KOSOVO: Non si possono fare miracoli in sei anni

Il Kosovo, il piu giovane paese dell’Europa ha celebrato lunedì il sesto anniversario della proclamazione dell’indipendenza. L’anniversario è stato ricordato con una seduta solenne del Parlamento a Pristina per ringraziare i 106 Paesi (sul totale di 193 rappresentati all’Onu) che finora hanno riconosciuto il Kosovo indipendente, fra i quali gli Usa e 23 dei 28 stati membri della Ue. I paesi dell’Unione europea che non ne riconoscono l’indipendenza sono Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro, ma ultimamente Grecia e Romania hanno lanciato segnali di disgelo con Pristina. Dopo sei anni, il Kosovo è ora un membro della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.

Tuttavia contraria al riconoscimento dell’indipendenza di Pristina resta la Serbia, appoggiata in primis dalla Russia e Cina, membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’Onu, che inoltre influiscono su molti paesi loro alleati. Ultimamente Belgrado ha intrapreso un dialogo con Pristina mediata dall’Unione europea, culminato il 19 aprile 2013 in uno storico accordo sulla normalizzazione dei rapporti reciproci. Un evento significativo che ha dato luce verde all’avvio del negoziato di adesione della Serbia all’Unione europea, il 21 gennaio scorso. Reciprocamente Bruxelles ha premiato anche il Kosovo, ponendo le basi per la definizione di un Accordo di stabilizzazione e associazione con Pristina, primo passo per la liberalizzazione dei visti ed avvicinamento reale alla Ue.

Nel frattempo, quest’anno i colori del monumento all’Indipendenza “New Born” erano militari. A differenza di altre volte, in questo anniversario i colori del monumento simbolo dell’Indipendenza sono quelli delle uniformi dei soldati dei paesi che hanno aiutato la liberazione del Kosovo.

Altre attività e celebrazioni in diverse parti del Kosovo hanno avuto inizio già da sabato. Ma non a Mitrovica Nord. La questione della minoranza serba che vive nel nord del paese, al confine con la Serbia, ha rappresentato infatti il nodo centrale dell’accordo di Bruxelles tra Dacic e Thaci.

Inoltre, il Kosovo, ha una miriade di problemi interni. In particolare, la situazione finanziaria. La disoccupazione ha raggiunto la cifra record del 45 per cento. Questo significa che un kosovaro su due è senza lavoro e tra i giovani la cifra sale persino al 70 per cento. Dati drammatici che hanno portato una gran parte della forza lavoro a emigrare, per lo più in Germania e in Svizzera. Ultimamente ci sono state violente proteste all’università di Pristina per chiedere le dimissioni (poi ottenute) del rettore, Ibrahim Gashi, già viceministro degli affari esteri, accusato di plagio e di aver favorito il malcostume tra i professori dell’università pubblica. Secondo l’indice di percezione della corruzione pubblicato recentemente da Transparency International, il 75% dei kosovari pensa che i partiti politici siano corrotti o molto corrotti. E l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine afferma che la corruzione è l’ostacolo principale per lo sviluppo imprenditoriale in Kosovo.

A parte questo, nel paese ci sono stati cambiamenti e si notano dappertutto, a cominciare dalla costruzione delle autostrade più moderne della regione dei Balcani e di un aeroporto moderno. Ci sono stati investimenti nelle infrastrutture, nell’agricoltura, nell’istruzione. Purtroppo, anche secondo il premier Hashim Thaci il Kosovo è ancora il Paese più povero d’Europa. Ma lo era anche prima. Non si possono fare miracoli in 6 anni.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

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