine dei giornali, ma oggi torna ad irrompere sulla scena internazionale. I riflettori sembravano spegnersi ogni giorno di più. Si sa, in assenza di feriti e morti l’attenzione va a posarsi su altri fatti mediaticamente più interessanti e che certamente tirano di più. Ma quindi, si trattava di tanto rumore per nulla? Yanukovich è saldo al suo posto, il Governo continua con le stesse personalità di prima in attesa che venga nominato un nuovo primo Ministro, i manifestanti hanno liberato gran parte delle sedi istituzionali mantenendo saldamente il controllo di EuroMaidan che di europeo ha sempre di meno, sia in termini di colori sia in termini di rivendicazioni. A parte il capro espiatorio Azarov, ex primo Ministro dimessosi su richiesta del Presidente Yanukovich, si poteva dire: “Signori, era tutto uno scherzo, tutto è più o meno come prima”. Eppure oggi si comprende che non è così.

Gli attori in questi mesi sembrano aver imparato le regole del gioco. Le opposizioni, prese totalmente in contropiede dalle proteste inaspettate della piazza, dopo un periodo di trincea hanno compreso che la tattica avrebbe comportato gravi rischi. Yanukovich è il nemico, ma è anche colui che detiene il potere ed in Ucraina col potere è meglio andare a braccetto. Klitschko, leader di UDAR, non ha ancora mostrato di saper guidare il Paese, Yatsenyuk ha un decimo del carisma del leader del suo Partito, la Tymoshenko, e Svoboda, che non può certo essere ridotto a partito estremista votato da una sparuta minoranza considerato il risultato a doppia cifra nelle elezioni parlamentari del 2012, è troppo connesso ai gruppi xenofobi come Spilna Sprava per poter rappresentare una credibile alternativa. Verrebbe da dire che le opposizioni sono attori non protagonisti.

Yanukovich, che abbiamo più volte definito “camaleontico”, ha cambiato strategia una volta di più – sempre che di strategia si possa parlare – e sembra aver capito che temporeggiare è il modo migliore per continuare a tenere il potere. Concedere poco, giorno dopo giorno, gli permette di rifiatare ed al tempo stesso di gestire la situazione come vuole. Ed ecco che dopo aver rimosso il primo Ministro non ne ha ancora nominato uno nuovo; ha concesso l’amnistia, entrata in vigore da poco dopo che sono stati liberati i palazzi governativi e che ha coinvolto 234 persone, ma ha fatto presente che per una modifica costituzionale che riduca i poteri del Presidente servono molti mesi ed oggi, nell’agenda dei lavori del Parlamento, a differenza di quanto previsto, non era all’ordine del giorno; parla spesso di riforme di vario genere che però si guarda bene da portare avanti concretamente. L’obiettivo sembra ormai chiaro: vivacchiare sino al termine naturale del mandato a fine 2014, facendo minime concessioni e conducendo più o meno chiaramente i propri interessi.

La Russia, che dopo aver bloccato per più di un mese l’erogazione del prestito di 15 miliardi di dollari sotto forma di acquisto dei titoli di stato ucraini, ha promesso che in settimana invierà nelle casse di Kiev 2 milioni di dollari (anche se dopo i morti di oggi è verosimile pensare il contrario) e sembrava credere sempre più in una tregua armata che prosegua fino a tutto il 2014. Putin ha incontrato Yanukovich a margine della cerimonia di apertura delle olimpiadi di Sochi e, pur non sapendo in concreto quanto si siano detti, avrà certamente  chiesto al partner ucraino di mantenere un basso profilo in modo da non creare problemi di alcun genere alla Russia durante le olimpiadi sulle quali il Presidente russo ha tanto puntato.

Fin qui i politici, ma la gente? è questa la variabile imprevedibile. Perché durante questi mesi si è arrivati molto vicini al punto di non ritorno. Chiunque vive a Kiev ha parenti o conoscenti che a Maidan hanno combattuto una battaglia – giusta o sbagliata che fosse – e che hanno rischiato anche la vita. I morti ed i feriti sono un ricordo che non spariscono in poche settimane e qualsiasi screzio tra qualche migliaio di manifestanti e la polizia, come quello di oggi, può riportare quella guerriglia urbana prossima alla guerra civile alla quale abbiamo assistito nelle prime settimane del 2014.

Le telecamere si erano spente, ma oggi si riaccendono i riflettori su Kiev. La situazione resta esplosiva e quello che appariva uno scenario in via di risoluzione si è dimostrato essere la quiete prima della tempesta.

Chi è Pietro Rizzi

Dottorando in Relazioni Industriali presso l’Università degli Studi di Bergamo, collabora con l’OSCE/ODIHR come osservatore elettorale durante le missioni di monitoraggio in Est Europa. Redattore per East Journal, dove si occupa di Ucraina, Est Europa e Caucaso in generale. In passato è stato redattore ed art director del periodico LiberaMente, e si è a lungo occupato di politica come assistente parlamentare e consulente giuridico per comitati referendari. Ha risieduto, per lavoro e ricerca, a Kiev e Tbilisi.

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